La solitudine degli uomini

Lunedì, 2 agosto 2010 - 19:00:00

Di Enrico Finzi

La solitudine è - come mostrano anche i dati dell'ultimo Monitor Astra/TAI - un problema più drammaticamente avvertito dai maschi, per di più con tendenza alla crescita nel corso degli ultimi anni (in particolare nel 2009).

Quali sono alcuni dei motivi di questa realtà e di questo trend? Possiamo escludere, anzitutto, che gli uomini abbiano minore difficoltà a telefonare al centralino unico di Telefono Amico: è vero l'opposto, come conferma la durata media delle telefonate, significativamente più elevata per le donne, le quali d'altra parte in generale hanno minori difficoltà relazionali.

La principale ragione, invece, ha a che fare con il progressivo indebolimento dell'identità maschile nella società italiana contemporanea. Il dato-chiave è che solo il 34% dei maschi adulti risulta pienamente identificato con se stesso e con i propri ruoli sociali: per quasi un terzo si tratta di soggetti 'arcaici', ossia tuttora inscritti appieno nei modelli dell'Italia pre-industriale (quelli dei maschi dominatori, delle femmine 'regine del focolare', della condivisa netta separazione delle funzioni e delle competenze), mentre un po' più dei due terzi appartiene invece - con un buon grado di autorealizzazione e felicità personali - all'opposta cultura 'avanzata' (fondata sulla pariteticità dei generi, sulla piena emancipazione delle donne, sull'integrale accettazione di tale emancipazione da parte degli uomini, su una fluida collaborazione nel rispetto delle diverse personalità, anche sul conflitto ma 'civile' e non violento). I restanti due terzi dell'universo dei maschi ultra17enni vivono un disagio - a volte assai profondo - circa la specificità maschile, nella sostanza non avendo accettato l'evoluzione dell'universo femminile: con un'articolazione interna di questo vastissimo universo che va dal machismo (nella sostanza antifemminile e spesso violento) al totale sconcerto ansiogeno sino all'invidia (a volte imitativa) delle 'lei' da parte dei 'lui'.

Una seconda motivazione cruciale ha a che fare con il persistente dominio delle donne anzitutto sul terreno del 'care', ossia dei valori e delle pratiche di presa in carico, di attenzione dedicata, di impegno relativi prima ai soggetti deboli (neonati, bambini, anziani, malati, disabili, soggetti con problemi psichiatrici, ecc.) e poi - più in generale - sul fronte dell'ascolto, del dialogo, del sostegno riferiti all'insieme degli umani con cui si entra in contatto (familiare, amicale, professionale, comunitario, di ogni tipo). Si può parlare qui di vera e propria fragilità relazionale, ossia di una minore capacità d'instaurare e mantenere ricchi, soddisfacenti e oblativi rapporti interpersonali. Com'è ovvio, da tale maggiore incapacità derivano maggiori difficoltà che a volte possono assumere valenze e intensità drammatiche, tra le quali quel senso di solitudine che molti di coloro che si rivolgono a Telefono Amico raccontano o comunque trasmettono.

Non vanno dimenticate, peraltro, le conseguenze negative dei crescenti problemi socio-economici, i quali - diventati più aspri dall'autunno 2008 - colpiscono maggiormente il genere maschile, se non altro perché la crescente disoccupazione è concentrata nel settore manifatturiero (ove il tasso di attività era ed è comunque molto più alto tra gli uomini), mentre le donne (più concentrate nel terziario) hanno pagato meno dazio per la crisi italiana/europea, oltre a dimostrare una forte e inedita capacità di resistere alle pressioni volte a farle 'tornare a casa' (tecnicamente questo fenomeno viene chiamato ora 'resilienza').

Il quarto 'perché' può essere individuato, sempre sulla base delle ricerche psico-sociali, nella diversa dinamica dell'autostima: a partire dalla fine degli anni '90 gli indicatori di self-confidence mostrano un progressivo calo per gli uomini e - all'opposto - un forte incremento tra le donne (davvero sempre più sicure di sé, non dipendenti da uno o più maschi, consapevoli della propria inedita forza personale e sociale oltre che più scolarizzate, meglio e più ampiamente informate, con un 'poliedro esistenziale' più ricco e sfaccettato).

Infine, anche in questo caso un ruolo negativo è giocato dalla persistente convinzione di molti maschi italiani che "gli uomini non debbano piangere mai", ossia che ad essi siano preclusi il riconoscimento pubblico delle proprie difficoltà esistenziali, le richieste di aiuto, la condivisione di momenti negativi della vita. Malgrado molti mutamenti sociali e culturali intervenuti anche nel Bel Paese negli ultimi 30-40 anni, è impressionante quanto la cultura dominante riconosca alle donne il diritto a (e la competenza di) lamentarsi per i propri problemi, mentre all'altro genere spesso tale diritto sembra tuttora precluso: col risultato che il disagio maschile tende ad auto-alimentarsi senza 'sfoghi', mentre quello femminile risulta contenuto dalla 'valvola di sicurezza' dell'esplicitazione dei propri guai.

0 mi piace, 0 non mi piace
Fai di Affaritaliani la tua HomePage
Iscriviti alla Newsletter
Mobile
Seguici su facebook
Rss
Twitter
Google
Internet Explorer

Rcs/ John Elkann, creati i presupposti per uscire da declino
Crisi/ Si impicca nel Teramano un imprenditore edile ascolano
Vaticano/ In 9 punti j'accuse Cda Ior a Gotti Tedeschi: "Non ha fatto il suo dovere"
Europei nuoto/ Argento agli azzurri nella 4x200, titolo alla Germania
Crisi/ Madrid, il 22 giugno vertice a Roma Merkel-Hollande-Rajoy
Calcio/ Del Piero ai tifosi: "Stagione esaltante, vi terrò informati
Siria/ Osservatori Onu, 92 morti a Hula di cui 32 bambini
Nuoto/ Europei, oro alla Pellegrini nei 200 stile libero. Mizzau quarta
LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

Non aspettare!

Cerca subito tra migliaia di immobili in vendita e in affitto
Inizia da qui

Prima rata gratis

Un prestito per il tuo futuro? Trovalo subito
SCEGLI PRESTITÒ

Auto usate

Stai cercando l’auto dei tuoi sogni? Scoprila subito.
Cerca adesso