Vivisezione/ Lav denuncia: "Aumenta l'uso di cavalli, asini, suini, bovini, uccelli e pesci". Ecco i nuovi dati
Sono disponibili, perché validati, un sempre maggior numero di metodi di ricerca che non si avvalgono di animali: ciò nonostante i numeri legati alla sperimentazione risultano perfino in aumento, come mostrano le statistiche delle poche nazioni che hanno reso pubblici i dati relativi all’uso di animali nella sperimentazione (Italia, Inghilterra, Svizzera).
![]() Nel grafico le ripartizioni percentuali degli animali secondo i fini sperimentali |
La maggior parte dell'impiego di animali riguarda studi biologici di base, ricerca e sviluppo di prodotti e apparecchi per medicina umana e veterinaria, che coinvolgono più del 73% degli animali; seguono le indagini tossicologiche, che comprendono ancora un alto numero di cani e primati e controlli di qualità per prodotti e apparecchi.
I dati deludenti e allarmanti, diventano ulteriormente critici tenendo conto che anche le autorizzazioni relative alle sperimentazioni in deroga – ovvero che prevedono l’impiego di cani, gatti e primati non umani, o l’utilizzo di qualsiasi specie animale a fini didattici o il non ricorso ad anestesia (art.8 e 9 del D.lgs. 116/92) - sono aumentate da una media di 128 per il biennio 2004-2005 a 141 per il 2006-2007, riflettendo un trend negativo che vincola la ricerca biomedica italiana in un sistema antiquato e superato.
Poche le note positive tra cui la mancanza di esperimenti che coinvolgono animali per prove tossicologiche per sostanze cosmetiche, dato intuibile vista l’imminente entrata in vigore del bando dell’Unione Europea per i test animali sui cosmetici (D.lgs 2003/15) e la riduzione del numero di animali per l’istruzione e la formazione, dovuto anche alla legge che in questo caso è particolarmente restrittiva, autorizzando il ricorso ad animali vivi solo in caso di inderogabile necessità; in questa particolare area di applicazione della sperimentazione animale esistono moltissimi supporti didattici che si avvalgono di metodi alternativi, dimostratisi più formativi, economici ed etici; evidenziando come non esista, nei fatti, alcuna necessità al ricorso di animali.
Da pochi giorni la Commissione UE ha presentato l’attesa proposta di revisione della direttiva europea 86/609 che regolamenta la sperimentazione animale: questo è un momento cruciale che potrebbe segnare, in pochi anni, un profondo cambiamento nello scenario nazionale e internazionale nella ricerca scientifica grazie al riconoscimento del valore della vita animale, umana compresa. La comunità scientifica guarda con sempre maggiore diffidenza alla sperimentazione animale, la Federazione Europea delle industrie farmaceutiche è impegnata nella messa a punto di ricerche senza animali, la Commissione UE ha annunciato il “risparmio” di ben 200.000 conigli per i test sui pirogeni; i cittadini europei sono sensibili al tema, inoltre la ricerca nell’ambito di metodi di indagine avanzati e non cruenti sta avanzando rapidamente, rendendo l’uso degli animali una pratica sempre più obsoleta e ingiustificabile. Ma buoni propositi e nuove ricerche si devono tradurre in atti concreti.
* Il Ministero della Salute raccoglie i dati statistici sull'utilizzazione di animali a fini sperimentali in base ad una semplice comunicazione ed autodichiarazione o tramite le richieste di autorizzazione presentate ogni tre anni dai responsabili degli stabilimenti utilizzatori autorizzati se prevedono l’impiego di cani, gatti e primati non umani, o l’utilizzo di qualsiasi specie animale a fini didattici o il non ricorso ad anestesia.



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