Ior, confermato il sequestro dei 23 milioni di euro
Restano sotto sequestro i 23 milioni di euro che lo Ior aveva presso un conto del Credito Artigiano. Lo ha deciso il tribunale del riesame di Roma, respingendo il ricorso presentato dall'avvocato Vincenzo Scardamaglia, che assiste il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi e il direttore generale Paolo Cipriani.
Il collegio, presieduto da Claudio Carini (giudici Alessandra Boffi e Giovanna Schipani), ha cosi' confermato il provvedimento di sequestro preventivo disposto dal gip Maria Teresa Covatta su richiesta del procuratore aggiunto Nello Rossi e del pm Stefano Rocco Fava. Gotti Tedeschi e Cipriani sono indagati per violazione della normativa antiriciclaggio perché nel disporre il trasferimento di 20 mln di euro alla Jp Morgan di Francoforte e di altri 3 alla Banca del Fucino non hanno indicato natura e scopo dell'operazione.
Il tribunale non ha ancora depositato le motivazioni del provvedimento. Una volta note le ragioni, e' molto probabile che i legali dello Ior facciano ricorso in Cassazione.
SANTA SEDE, STUPORE PER DECISIONE GIUDICI - "La notizia della conferma, da parte del Tribunale del Riesame, del sequestro in via preventiva di un deposito dello Ior su un conto del Credito Artgiano e' stata appresa con stupore". Lo afferma il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. "Si ritiene - aggiunge - che si tratti di un problema interpretativo e formale". Tanto che, conclude il gesuita, "i responsabili dello Ior ritengopno di poter chiarire tutta la questione al piu' presto nelle sedi competenti".
PROCURA ROMA INDAGA SU ALTRE OPERAZIONI SOSPETTE - Non ci sono soltanto i 23 milioni di euro, posti sotto sequestro nelle settimane scorse dal gip (con tanto di conferma del tribunale del riesame), a dividere la procura di Roma e l'Istituto per le Opere di religione. Tra le carte che il procuratore aggiunto Nello Rossi e il pm Stefano Rocco Fava avevano messo a disposizione del collegio del riesame (e quindi anche della difesa), in vista della discussione del ricorso, ci sono anche documenti relativi ad altre operazioni compiute dallo Ior lo scorso anno e segnalate come sospette all'Uif (Unita' di informazione finanziaria) della Banca d'Italia.
Tutto cio' per dimostrare - secondo l'ottica accusatoria - che l'istituto di credito vaticano ha un 'modus operandi' che viola da tempo la normativa vigente in materia di antiriciclaggio e che il quadro probatorio a carico del presidente Ettore Gotti Tedeschi e del direttore generale Paolo Cipriani e' piu' complicato di quello che si pensava in un primo momento. C'è, ad esempio, un'operazione del novembre del 2009, finita all'attenzione dei giudici del riesame, che fa riferimento ad assegni per complessivi 300mila euro incassati su un conto Ior presso Unicredit e negoziati da tale Maria Rossi (indicata dalla banca come la mamma di un reverendo, titolare del conto stesso). Dalle indagini, però, è emerso che quei soldi provengono da fondi di una banca di San Marino e che quello di Maria Rossi è un nome di pura fantasia.
Un mese prima, ottobre 2009, presso una filiale di Intesa San Paolo sarebbe avvenuto un prelievo di 600mila euro in contanti senza che lo Ior avesse indicato la destinazione. Su sollecitazione della banca, l'istituto vaticano avrebbe parlato di soldi per missioni religiose senza fare riferimento a natura e scopo dell'operazione. Cosi' Intesa San Paolo ha fatto la segnalazione all'Uif, avvertendo anche che nell'arco di un anno sono stati movimentati ben 140 milioni di euro in contanti. Tra i tanti destinatari indicati dallo Ior come beneficiari di assegni c'e' anche un nominativo, finito all'attenzione dei magistrati della procura di Perugia che indagano sulle irregolarita' negli appalti sui Grandi Eventi: si tratta di quello di don Evaldo Biasini, economo della Congrega del Preziosissimo Sangue, indicato dalla stampa come il custode dei 'fondi neri' del costruttore Diego Anemone.
Al di là del probabile ricorso in Cassazione, non è escluso che lo Ior decida di regolarizzare una volta per tutte i rapporti con la Banca d'Italia (la cui circolare del 9 settembre scorso ai vari istituto di credito italiani impone obblighi di verifiche rafforzati e non semplificati), visto che la banca vaticana e' considerata extracomunitaria. I 23 milioni, dal canto loro, rischiano di rimanere congelati ancora per tanto tempo se il Credito Artigiano non dovesse ottenere risposta su natura e scopo del trasferimento di quei soldi.



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