La bimba che viveva come un cane, riaperta l'inchiesta. E spunta anche la violenza sessuale

Mercoledì, 13 luglio 2011 - 09:27:00

Sarà affidata a un Nucleo specializzato nella tutela dei minori della polizia di Stato, la riapertura delle indagini sulla bambina barese che, vivendo in una situazione di degrado familiare, aveva adottato i comportamenti del cane di famiglia. Archiviata per mancanza di prove l’indagine su abusi sessuali, adesso la Procura ha deciso che le indagini riguarderanno le ipotesi di abbandono di minore e maltrattamenti.

Le indagini, avviata dal procuratore di Bari Antonio Laudati saranno condotte al fine di accertare non solo il grado di imputabilità dei genitori della bambina, che oggi ha 10 anni, ma anche le eventuali omissioni compiute dai Servizi sociali, che seguivano la particolare situazione familiare e che ogni 15 giorni si recavano a casa della piccola, e da altri enti pubblici che erano a conoscenza della vicenda.

Il procuratore Laudati, che ha deciso di riaprire l’inchiesta, dichiara: “Ho preso in mano il fascicolo ieri e devo ringraziare la stampa che ne ha dato notizia. Mi pare incredibile che una situazione del genere non sia stata fronteggiata. Una città civile come Bari e una società evoluta come la nostra non possono permettersi casi di questo tipo: dobbiamo dare una soluzione e soprattutto deve servire come monito perché cose simili non si ripetano più”. Ha poi concluso: “Leggendo le carte volevo piangere”.

IPOTESI VIOLENZA SESSUALE - Il procuratore capo ha bloccato la richiesta di archiviazione che era stata depositata nei giorni scorsi dalla sostituto procuratore Angela Morea, nell’ufficio del Giudice delle indagini preliminari e ha affidato alla sua stessa competenza il caso. Ma ora si scopre che nella storia della piccola non c'è solo di degrado e di mancanza di igiene. La bambina barese, che oggi ha 10 anni, vissuta e cresciuta come un cane, potrebbe aver subito anche abusi sessuali. Il fascicolo d’inchiesta, infatti, fu inizialmente aperto proprio con ipotesi di reato di violenza sessuale, tuttavia non accertata da perizie mediche e resa indimostrabile dalla incapacità della bambina a comunicare. Non sapendo parlare non poteva raccontare cosa avesse subito e neppure eventualmente da chi.

Ma la Procura ritiene, si apprende da fonti vicine agli ambienti giudiziari, che le sue condizioni fisiche e psichiche andassero al di là delle precarie condizioni igieniche. La sua insegnante di sostegno avrebbe infatti riferito che la bambina aveva difficoltà a sedersi sulla sedia, circostanza questa che potrebbe anche far ipotizzare che la piccola sia stata vittima di abusi.

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