Le mani della mafia sulle scommesse

Lunedì, 27 aprile 2009 - 12:00:00



Camorristi, mafiosi, imprenditori collusi. Ci sono tutti nel giro di affari sulle scommesse. Circa 500 uomini del Gico della Guardia di Finanza di Napoli e dello Scico sono impegnati nell'esecuzione di trenta ordini di custodia cautelare emessi su richiesta della Direzione distrettuale antimafia partenopea dal Gip del Tribunale e nel sequestro in tredici città d'Italia di beni per 150 milioni di euro.

L'inchiesta, cominciata tre anni fa, con 87 indagati, riguarda camorristi mafiosi e imprenditori e ha disarticolato un'organizzazione che si occupava delle scommesse sportive e ippiche e il gioco quale il Bingo. Le accuse contestate agli arrestati vanno dall'associazione a delinquere di stampo mafioso, alle estorsioni, alla truffa allo Stato, al riciclaggio e alla corruzione di pubblico ufficiale. I particolari dell'operazione saranno resi noti in una conferenza stampa alle 11:30 in Procura a Napoli.

L'organizzazione che aveva il controllo dele sale Bingo e dei punti scommessa era composta anche da elementi interni al clan dei Casalesi. Tra le tredici città in cui le Fiamme Gialle hanno operato, oltre a Napoli, ci sono Milano, Roma, Torino, Firenze, Padova e Monza

La GdF fa inoltre sapere che: "Sono stati individuati i meccanismi di gestione dell'affare complessivo del 'gioco' amministrato dalle organizzazioni criminali, nel passaggio dal semplice controllo della raccolta delle puntate attraverso gli apparecchi da intrattenimento modificati o gli apparecchi elettronici di prelievo delle scommesse, alla gestione in proprio della distribuzione e del noleggio degli apparati fino all'impossessamento di numerose sale attrezzate per il Bingo oggetto di autonoma concessione AAMS.

La lettura delle analisi economiche contenute nelle informative di polizia giudiziaria consente di affermare con tranquillità che di fatto sia stata ottenuta dagli indagati una posizione di sostanziale monopolio in determinate zone del territorio nazionale o, comunque, di oligopolio nel settore relativo. Ma soprattutto è apparso chiaro che le ragioni dell'accrescimento patrimoniale non sono riconducibili a causali di natura strettamente economica o legata a capacità imprenditoriale delle società interessate".

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