Il leader di Confindustria Sicilia: "Tra i Forconi c'è la mafia"

di Lorenzo Lamperti
"Tra i Forconi c'è la mafia". Ivan Lo Bello (nella foto), presidente di Confindustria Sicilia, lo ribadisce in un'intervista con Affaritaliani.it. "Chi protesta non ha capito che siamo dalla loro parte, io ho portato alla luce il problema per difenderli. Loro invece l'hanno visto come un attacco. Poi noi è due anni che dicevamo che in Sicilia si rischiava l'implosione sociale". Che cosa ci guadagnano i clan a inserirsi nella rivolta? "E' sempre stato così, finiscono per inquinare tutto e la protesta diventa reazionaria. E gli slogan della Sicilia indipendente sanno di anni '50". Ma come si sta in Sicilia? "Non si sta bene, questo è certo. Il Pil regionale è tornato ai livelli degli anni '90".
L'INTERVISTA
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LE MANI SULLA CITTA', di Gianni Barbacetto e Davide Milosa Il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello, prima di essere intervistato da Affaritaliani.it, era intervenuto alla presentazione del libro di Gianni Barbacetto e Davide Milosa (edito da Chiarelettere). Un libro che racconta, con nomi e cognomi la presenza dell'ndrangheta a Milano e dintorni. "Per troppo a lungo i politici e le istituzioni hanno fatto finta che il problema non esistesse", dice Milosa. "Milano non ha mai accettato di sentirsi parte della storia della mafia, ma è qui che c'era la banca di Sindona ed è qui che è stato ucciso l'avvocato Ambrosoli". L'incontro, moderato da Piero Colaprico, contava sulla presenza anche di Alberto Meomartini di Assolombarda e del sindaco Giuliano Pisapia: "Non ci dobbiamo più nascondere, il problema mafioso esiste. Per questo abbiamo creato una commissione antimafia". |
Si è parlato tanto del Movimento dei Forconi, che ha dato il via alle proteste degli autotrasportatori, pescatori e agricoltori esplose in tutta Italia. Ma chi sono veramente i Forconi?
"E' un movimento assolutamente eterogeneo. Alla base della protesta ci sono istanze giuste e un profondo disagio sociale. Sicuramente ci sono tante persone per bene e in buona fede che sono andate in piazza e per le strade. Ma in mezzo a loro ci sono anche infiltrazioni mafiose. Io non ho fatto altro che dire: 'Occhio, guardate che in mezzo a voi c'è gente che vi sta sfruttando e rischia di inquinare la vostra protesta'. E poi mi faccia dire una cosa: noi è da due anni che parliamo del rischio di un'implosione sociale".
I manifestanti però hanno reagito male. Più che un avvertimento, l'hanno presa come un'accusa.
"Purtroppo è vero. Hanno reagito con rabbia a quello che abbiamo detto. La gente non ha capito e ha pensato che Confindustria li stesse attaccando. Invece noi siamo con loro, per questo vogliamo difenderli da chi porta la loro protesta verso un epilogo molto diverso".
Quale epilogo?
"La storia siciliana insegna che quando c'è un movimento di protesta la mafia ci si inserisce sempre. E porta le istanze sociali, che di base molto spesso sono giuste, in una direzione reazionaria. Per di più questa volta la presenza mafiosa è assolutamente evidente".
Quindi non tutti i mafiosi vivono nell'ombra?
"Certamente no. C'è una parte della mafia che vive nell'ombra, soprattutto quella imprenditrice. Ma la mafia per svolgere il proprio ruolo deve mostrare la sua presenza sul territorio. In questo senso c'è una regione spezzata in due. Nella Sicilia occidentale c'è sempre stata una mafia più parassitaria, che sfrutta l'economia. Nella parte orientale, e in particolare a Catania, c'è una mafia imprenditrice. E lo fa in modo vistoso. E in mezzo ai forconi questo aspetto lo si nota in maniera piuttosto netta. Tra l'altro prima mi hanno detto che qualcuno ha fotografato uno dei pezzi grossi del clan Ercolani in una delle manifestazioni di questi giorni. Se fosse vero sarebbe solo la conferma di quello che ho detto giorni fa".
Quale tipo di mafia è più pericolosa?
"Pr certi versi quella imprenditrice. Perché è meno visibile, si intreccia all'economia e alla politica. Anche dal punto di vista del consenso, tutti sono contenti quando in un'operazione si arrestano esponenti dell'ala militare dei clan. Quando si tocca la mafia imprenditoriale vengono fuori dei dubbi. Ogni tanto il grigio è più pericoloso del nero".
Come si combatte questo tipo di mafia?
"E' difficile, perché molti imprenditori trovano conveniente stare in un mercato protetto e senza concorrenza come quello che assicura la mafia. Per scardinare questo sistema non basta una repressione giudiziaria o penale. Ci deve essere anche una sanzione sociale. Per questo Confindustria Sicilia mette alla porta tutti gli imprenditori collusi o che pagano il pizzo, anche senza aspettare la condanna penale definitiva".
Qualche esponente del Movimento dei Forconi ha parlato di moneta siciliana e di indipendenza...
"Sono slogan che sanno di vecchio. Di indipendenza si parlava negli anni Cinquanta. 'A moneta... ma non scherziamo, dai. Peccato, perché queste posizioni offuscano le motivazioni giuste che ispirano la protesta".
Come sta la Sicilia?
"Male, molto male. La Sicilia in questi ultimi anni ha un problema di crescita strutturale rilevante: il Pil è tornato ai livelli di metà Anni 90 a questo è dovuto al perpetuarsi di un sistema assistenziale e clientelare però senza risorse che oggi non ci sono più. E questo crea degrado e recessione stabile".



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