Lampedusa/ L'isola in rivolta:è allarme per lo sciopero generale

Lunedì, 26 gennaio 2009 - 12:00:00



Ancora alta la tensione a Lampedusa tra gli immigrati e i residenti, dopo la clamorosa fuga in massa dal centro di accoglienza di sabato scorso. Un delicato equilibrio che potrebbe saltare dopo la missione di domani del ministro dell'Interno Roberto Maroni a Tunisi che potrebbe dare il via libera all'accordo che avrà come effetto immediato il rientro nel Paese nordafricano di 1200 tunisini.

Nel frattempo continua lo sciopero della fame di 16 delle 78 donne nordafricane contro il rimpatrio, mentre nella notte i carabinieri hanno rintracciato (e riportato nel centro) 8 immigrati che si erano nascosti in case disabitate.

Sempre domani scatterà nell'isola un altro sciopero generale contro la politica del Viminale che fa di Lampedusa l'unica "stazione di arrivo" dei migranti in attesa del loro rimpatrio, prolungando così il tempo di permanenza nell'isola, con la realizzazione del nuovo centro di accoglienza e detenzione. "Lampedusa - ribadisce il sindaco Dino De Rubeis - non diventerà un carcere a cielo aperto e noi non siamo in vendita: non ci faremo comprare per un piatto di lenticchie, accettando che facciano di noi un lager per gli immigrati in cambio di quale concessione. E se dovesse passare l'accordo con la Tunisia, non ci sarebbe più sicurezza nel centro e e nelle nostre case. Domani resterà tutto chiuso per far sentire a Roma la nostra preoccupazione e il dolore per una solitudine immeritata dopo ben 17 anni di accoglienza". Parole che il parroco dell'isola don Stefano Nastasi, accompgana con un appello al Papa perché "possa dire due parole di chiarezza sul fenomeno immigratorio, che non riguarda soltanto Lampedusa". Al suo appello si aggiunge anche quello del sindaco che oggi ribadisce la necessità di un intervento di Benedetto XVI: "Questa situazione è insostenibile. Speriamo che almeno lui possa risolvere questo problema enorme". '

Ma che il braccio di ferro col Viminale sia destinato a farsi più duro lo dimostra anche la decisione del consiglio comunale di presentare una denuncia alla procura di Agrigento contro Maroni, accusato di trattenere illegalmente gli extracomunitari nel cpa dove non potrebbero restare per più di 48 ore.

 

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