India: c'è una vittima italiana
C'è anche un italiano tra le vittime delle inondazioni nel Ladakh. La Farnesina ha infatti comunicato che l'Unità di Crisi e l'Ambasciata a New Delhi hanno consistenti informazioni circa l'esistenza di un connazionale morto a causa delle inondazioni nella regione. Sono circa duecento gli italiani ancora bloccati a Ladakh, la regione himalayana che fa parte del Kashmir indiano, famosa per i monasteri tibetani e per il trekking. «Stiamo cercando di rintracciarli uno a uno, ma il compito è difficile a causa delle comunicazioni interrotte e delle strade bloccate» ha detto all'Ansa un fonte diplomatica dell'ambasciata italiana a New Delhi, aggiungendo che ci vorranno diversi giorni prima di avere un quadro chiaro sulle condizioni dei cittadini italiani.
Intanto non accennano a dare tregua le piogge torrenziali che da giorni devastano Cina, India e Pakistan. I soccorritori lavorano senza sosta per mettere in salvo le popolazioni colpite dalle alluvioni.
CINA - Nella provincia cinese di Gansu, nel nord ovest del Paese, dove interi villaggi sono stati sommersi da acqua, fango e massi, risultano disperse oltre 1.100 persone, mentre stando all’ultimo bilancio fornito dalle autorità il numero dei morti è salito a 337.
PAKISTAN - Situazione drammatica anche in Pakistan, dove oltre 13 milioni di persone sono state colpite dalle inondazioni. Secondo le Nazioni Unite si tratta di una catastrofe peggiore addirittura dello tsunami che colpì l’Asia meridionale nel dicembre 2004. Migliaia di persone sono fuggite dalla città di Muzaffargah, una delle principali città della provincia pachistana del Punjab, nel centro del Paese, a causa del rischio inondazioni. La città di Muzaffargah conta circa 250.000 abitanti. I residenti sono fuggiti dalle loro case dopo che le autorità hanno lanciato l’allarme per il rischio di possibili esondazioni dei fiumi della provincia. «C’è il caos», ha detto Mohammed Amir, un poliziotto che si trova in città. Secondo quanto ha detto un responsabile governativo nel distretto di Dera Ghazi Khan, l’allarme è stato lanciato solo dopo che le autorità hanno appurato l’esistenza del rischio di maggiori inondazioni. «Potrebbe anche non accadere nulla, ma la città è in pericolo», ha detto il responsabile all’Associated Press. Le persone colpite dalle inondazioni nelle ultime due settimane in Pakistan sono circa 13,8 milioni. Secondo il premier pachistano Yousuf Raza Gilani si tratta del più grave disastro naturale della storia del suo paese, mentre per le Nazioni Unite si tratta di una catastrofe peggiore dello tsunami del 2004.
INDIA - Lotta contro il tempo per salvare le vittime delle alluvioni anche in India e soprattutto nel Kashmir, dove il bilancio dei morti è salito a 165. Circa duecento italiani sono bloccati dalle inondazioni in Ladakh, la regione himalayana che fa parte del Kashmir indiano e famosa per i monasteri tibetani e per il trekking.
Sono circa duecento gli italiani ancora bloccati dalle inondazioni in Ladakh, la regione himalayana che fa parte del Kashmir indiano e famosa per i monasteri tibetani e per il trekking. «Stiamo cercando di rintracciarli uno a uno, ma il compito è difficile a causa delle comunicazioni interrotte e delle strade bloccate» ha detto all'Ansa un fonte diplomatica dell'ambasciata italiana a New Delhi, aggiungendo che ci vorranno diversi giorni prima di avere un quadro chiaro sulle condizioni dei cittadini italiani.
MARRACCHI- "I termini che fino a ieri usavamo abitualmente per descrivere le piogge eccezionali che colpivano l'Europa non danno più l'idea di quello che succede realmente oggi", spiega Giampiero Maracchi, responsabile dell'istituto. "A molti l'uso del termine monsone in uno scenario europeo sembrerà improprio, ma quello che sta accadendo ha caratteristiche simili alla dinamica dei monsoni. C'è l'umidità proveniente dall'Atlantico che si incanala dalla Gran Bretagna verso il Mediterraneo, dove trova l'onda calda che dai tropici si spinge sempre più lontano, sempre più vicino ai Poli. E c'è il contrasto tra questi due flussi, tra il mare di aria calda africana e la corrente di aria fredda atlantica: la massa di aria calda prima sale e poi si condensa, trasformandosi in piogge violente. Negli ultimi 15 anni ci sono stati tre episodi alluvionali sull'Europa centrale come quello che stiamo vivendo in questi giorni. E' un fenomeno recente collegato all'anomalia termica su scala globale: fino a pochi anni fa la spinta calda non arrivava così lontano con questa forza".
