I dubbi sul caso Ingroia
Di Pietro Mancini
Appare saggia, serena ed equilibrata la decisione del Guardasigilli di non aprire alcuna azione disciplinare contro Antonio Ingroia. Sabato, a Roma, il procuratore aggiunto della DDA di Palermo, 52 anni, aveva arringato i manifestanti anti-Cavaliere, bocciando la riforma della giustizia del governo e il presunto tentativo del premier e del Guardasigilli di "azzoppare lo Stato di diritto e sfigurare i suoi principi fondamentali". "Occorre essere molto lucidi - ha spiegato Alfano -. La riforma necessita di tenacia e perseveranza. L'esternazione a Roma di Ingroia? Ne deve rispondere alla legge, alla sua coscienza e alla deontologia professionale". Giulianone Ferrara, invece, ha chiesto l'intervento del capo dello Stato e Presidente del CSM, Giorgio "Morfeo" Napolitano.
Una delle inchieste, che la toga siciliana coordinò - quando la Procura di Palermo era diretta da Giancarlo Caselli, da sempre molto vicino a Luciano Violante - coinvolse, come imputato, il senatore palermitano del PdL, Marcello dell'Utri, accusato di aver fatto da ponte tra mafia siciliana e mondo imprenditoriale del Nord. E il rappresentante della pubblica accusa ottenne una prima stangata per Dell'Utri nel 2004: 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, pena ridotta di 2 anni in appello il 29 giugno 2010. Tuttavia, il senatore fu assolto per le condotte successive al 1992, poiché i giudici ritennero non provato il "patto di scambio" politico-mafioso con Cosa Nostra. Durante l'indagine preliminare, fu indagato anche Silvio Berlusconi, ma poi la sua posizione fu archiviata.
Un mese fa, ai microfoni di "Radio 24", Ingroia ha sostenuto che il boss mafioso, latitante da molti anni, Matteo Messina-Denaro "potrebbe essere tentato da un nuovo progetto stragista". "Non voglio fare la Cassandra", ha continuato, "ma siamo in una fase delicata e di difficoltà politico-istituzionale, alla vigilia di quella che può essere la terza Repubblica. Ed è questo il momento in cui, in genere, il potere mafioso cerca di fare sentire la sua voce ed incidere in qualche modo". Dovrebbe, tuttavia, spettare alle toghe non prevedere, genericamente, tragici eventi, bensi' anticipare, per quanto possibile, le mosse dei boss.
Se Ingroia sa qualcosa, perché ne parla? Dovrebbe tacere e indagare, senza esternare, a ruota libera, su argomenti cosi' delicati. Del magistrato palermitano, si parlò molto a proposito di un periodo di vacanza che, nei primi anni Duemila, trascorse, in Sicilia, assieme al suo grande amico, Marco Travaglio, e al maresciallo della Guardia di Finanza, Giuseppe "Pippo" Ciuro. Ingroia e Ciuro, d'estate, affittavano due villette al mare, l'una accanto all'altra. All'epoca, il sostituto della Procura di Palermo stava indagando su Marcello Dell'Utri e Ciuro collaborava alla delicata istruttoria. Tanto che, il 26 novembre 2002, il sottufficiale partecipò con Ingroia - che Ciuro definiva, rispettosamente, "il professore"- all'interrogatorio di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, dopo aver scritto, personalmente, un'informativa sul Cavaliere.
Nel periodo della vacanza siciliana, Ciuro era già indagato per favoreggiamento di un prestanome di Bernardo Provenzano, il noto e influente manager della sanità privata siciliana, ingegner Michele Aiello. Fu la sesta sezione penale della della Cassazione, nel 2008, a rendere definitiva la condanna a 4 anni e 8 mesi per Ciuro, ritenuto una delle "talpe" della Dda di Palermo. Quell'estate, però, Ingroia sapeva già tutto, ma l'allora Capo della Procura, Pietro Grasso, gli aveva chiesto di far finta di nulla per non destare sospetti. Ovviamente, anche Ciuro sapeva delle indagini su di lui. L'unico che, insomma, non avrebbe saputo nulla era Travaglio. Ciuro passava notizie all' ing.Aiello, qualche mese fa condannato, in via definitiva, a 15 anni per associazione mafiosa. Ingroia, dunque, lasciò che l'amico Travaglio si godesse le vacanze - per il costo e per il pagamento fu duramente redarguito, su "La Repubblica", da Giuseppe d'Avanzo - assieme, in piscina e sulla spiaggia, con la famiglia al seguito.... Come Caselli, infaticabile relatore a convegni, programmi TV, in primis "Annozero" di Michele Santoro, e dibattiti, Ingroia, sinora, non è mai intervenuto sulla vicenda del carcere duro per un folto plotone di boss e picciotti mafiosi, che venne, improvvisamente, revocato, nel 1993, all'epoca del governo, presieduto da Carlo Azeglio Ciampi, dall'allora Guardasigilli, il professor Giovanni Conso.



Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.

















