Integratori, usati da un italiano su due. Ed è polemica

Lunedì, 2 maggio 2011 - 11:37:00

Intergratori alimentari

Oggi un consumatore italiano su due fa ricorso a integratori alimentari e alimenti funzionali, dando così il suo contributo alla crescita di un business che nel 2010 ha sfiorato i 3 miliardi di Euro di fatturato (fonte: Nielsen, 01.2011). Ma quali sono le ragioni di un simile successo e quali le prove scientifiche a sostegno dell'efficacia dei prodotti?

Il convegno “Integratori alimentari e sano stile di vita. Le ragioni scientifiche dell'integrazione nella società moderna”, svoltosi a Milano per iniziativa di Federsalus, associazione rappresentativa delle aziende che operano sul mercato italiano dei prodotti salutistici, è stato l'occasione per fare il punto sulle evidenze scientifiche che legittimano il ruolo acquisito dall'integrazione nella società moderna.

Gli integratori sono funzionali a un nuovo concetto di salute. L'impressione è che a partire dai primi anni del nuovo millennio si sia fatta strada una cultura attiva della salute, che valorizza la prevenzione e guarda agli integratori alimentari come strumenti funzionali a un'oculata “amministrazione” del benessere e dell'efficienza dell'organismo in ogni fase della vita, ha trovato conferma nella relazione di Isabella Cecchini, direttore Dipartimento Gfk Eurisko HealthCare.

La ricercatrice ha evidenziato come l'idea di salute quale progetto a lungo termine da perseguire con periodici check-up, facendo attenzione all'alimentazione e prendendosi cura della forma fisica oggi sia una visione condivisa da donne, uomini e dalla categoria dei “nuovi anziani”.
Ed è proprio ai bisogni di quest'ultima categoria, stanti le maggiori aspettative di vita e l'innalzamento dell'età media della popolazione, che si è riferito nel suo intervento Andrea Poli, direttore scientifico di Nutrition Foundation Italy, che ha messo in luce il nesso tra assunzione di integratori e la necessità di affiancare la conservazione del benessere con un efficace percorso di prevenzione delle malattie degenerative. Secondo Poli, infatti, l'allungamento delle aspettative di vita avvenuto nell'ultimo secolo sarebbe stato troppo rapido rispetto ai tempi di “riprogrammazione” del nostro patrimonio genetico e una dieta quale quella attuale, ancora modellata sulle esigenze nutrizionali di epoche passate, potrebbe non bastare per conservare la piena efficienza metabolica e per prevenire il rischio di patologie degenerative.

Le considerazioni fatte dal direttore scientifico di Nutrition Italy hanno aperto una riflessione sul rapporto tra integratori alimentari e regime dietetico sano ed equilibrato.
Se da un lato gli integratori non possono in alcun caso sostituire un'alimentazione corretta e un sano stile di vita, è altrettanto vero che oggi si sono ridotte al minimo le possibilità di praticare un regime alimentare così completo e sano da rendere utile il ricorso agli integratori. Difatti, il biologo nutrizionista e tecnologo alimentare Luca La Fauci ha ammesso che è pressoché impossibile rispettare alla lettera la “piramide alimentare” della dieta mediterranea poiché nella dieta di ognuno di noi mancherà sempre qualche elemento.
A parere di Marco De Angelis, della Facoltà di Scienze Motorie dell'Università dell'Aquila, anche gli sportivi potrebbero trovare opportuna un'integrazione alla loro dieta. In questo caso, più che a colmare vere e proprie carenze, l'integratore alimentare servirebbe a mettere l'organismo nelle migliori condizioni possibili per lo sforzo, tenendo presenti le differenze rispetto a chi non pratica sport in termini di intensità del metabolismo, lavoro muscolare, nervoso o articolare.

Al convegno Federsalus è stata fatta chiarezza sulle basi scientifiche degli integratori alimentari. In taluni casi, la validazione dell'efficacia degli integratori alimentari arriva attraverso una costante pratica clinica, come avviene per i fitoterapici comunemente impiegati in ginecologia. In altri casi, come quelli descritti da Giovanni Scapagnini, professore associato di biochimica clinica presso l’Università del Molise, gli studi clinici portano a indagare sulle interazioni tra sostanze nutrizionali e funzionali presenti negli alimenti e corredo genetico umano, avviando filoni di ricerca avanzata di interesse internazionale.
Nei primi come nei secondi, è apparso chiaro che la ricerca scientifica applicata agli integratori alimentari si muova su un piano diverso rispetto a quella del farmaco.
Maria Laura Colombo, docente di Biologia Farmaceutica all'Università di Torino, ha ricordato che il 50% degli integratori alimentari in commercio in Italia sia a base vegetale e come il nostro Paese abbia sviluppato nei secoli una peculiare tradizione di cura più affine all'arte officinale e poco propensa al ricorso alla terapia chimica.
Nascono in questo contesto culturale e scientifico le legittime perplessità, fatte proprie da Federsalus, in merito alla volontà a livello europeo di applicare alle indicazioni salutistiche (health
claims) presenti nelle confezioni criteri di verifica scientifica tarati sul farmaco.
Acutamente, Giovanni Scapagnini ha fatto notare come esistano tutti gli strumenti per misurare il decorso di una malattia e l'efficacia di una terapia, mentre non esiste alcuno strumento di misurazione per verificare l'efficacia di un integratore nel conservare il benessere in soggetti sani. Così l'efficacia di un integratore alimentare, ad esempio, che abbassi il colesterolo può essere verificata sperimentalmente, mentre non esiste modo per misurare i risultati raggiunti da quanti fanno uso di antiossidanti. Tutto ciò, però, non fa degli antiossidanti una categoria priva di significato.

