La storia/ In sciopero della fame per difendere le vittime del racket

Sabato, 23 luglio 2011 - 13:00:00

Frediano Manzi interna
Frediano Manzi (da redattore sociale)
"Ieri non sono stato bene e oggi sto peggio". Parla al telefono con un filo di voce Frediano Manzi, fondatore dell'associazione Sos Racket e Usura. Un mese fa, il 21 giugno, ha iniziato un durissimo sciopero della fame e dei farmaci, tra cui uno per la fluidificazione del sangue, per accendere i riflettori su una battaglia che porta avanti ormai da anni: cambiare alcune norme della legge sull'usura 108/96.

In particolare, quella che esclude dall'accesso i fondi quanti non sono in possesso di partita Iva: casalinghe, pensionati, dipendenti pubblici, dipendenti di aziende private. "Stiamo parlando di 625 mila persone, che non avranno mai un aiuto dallo Stato", dice Manzi, secondo il quale è necessario rivedere anche la tempistica di ottenimento dei fondi: "Quei pochi imprenditori che hanno avuto il coraggio di denunciare devono ottenere i loro soldi entro e non oltre un anno dalla presentazione della denuncia e non morire di fame come tuttora avviene, perché se va bene li ottengono fra i tre e i cinque anni. Infine, Manzi chiede che venga istituita una Commissione parlamentare d'inchiesta sulla condotta di Carlo Ferrigno durante i tre anni di presidenza del Comitato nazionale antiracket (2003-2006).

Battaglie su cui Manzi denuncia anche il silenzio della politica, con qualche eccezione. "Tra i politici milanesi, ho il sostegno di Mattia Calise del Movimento 5 stelle, che ha preso una posizione chiara su questa vicenda, e di Roberto Caputo del Pd. Martedì scorso, poi, ho incontrato il sindaco Pisapia per spiegargli le nostre difficoltà come associazione: non abbiamo né una sede, né dei fondi, nulla. Ho apprezzato il gesto di Pisapia, che si è voluto informare sulla mia condizione: ha dimostrato grande sensibilità". Ma è sul piano nazionale che la politica dovrebbe muoversi ed è per questo che Manzi ha chiesto a Pisapia di farsi interlocutore presso il Parlamento. "A Roma sono in contatto con Emanuele Fiano (Pd) e a Bruxelles con l'europarlamentare Sonia Alfano (Idv) -spiega-. Ma anche con il loro appoggio, finora nulla di concreto si è mosso". Forse perché "cambiare queste due norme della legge causerebbe una violenta impennata di denunce -aggiunge Manzi-, facendo emergere fenomeni criminali diffusi e radicati su tutto il territorio".

Nonostante i sacrifici, ormai da anni l'associazione di Sos Racket e usura è senza una sede: più volte ne è stata chiesta una alle istituzioni milanesi, dal Comune alla Provincia. Nessuno, finora, si è però fatto avanti (salvo una recente offerta di ospitalità avanzata dalla sezione milanese di Forza Nuova), di fatto relegando ai margini il lavoro di Frediano Manzi, che pure con le sue denunce ha contribuito a smascherare gli affari di organizzazioni criminali sul territorio milanese. Un'attività per la quale, nel 2010, Sos Racket e usura è stata insignita di una medaglia d'oro al Premio Isimbardi della Provincia di Milano. Per informazioni, www.sos-racket-usura.org.

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