La sinistra scopre i tetti, la destra le tette
Di Giuseppe Morello
Quasi sempre in coincidenza dei primi freddi gli studenti scendono in piazza colti da stagionale febbre protestataria. È accaduto l’anno scorso e si sta ripetendo quest’anno: più che protesta è un fenomeno di costume, una sorta di appuntamento fisso come Halloween o le Befana. Non è questa infatti la novità. L’aspetto nuovo delle proteste studentesche è la sinistra che, indifferente a artrosi e reumatismi, si arrampica sui tetti. Dopo aver contestato la Gelmini, finalmente è riuscita a creare mobilitazione.
A dire il vero gli studenti si sono mossi un po’ per conto loro, mentre Pd, Sel e Idv si sono accodati. Ma va già bene cosi, meglio che niente. E vedere Bersani sul tetto della facoltà di Architettura alla Sapienza di Roma fa un certo effetto, anche se adesso è diventato di tendenza. Dopo l’abbarbicamento del leader del Pd via tutti gli altri: Vendola, Di Pietro, Ferrero, persino un nostalgico Venditti. Una delegazione l’ha mandata anche Fli, che prima con il senatore Valditara ha contribuito in maniera decisiva a scrivere la riforma e oggi vota contro. Miracoli del tetto.
Tutti vogliono andare ora sui tetti, c’è la coda, si arriverà alle prenotazioni o al numerino come al supermercato. Che sia in cemento o in amianto, a tegole o in fibrocemento, con la grondaia o senza, il tetto piace. È la nuova frontiera della lotta, una trincea sopraelevata da cui attirare attenzione mediatica e per parlare alle folle, metafora di una sinistra che, a differenza dei ragazzi di Moccia, non potendo stare tre metri sopra il cielo, sta almeno a tre metri da terra, protestando come gli spazzacamini di Londra.
La sinistra dunque scopre i tetti. E la destra? Le tette, naturalmente. Ma questa non è una novità.



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