L'Italia che frana, a rischio 3.458 scuole e 89 ospedali
Eventi meteorologici violenti "evidenziano la drammatica situazione di vulnerabilità per il territorio italiano (negli scorsi 9 mesi, le situazioni più gravi in Sicilia, Calabria, Toscana, Campania), cui non è garantito un'adeguata sicurezza idrogeologica". Negli ultimi 80 anni, segnala l'Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni- Anbi, "si sono registrate ben 5.400 alluvioni e 11.000 frane". Secondo il ministero dell'Ambiente, "il 68,6% dei comuni (in Valle d'Aosta, Umbria, Molise, Calabria e Basilicata è il 100%) ricade in aree classificate ad alto rischio idrogeologico, che interessano il 7,1% della superficie del paese (2.150.410 ettari)". In tutto ciò, "ci sono ben 3.458 scuole e 89 ospedali minacciati da frane o inondazioni".
Nonostante questi numeri, lamenta l'associazione, "si registra, anche quest'anno nel Documento di programmazione economico-finanziaria un'assoluta mancanza di attenzione per i problemi concernenti la manutenzione del territorio". Eppure si calcola che, annualmente, l'Italia spenda, in media, "oltre un miliardo di euro per le emergenze, che vedono coinvolte circa 5.000 persone".
Prevenire o quantomeno ridurre il rischio idrogeologico "sarebbe possibile- avverte l'Anbi- infatti il 25% delle località, colpite da frana, è recidiva ed il 40% delle alluvioni si ripetono nei medesimi siti". Lo stesso governo "ha indicato in 44 miliardi di euro (27 per il Centro-Nord, 13 per il Sud, 4 per il patrimonio costiero) il fabbisogno necessario per la sistemazione complessiva delle situazioni di dissesto sul territorio nazionale".
A fronte di ciò l'associazione ha redatto e presentato un Piano pluriennale per la riduzione del rischio idrogeologico: gli interventi, elaborati dai consorzi di bonifica ammontano a "4.183 milioni di euro da realizzarsi attraverso mutui quindicennali: è una cifra importante pari, però, solo al 20% di quanto speso, nel decennio 1994-2004, per riparare i danni da catastrofi idrogeologiche".
In tempi di ripensamento della spesa pubblica, a giudizio dell'Anbi questo è "un modo virtuoso di allocare le risorse per poter risparmiare nell'immediato futuro (senza contare le vittime, che i disastri naturali comportano)".
SCUOLE- Aule sporche, vecchie e fatiscenti. Senza contare il pericolo a cui gli studenti sono sottoposti quotidianamente. La fotografia fatta dal rapporto fatto da Cittadinanzattiva sulle scuole italiane non è certo delle migliori. La maggior parte risultano cadenti e pericolanti. Ma il dato che fa realmente preoccupare è che un terzo degli istituti italiani non sono in possesso dei certificati di agibilità statica. In sostanza non sono sicuri in caso di terremoto.
IL TOP- E se la migliore tra le 106 monitorate in tutta Italia, 48 elementari, 18 medie, 19 superiori, 11 scuole dell'infanzia e 10 istituti comprensivi risulta essere l'Istituto tecnico Comemrciale e Geometri di Matelica (Macerata) dietro la lavagna finiscono invece l'Ipsia di Matera e la scuola elementare Cervi di La Spezia.
BOCCIATI - Intonaco che cade, infiltrazioni, quadri elettrici aperti e le finestre malandate. E il motivo delle bocciature si riassume in una sola parola: fatiscenza. Delle aule, dei corridoi, dei laboratori. In ogni classe ci sono finestre rotte o scheggiate, porte inutilizzabili e impianti elettrici poco sicuri. E la denuncia non è solo per pochi casi isolati. Almeno il 27 % delle scuole ha uno stato di manutenzione inadeguato. Tanto che nel 88% dei casi analizzati è stato richiesto un'intervento di manutenzione e addirittura in quasi la metà degli istituti è stato obbligatorio richiederne uno straordinario. Scuole risalenti agli anni '40 dove sono facili crolli e cedimenti, sempre all'ordine del giorno nella cronaca locale.
BARRIERE ARCHITETTONICHE- Ma non solo. Se aumenta il numero dei diversamente abili nelle classi, in una scuola su 5 un disabile non può neanche attraversare il portone. Semplicemente perchè le barriere architettoniche glielo impediscono. Solo la metà degli istituti dispongono di un ascensore, che però nel 23% dei casi è rotto o comunque non funziona. Per non parlare di classi e palestre che si trasformano in vere e proprie prigioni per chi ha ridotte capacità motorie. E l'odissea, se questo già non bastasse, continua con le aule preposte per la mensa: il 17 % non sono adatte ad ospitare dei disabili.
LA PALESTRA- Ma se le aule sono decadenti, l'ambiente scolastico più malandato resta comunque la palestra. Insomma il luogo di divertimenti e giochi diventa, per quasi il 30% degli studenti, scomodo, insicuro e senza attrezzatura adeguata. Spogliatoi compresi. E passeggiando per i corridoi il degrado non è da meno. Fili volanti, cavi scoperti e quadri elettrici aperti, soprattutto nelle aule computer. E soprattutto sono rare le aule verdi: ad utilizzare le fonti di energia rinnovabile sono solo il 7% dei casi.
NIENTE AGIBILITA'- Ma la realtà più inquientante riguarda il rischio sismico e idrogeologico. Più della metà degli istituti monitorati si trova in aree pericolose sia dal punto di vista dei terremoti (54%) sia per il rischio idrogeologico (26%). Ma il dato allarmante è che un terzo delle strutture non è in possesso del certificato di agibilità statica che accerta la sicurezza di un edificio in caso di sisma. In parole povere o la documentazione è incompleta o, nelle peggiori delle ipotesi, non è stata neanche rilasciata. E questo proprio nelle scuole dove il pericolo dei terremoti è più alto.
Floriana Rullo



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