La fine della vita di Eluana Englaro
Le parole hanno sempre molti significati, quale che sia la lingua. Per i Maestri della tradizione ebraica esiste una sola parola in tutta la lingua ebraica che ha un solo e incontrovertibile significato: Barah ovvero ‘creava’, imperfetto indicativo del verbo creare. E’ la seconda parola della Bibbia. Non a caso, come vedremo, che sia la sola ad avere un solo significato.
La prima è Bereshit. Alla sua interpretazione il mio venerato Maestro Haim Baharier ha dedicato molte lunghe e complesse lezioni. Evito di tradurla per non tradire nessuno dei suoi numerosi significati. La parola Bereshit è preceduta un segno che sta fuori dal testo; un segno semplice che spesso troviamo in libri e trattati. E’ una coppia di “a”, la prima maiuscola e la seconda minuscola, che indica l’inizio: primo versetto del primo capitolo. Attorno a questa coppia il Maestro ci ha condotto per una riflessione durata molti mesi.
Con la stessa grande attenzione che ho così imparato a dedicare ad ogni singola parola – ricordate il versetto “le parole sono pietre” – ho letto che la vita di Eluana sta giungendo alla sua fine. Non vi sembra immediatamente che ci sia un messaggio chiarissimo nella tempistica di questo evento, da tutti noi lungamente e umanamente atteso?
Per coglierlo basta applicare una tecnica classica dell’ermenuetica ebraica: leggere all’indietro: ovvero Englaro Eluana, la vita della fine. Mi spiego. La vita della fine è la vita in attesa della fine, vissuta cioè sull’orlo della fine per tutti questi anni. Questa vita ha avuto il fine di porci tutti nella condizione dell’attesa della sua stessa fine; per me, en passant, dell’attesa della fine del funzionamento del corpo di Eluana.
Di questa attesa siamo stati noi tutti tesi-a decifrarci (capire per noi) il senso, il messaggio, il perchè del persistere per tutti questi anni sull’orlo della fine. Il dibattito, come noto, ci ha tutti divisi, forse anche dilaniati e strappati dalle certezze della fede e della ragione. Non poteva essere diverso: siamo stati e siamo tutti tesi a difendere la nostra tesi in antitesi all’Altro.
Ecco, mentre la vita di Eluana volge alla sua fine, io non ho alcuna tesi da difendere ma piuttosto vorrei condividere con Voi – proprio qui tra tutta questa bella carne nuda che contrassegna affaritaliani.it – un’allusione metafisica che il Maestro getta tra noi allievi con falsissima indifferenza: la realtà è simbolica perchè la Creazione è generazione di senso.
Se qualcuno vuole leggere come ho cercato di districare questa misteriosa sentenza può cliccare qui. Tutti gli altri possono passare direttamente alla conclusione: il corpo di Eluana si spegne proprio ora che i giudici supremi stanno spazzando via ogni ostacolo al compiersi del suo naturale destino perché questo simbolo – il corpo di Eluana appunto – ha detto tutto ciò che tutti noi dovevamo ascoltare: la natura della vita è relazione.
La stessa relazione che è indicata dalla coppia di “a” che precede e segna l’inizio di Tutto; tutto ciò che imperfettamente è stato creato. (Sennò perchè sarebbe stato usato quel tempo verbale per descrivere il creare del Creatore?)
E chi non vuole intendere, non intenda ma, benedetto, non tenti di teologizzare sulla sacralità del bios.
Enrico Andreoli



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