“Con questo convegno abbiamo voluto aprire una discussione chiarificatrice sulla reale valenza degli integratori alimentari, dato che fin troppo spesso sentiamo dire che sarebbero inutili in quanto basterebbe seguire una dieta varia per stare sani,” ha commentato Germano Scarpa, Presidente Federsalus, intervenendo a margine dei lavori. ”In realtà, molte persone sembra non abbiano compreso che oggi gli integratori concorrono, insieme ad altri atteggiamenti di vita, a stabilizzare il benessere e l'equilibrio fisiologico dell'organismo, che è qualcosa di diverso dall'idea di terapia e anche dal concetto di prevenzione delle malattie.”

L'INTERVISTA- Ma gli integratori alimentari migliorano davvero le prestazioni degli atleti? Affaritaliani.it lo ha chiesto a Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano. "Non ci sono prove perchè in realtà il problema dal punto di vista del doping si punisce chi attenta alla lealtà facendo cose che sono proibite proprio perchè rappresentano la possibilità vera o non vera di prendere un vantaggio rispetto ad altri attraverso sistemi che non sono l'allenamento. Ma non esistono integratori utili che aiutano l'organismo". E sulla composizione: "Sono fatti da vitamine, amminoacidi e prodotti sitentici. Ma non sono utili. Basta una dieta varia ed equilibrata. Non c'è bisogno di utilizzarli. Ad esempio l'uso della vitamina C sintetica può portare danni renali". E infine sulla vendita online: "La propaganda e l'ignoranza che si ha nel ritenere che le vitamine faccian sempre bene fa si che vengano utilizzati. Eppure basterebbe un'alimentazione varia ed equilibrata. Non c'è biosogno di altro".

LA REPLICA- In merito alle dichiarazioni del professor Silvio Garattini riportate nell'articolo “Integratori, usati da un italiano su due. Ed è polemica”, pubblicato on line in data odierna su Affari Italiani, FederSalus, federazione rappresentativa delle aziende che operano sul mercato italiano dei prodotti salutistici, non intende alimentare una contrapposizione dialettica nota, ma che - a suo modo di vedere - non ha ragione di sussistere su alcuni aspetti particolarmente pregnanti.

FederSalus precisa che i nutrienti, i complessi vitaminici e i principi bioattivi qualificati contenuti negli integratori alimentari, svolgono una funzione positiva sul benessere e sulle funzioni dell'organismo umano attestata da evidenze scientifiche, nella misura in cui siano assunti per integrare situazioni di carenza o squilibrio legate ad esempio ad un regime alimentare imperfetto e, nel caso degli sportivi, al superlavoro dell’organismo dovuto ad un’attività fisica intensa. Pertanto, gli integratori alimentari svolgono nello sport unicamente un'azione complementare e coadiuvante.
Pertanto, pur con il massimo rispetto per l'autorevolezza e l'indipendenza di giudizio del Direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano, FederSalus sottolinea con fermezza la funzione dell'integrazione alimentare nello sport, oggetto di un recente dibattito tenutosi il 14 aprile a Milano durante il convegno “Integratori alimentari e sano stile di vita. Le ragioni scientifiche dell'integrazione nella società moderna”.
La posizione in merito di FederSalus e delle aziende associate è pienamente allineata con i concetti espressi dal professor Marco De Angelis, docente della Facoltà di Scienze Motorie dell’Università dell’Aquila, in occasione del convegno.

«È necessario separare nettamente l'uso corretto, consapevole e mirato di integratori alimentari da qualsiasi abuso, sia di ordine quantitativo che qualitativo.  Se il secondo, nell’ottica del miglioramento artificiale e forzato delle prestazioni, è sempre da evitare e condannare, il primo è di giovamento allo sportivo perché se è dubbio che l'alimentazione normale oggi possa coprire sempre tutte le esigenze dell'organismo, è quantomeno ragionevole pensare che non riesca a farlo quando si pratica regolarmente uno sport, a qualsiasi livello ed età.» ha spiegato il Prof. De Angelis nel suo intervento.

L'esigenza di integrare la dieta dello sportivo emerge da una semplice ricognizione di tutte le differenze esistenti tra chi pratica sport e soggetti sedentari in termini di intensità del metabolismo per la produzione di energia, lavoro muscolare, dispendio di energie nervose, bilancio idrico-salino e processi quotidiani di crescita, riparazione e ricambio a livello muscolare, connettivale, cartilagineo e osseo.

«Va detto che a certi livelli di attività sportiva diventa improponibile la preparazione e il consumo di tutti i pasti “normali” che possano fornire tutti i nutrienti di cui l'organismo dello sportivo ha bisogno. Ci sono tipologie di allenamento e di gara che, semplicemente, sono incompatibili con un'alimentazione solo “normale”» ha aggiunto De Angelis. «È difficile che nella dieta di uno sportivo vi siano carenze tali da sconfinare nella patologia, ma l'obiettivo dell'integrazione è un altro: mettere l'organismo nelle migliori condizioni per sopportare lo sforzo sportivo senza danni e per trarne il massimo beneficio e stimolo. L'integrazione va considerata quindi come la risposta a una richiesta di benessere cui lo sportivo ha diritto perché si deve impegnare a livello fisico, mentale e nervoso enormemente di più di altre persone.»

 

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