L'Aquila, la nuova città dei contratti irregolari
Venerdì, 30 luglio 2010 - 15:00:00
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È proprio Forti a illustrare la situazione: “A L’Aquila c’è stata un’onda lunga soprattutto nel lavoro domestico e familiare con lo smembramento delle famiglie e il loro trasferimento in realtà abitative più ridotte. Molti che prima erano regolarmente occupati nell’assistenza familiare, hanno dovuto fare i conti con l’assenza del lavoro o, per morte dell’anziano assistito nei casi più estremi, o per trasferimento della famiglia altrove o per mancanza di spazi. Tutto questo crea problemi anche a carattere amministrativo perché gli immigrati devono dimostrare la propria regolarità attraverso reddito e soprattutto attraverso un’abitazione che risponda a caratteri dettati per legge”.
Non mancano problemi neanche per chi è arrivato all’Aquila alla ricerca di un lavoro nella ricostruzione: “Sono moltissime – spiega il responsabile del settore Immigrazione della Caritas - le imprese che hanno trasferito all’Aquila le proprie attività e si avvalgono di manodopera straniera. Questo ha richiamato molti lavoratori che stanno quindi confluendo, da ogni parte d’Italia ma soprattutto dal Nord dove la crisi economica ha determinato la chiusura di piccole aziende, per mantenere la propria posizione di regolarità. Ma lì, in Abruzzo poi, si scontrano con diversi ordini di problemi, per esempio la regolarità contrattuale che spesso non viene garantita”. Il terremoto non è un affare sicuro: “Lavorare all’Aquila non significa poter mantenere il proprio permesso di soggiorno perché lavorando irregolarmente si perdono alcuni requisiti e quindi la propria regolarità”.
E poi come si diceva all’inizio c’è il problema abitativo. Spiega Forti a tal riguardo: “Attraverso un lavoro di monitoraggio abbiamo registrato molte situazioni di alloggi di fortuna, per esempio in case danneggiate dal sisma; questo va ad impattare con la normativa sull’immigrazione che richiede al datore di lavoro di provvedere anche all’alloggio. Ora, questo vale anche per L’Aquila sebbene lì ci sia una situazione straordinaria. Per questo chiediamo per gli immigrati lavoratori, ma anche per quelli residenti all’Aquila, delle disposizioni ad hoc che prevedano almeno un po’ di elasticità per quei requisiti così stringenti previsti per Legge che già altrove sono difficili da dimostrare, praticamente impossibile all’Aquila”.
Data la molteplicità dei problemi, anche la risposta di Caritas va in almeno due direzioni. Da un lato si cerca di rispondere all’emergenza abitativa con dei moduli “che – spiega Oliviero Forti - possano ospitare gli stranieri per un periodo prima che si trovi un alloggio alternativo a prezzi decenti, ma il fenomeno ha delle dimensioni tali che abbiamo bisogno di un intervento istituzionale più strutturato. Il rischio – sottolinea - è quello di far salire la tensione e l’Aquila ben altri problemi”.
Dall’altro lato, insieme agli altri soggetti sociali che fanno parte del coordinamento “Ricostruire insieme” “Caritas prenderà insieme ad Arci - l’altro soggetto del Coordinamento con rappresentanza nazionale -
l’onere di interloquire a livello centrale con i dipartimenti del Viminale competenti e – chiarisce il responsabile della Caritas - faccio riferimento a “Libertà civile e Immigrazione” affinché si possano trovare sia soluzioni a carattere operativo, benché con la crisi si dice non ci siano margini per poter ottenere fondi importanti, ma anche soluzioni di carattere amministrativo procedurale che potrebbero essere un sollievo per molti che temono di perdere i requisiti per la propria presenza regolare in Italia”.



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