La Corte Costituzionale: "Non possono agire in condizioni di disagio"
La Corte Costituzionale ha in parte bocciato le norme sulle 'ronde' previste dal pacchetto sicurezza del 2008-2009. La Consulta, con la sentenza 226 depositata oggi in cancelleria, ha dato il via libera all'impiego di cittadini non armati per segnalare eventi che possano arrecare danno alla "sicurezza urbana", mentre ha dichiarato illegittimo l'impiego delle 'ronde' in situazioni di "disagio sociale". Si tratta infatti di interventi di politica sociale riconducibili - secondo la Corte - alla materia dei servizi sociali ritenuta di competenza legislativa regionale residuale. 
Il decreto del Ministero dell'Interno dell'8 agosto 2009 aveva reso legali le associazioni di osservatori volontari, brevemente e in modo informale definite 'ronde', termine con cui si è soliti indicare delle pattuglie di vigilanza volontaria in territorio civile, come città o parchi pubblici, e al servizio dei cittadini. Dubbi sulla costituzionalità delle ronde aveva espresso in generale l'opposizione. Il leader di Idv, Antonio Di Pietro aveva riassunto così la problematica: "E' incostituzionale prevedere che la polizia privata si possa sostituire alle istituzioni pubbliche".
Anche al di fuori dell'ambito politico c'erano stati pareri di incostituzionalità, tra cui quello del Consiglio Superiore della Magistratura. Con il suo verdetto, la Corte Costituzionale arriva alla stessa conclusione, ma attraverso un'altra riflessione. Il problema non è più il "monopolio della forza", che compete solo alle forze dell'ordine, ma l'azione delle ronde in un quadro di "disagio sociale", ambito di intervento dei servizi sociali, competenza legislativa delle Regioni.



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