Lettera aperta al presidente del Consiglio
Lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri, Sen. Prof. Mario Monti
Illustrissimo Signor Presidente,
Lei non ha bisogno di consigli o suggerimenti, è pienamente all’altezza, ha le idee chiare e saprebbe benissimo come muoversi, quali passi compiere e che andatura tenere lungo il percorso delicato, difficile e periglioso che è stato messo nelle Sue mani.
La prego, perciò, di voler considerare il contenuto della presente come semplice voce disinteressata e onesta di un comune osservatore di strada, un Suo quasi coetaneo, classe 1941, pensionato eppure non in solluchero per aver smesso di lavorare. Richiamando il condizionale “saprebbe bene come muoversi” intenzionalmente adoperato nel precedente capoverso, vorrei dirle, con pacatezza ma insieme con forza, di stare attento a partiti e politici in genere, di non farsi incantare, “quelli”, in fondo, dicono di volerle dare appoggio e però, non appena si arrivi a toccare o semplicemente a sfiorare certi tasti, faranno di tutto, con le buone o con le cattive, per incartarla, ostacolarla, mettersi di traverso, rendere difficile il cammino e l’azione, se non, addirittura, fermarla.
Ad ogni modo, sono personalmente pervaso da fiducia e speranza, giacché a Lei, secondo quanto mi risulta, nulla è piovuto gratuitamente dall’alto, ha dovuto lavorare e sudare sin da giovanissimo: quindi, tirerà avanti, passerà sopra e oltre, travolgendole, le resistenze, le meline, le trappole. Io che, nel lontano 1978, ho avuto la ventura di trasferirmi nella Sua Lombardia e d’ivi operare per una quindicina d’anni, sono da sempre un Suo ammiratore, dai primi tempi della Sua docenza alla “Bocconi”, conservo ancora davanti agli occhi il Suo incontro – confronto con il Professor Pasquale Saraceno, un giovane e un vecchio entrambi preparati, equilibrati, lungimiranti e saggi. Mi è piaciuto dall’inizio, e tuttora lo apprezzo, anche in veste di editorialista, con le Sue note stese, spesso, in una serie di alinea fatti di semplici puntini.
Lei non ha per niente cercato, né voluto per mera vanagloria, l’ascesa in politica, si è sentito “chiamato” e si è messo a disposizione, consapevole di caricarsi un fardello, ma, in cuor Suo, da subito risoluto a mettercela tutta. Senza ombra di piaggeria, ciascun italiano dovrebbe possedere una sua particolare dote: la volitività. Ma, caro Professor Monti, gli apparati ai vertici del Paese, nell’arco degli ultimi decenni, si sono profondamente “ammalorati” e deteriorati, al punto da non attendere alle loro fondamentali funzioni, latitano i valori sani e la dirittura morale.
Si sono ridotti, in larga prevalenza, a un guazzabuglio d’intrecci di bottega, di compromessi e comportamenti tutt’altro che lodevoli ed esemplari. Sicuramente, Lei, già lo sapeva bene, viepiù sicuramente se n’è reso edotto adesso che si trova in prossimità di tale apparato. Vada per la Sua strada, Signor Presidente, non guardi in faccia a nessuno, si fidi unicamente di coloro che si è messo a fianco.
In attesa dei primi importanti provvedimenti in materia fiscale, economica e di welfare, per l’appunto alla vigilia, mi viene di rammentare, in particolare, un concetto da Lei espresso all’atto dell’insediamento nel ruolo di Primo Ministro, cioè la costante indispensabile ispirazione all’equità. In base alle voci circolanti, fra le altre misure, sarebbe previsto il rialzo di due punti percentuali delle aliquote Irpef sui redditi medio – alti, ossia eccedenti i cinquantacinque milioni. Io sono coinvolto in tali ipotizzati provvedimenti, come anche nel ripristino dell’Ici sulla prima casa e nel blocco della rivalutazione della pensione, ma, ciononostante, non ritengo di dovermi strappare i capelli.
Quando c’è da tirare la cinghia, occorre comportarsi da uomini, da cittadini seri e responsabili, non da “membri”, talvolta mercenari, degli apparati stravolti cui ho fatto cenno e riferimento prima. E però, proprio ed esclusivamente per equità, mentre i 41 e 43 per cento sugli scaglioni superiori salgono a 43 e 45 per cento, in questa manciata di ore mancante al Consiglio dei Ministri, perché, Signor Presidente, non valutare di aumentare indicativamente la tassazione dei redditi davvero alti? Ad esempio, oltre 200.000 euro far pagare non il 43% ma il 50%, oltre 500.000 il 55% e oltre 1.000.000 d’euro il 60%, in modo da pervenire, così, a imposte realmente progressive.
Bene l’intervento sulle barche, ma perché non anche sulle autovetture che superano i 2000 c.c. Signor Presidente, oltre a sistemare, formulare, far approvare e rendere efficace il “pacchetto” di misure, è il caso che Lei indica al più presto il “Censimento generale dell’evasione fiscale e degli evasori tributari”, da completarsi in tre mesi, impiegando come ufficiali di censimento non solo la Guardia di Finanza e il personale dell’Agenzia delle Entrate, ma, ove occorra, pure le altre Forze di Polizia e i militari.
Non ho la presunzione di suggerirlo, ma il formulario da far compilare deve contenere tutte le sfaccettature della vita quotidiana e operativa delle persone fisiche e giuridiche, dell’essere e dell’avere di ogni italiano, senza esclusioni, estendendosi la rilevazione anche ad eventuali paradisi fiscali, società di comodo nazionali e estere o Offshore, società fiduciarie, blind trust e via dicendo.
Insomma, non deve scappare nessuno e niente, secondo il modello e la realtà degli U.S.A. dove, come noto, le tasse sono pagate da tutti e su qualunque reddito. E non si manchi, infine e molto importante, di avvertire i cittadini che, in caso di dichiarazioni non veritiere, scatterebbero pesanti misure restrittive, di carcere vero, ovviamente con costi di mantenimento nello stato detentivo totalmente a carico di siffatti rei, i quali, fuor di discussione, dispongono, e come, dei mezzi per pagarsi da soli la prigione. Io, Signor Presidente, spero con il cuore che il Suo impegno si traduca in un servizio utile e importante per il Paese.
Auguri.
Rocco Boccadamo
Lecce
e.mail: rocco_b@alice.it



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