Istat/ La crisi si è abbattuta sui giovani, sempre più bamboccioni, meno studiosi e senza lavoro
Mercoledì, 26 maggio 2010 - 16:15:00
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D’altro canto, però, è la valutazione contenuta nel documento, «la recessione ha avuto durata relativamente breve: circa un anno, tra la primavera 2008 e la primavera 2009. Ciò anche grazie a un intervento di contenimento senza precedenti da parte delle autorità di governo. Nel biennio 2008-2009 i paesi europei hanno destinato risorse per circa 400 miliardi di euro (il 3 per cento del Pil dell’Ue), dirette a imprese e famiglie. Le misure anti-crisi hanno tuttavia provocato un notevole peggioramento a medio termine dei conti pubblici».
I più colpiti dalla crisi, dice l’Istat, sono i ragazzi. L’Italia ha il più alto numero di giovani che non lavorano e non studiano. Si chiamano Neet (Non in education, employment or training) e nel nostro paese sono oltre 2 milioni. Per questo, ha il primato europeo. Hanno un’età fra i 15 e 29 anni (il 21,2% di questa fascia di età), per lo più maschi, e sono a rischio esclusione. Il numero dei giovani Neet è molto cresciuto nel 2009, a causa della crisi economica: 126 mila in più, concentrati al nord (+85 mila) e al centro (+27 mila). Tuttavia il maggior numero, oltre un milione, si trova nel Mezzogiorno. Fra i Neet si trovano anche laureati (21% della classe di età) e diplomati (20,2%). È un fenomeno in crescita; nel 2007 (dati Ocse), l’Italia già registrava il 10,2% di Neet contro il 5,8% dell’Ue).
Chi sono i giovani Neet? Sono coloro che perdono il lavoro e quanto più dura questo stato di inattività tanto più hanno difficoltà a rientrare nel mondo del lavoro. Tra il primo trimestre del 2008 e lo stesso periodo del 2009 la probabilità di rimanere nella condizione di Neet è stata del 73,3% (l’anno precedente era il 68,6%), con valori più elevati per i maschi residenti al nord. Alla più elevata permanenza nello stato di Neet si accompagna anche un incremento del flusso in entrata di questa condizione degli studenti non occupati (dal 19,9% al 21,4%) ed una diminuzione delle uscite verso l’occupazione.



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