"L'energia in gioco cresce sempre più velocemente perché i gas serra sono una coperta termica che trattiene il calore", continua Maracchi. "Questo calore viene assorbito dal mare e scambiato con l'atmosfera: quest'anno le acque del Mediterraneo hanno viaggiato su valori 6 gradi sopra la media. Un'anomalia che innesca altre anomalie, anche anomalie che ci toccano da vicino. In Italia fino agli anni Novanta avevamo un'intensità di piogge che arrivava a 40 millimetri nell'arco di due o tre ore. Oggi siamo a 80 - 100 millimetri, con punte sempre più frequenti che superano i 250 millimetri: una cascata d'acqua che basta niente a trasformare in alluvione".
200 ITALIANI BLOCCATI A LADAKH
"IMPOSSIBILE ESCLUDERE LA PRESENZA DI VITTIME" - La Farnesina ha sottolineato che «non è possibile escludere, per il momento, la presenza di vittime tra i turisti stranieri». Il bilancio delle vittime tra i turisti stranieri, potrebbe intanto essere salito: P.K. Sinha, dell'aeronautica militare indiana, ha riferito all'Ansa di un cittadino straniero morto, di cui non si conosce ancora la nazionalità. Il corpo è stato visto dalle squadre di soccorso che con gli elicotteri hanno riportato a Leh circa 150 escursionisti, tra cui 3 italiani, intrappolati nella remota valle di Zanskar. Secondo quanto si è appreso ci sarebbero ancora due gruppi di italiani nei pressi del monastero di Lamayuru (sulla strada Srinagar-Leh bloccata). Altri si trovano in luoghi inaccessibili via strada in attesa dell'intervento di elicotteri. Ma la situazione è difficile anche per gli italiani che stanno cercando di rientrare. «Siamo bloccati all'aeroporto - ha spiegato Patrizia Caiffa, giornalista italiana in vacanza in India, da giorni bloccata all'aeroporto di Leh - sono partiti solo pochissimi voli, abbiamo aspettato otto ore sotto il sole ma non riusciamo ad acquistare un biglietto, siamo tutti stanchissimi e provati, c'e una disorganizzazione enorme da parte delle autorità indiane». Ed ha aggiunto: «ogni mattina, alle 4 andiamo all'aeroporto nel tentativo di poter acquistare un biglietto per il volo di rientro, ma non c'è mai la disponibilità per tutti».
DRAMMA PER LE POPOLAZIONI LOCALI - Al di là degli stranieri, continua il dramma per le popolazioni locali. Il bilancio delle vittime delle alluvioni causate da forti piogge cadute nella notte tra giovedì e venerdì è salito ulteriormente lunedì con il ritrovamento di altri corpi sotto la spessa coltre di fango e detriti che ha ricoperto parte della vallata di Leh e spazzato via alcuni villaggi come quello di Choglomsar e aumenta di ora in ora il numero degli sfollati. In totale l'esercito e l'aeronautica militare hanno portato in salvo lunedì circa 420 escursionisti indiani e stranieri da diverse vallate. Sono stati impiegati sei elicotteri Cheetah (particolarmente adatti al terreno) che hanno effettuato circa 60 voli dalla valle di Zanskar e dalla base di Skyu alla città di Leh. I soccorsi sono resi più difficili dal fatto che gli elicotteri rischiano di rimanere impantanati nel fango. E i recuperi devono spesso essere effettuati in volo. Di ben più vaste proporzioni resta invece l'emergenza che da due settimane ha messo in ginocchio il Pakistan colpendo ben 15 milioni di persone. Anche oggi in larga parte del paese sono continuate le piogge anche se meno intense rispetto ai giorni scorsi. Decine di migliaia di persone sono state costrette a lasciare le case allagate per lo straripamento del fiume Indo nella provincia meridionale del Sindh dove da giorni è allarme rosso. Il maltempo continua a bloccare l'invio di elicotteri di soccorso nelle zone montane isolate a causa del crollo di strade e ponti. Nella valle di Swat, dove oltre un anno fa la popolazione è stata costretta a a sfollare per via della guerra contro i talebani, circa 600 mila persone sono in disperato bisogno di cibo, acqua e tende. L'Onu ha detto, che per numero di persone disastrate, le inondazioni sono state più devastanti del terremoto di Haiti e dello tsunami.



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