La secondina "troppo sexy" vince la causa: no al licenziamento

Sabato, 19 settembre 2009 - 09:30:00

Era stata licenziata perchè ritenuta dai colleghi uomini troppo appariscente. Ma la sexy secondina non si è data per vinta ora ha vinto la causa contro il servizio penitenziario inglese. Era stata costretta a lasciare il posto di lavoro perché vittima di episodi di bullismo da parte dei suoi stessi colleghi a causa della sua avvenenza. La bella Amitjo Kajla aveva, infatti, denunciato il servizio penitenziario inglese per licenziamento ingiustificato e discriminazione sessuale e il tribunale di Birmingham le ha dato ragione.

LA VICENDA - La 22enne, che lavorava come guardia carceraria presso il “Brinsford Young Offender’s Institution” nei pressi di Wolverhampton, era stata mandata via dall’istituto di pena nell’aprile del 2008, dopo che i suoi colleghi (che, a suo dire, si erano “compattatati” contro di lei) l’avevano accusata di familiarizzare troppo coi detenuti maschi e di vestire e di truccarsi in maniera eccessivamente provocante (in realtà, la ragazza era stata costretta a riadattare l’uniforme d’ordinanza alla sua taglia “mignon” e per questo l’abito era più corto e più stretto): accuse infondate secondo la diretta interessata, che aveva così deciso di portare il caso davanti ai giudici, denunciando i soprusi subiti. E la giustizia ha riconosciuto le sue ragioni, convenendo che il licenziamento della signorina Kajla era stato immotivato e le sue accuse di mobbing fondate. Da qui, la sentenza favorevole, mentre l’ammontare del risarcimento verrà reso noto agli inizi di novembre.



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 LA DIFESA - "Sono molto felice per la decisione del tribunale – ha detto una sorridente Amitjo al termine dell’udienza – . Tutto quello che io ho fatto è stato di mantener fede alle indicazioni dell’HMPS (il servizio penitenziario, ndr): ovvero, trattare i detenuti con umanità e rispetto. Ma ad un funzionario della prigione non piaceva il mio modo di lavorare, che era in contrasto con l’approccio “macho” che lui preferiva e così io sono diventata la donna debole che poteva essere intimidita e umiliata. Inoltre, sono particolarmente contenta perché è stato condannato anche il modo in cui l’HMPS ha tentato di giustificare gli episodi di bullismo nei miei confronti, sostenendo che erano causati dal mio approccio coi detenuti e dal mio aspetto. L’intera storia è stata davvero stressante, ma voglio ringraziare tutti coloro che hanno detto la verità in tribunale, anche se questo poteva significare mettere a rischio il loro futuro nel servizio penitenziario nazionale".

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