Le telecamere come le intercettazioni
Di Giuseppe Morello
Raggela il sangue nelle vene la storia che arriva da Mileto, in Calabria, dove sono state arrestate quattro maestre di una scuola comunale che picchiavano ripetutamente un bambino disabile, con raffiche di ceffoni e altre violenze. E cosí mentre noi ci interroghiamo sul futuro della scuola, sull'utilità di avere uno o più maestri, sui programmi scolastici e su altre questioni analoghe, nella concreta e reale scuola italiana avvengono cose da manicomio che ci riportano indietro di un centinaio d'anni, e ci ritroviamo - purtroppo non per la prima volta - a commentare casi di "bullismo" degli insegnanti.
Non il ragazzo sfacciato e insolente che sfotte un professore con fare da gradasso, ma un gruppo di maestre che per non fare troppa fatica o forse per gusto sadico alzano le mani su un piccolo indifeso e gliele suonano di santa ragione, o lo rinchiudono in una stanza buia per terrorizzarlo.
Un comportamento, quello delle maestre, che sarebbe deplorevole verso qualunque alunno ma che diventa odioso verso un bambino disabile. Una famiglia che affida alla scuola pubblico il proprio figlio con difficoltá, alla peggio si aspetta maestre non brave e impreparate, non dei sergenti con la crudeltà delle SS.
Per fortuna a Mileto è arrivata la segnalazione anonima, ma sarebbe stata insufficiente senza la tecnologia e le intercettazioni ambientali. Grazie alle telecamere nascoste infatti i carabinieri hanno potuto documentare senza ombra di dubbio le torture al bambino e per le maestre non ci sará scampo. Ecco uno di quei casi in cui intercettazioni e telecamere non vengono usate a sproposito ma esattamente per quello che servono: incastrare chi al riparo tra quattro mura pensa di fare del male impunemente.



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