Influenza, informazione o consigli per gli acquisti?
Di Renato Palma (medico psicoterapeuta)
Rifletto: è da un po' di tempo che non ho notizie. Fino a qualche giorno fa stavo in guardia, vigile, col fiato sospeso e l'orecchio teso. Aspettavo. Aspettavo. Io aspettavo e non succedeva niente. Così, con il passare del tempo, lo ammetto, me ne ero quasi dimenticato. Eppure si trattava di un appuntamento rituale, come il Natale o il capodanno, che veniva costantemente, e cocciutamente, ripetuto anno dopo anno. Per qualche motivo, invece, quest'anno tutto taceva.
Così, come spesso succede nelle vicende umane, dopo tanta attesa, tanta curiosità, e una certa dose di preoccupazione, il silenzio protratto, persino ostinato, ha generato oblio, e, perché no, serenità. Anche una certa soddisfazione. Mi ero cullato nell'idea che l'esperienza avesse finalmente insegnato qualcosa. In tutti i casi passati, gli allarmi, rivelatosi ogni volta ingiustificati, sicuramente avevano convinto chi di dovere a lasciarmi tranquillo. Poi la sorpresa. Mentre viaggio in macchina, alle prese con il traffico, e ascolto distrattamente la radio, mi raggiunge la solita terribile notizia: l'influenza è tornata e ha già mietuto un paio di vittime. Non solo, ma il picco di contagiosità, neanche a dirlo, non è alle mie spalle. E' atteso per fine mese. Quindi chi ha tempo non aspetti tempo.
Che faccio, mi chiedo? Sorrido della solita notizia "al lupo, al lupo!" ricordando l'aviaria, la suina, e tutte le altre pandemie annunciate e mai arrivate? Oppure, seguendo l'ondata emotiva, mi attivo per vaccinarmi, cerco di mettere a tacere una sottile paura per il futuro e, contemporaneamente, faccio un favore alla solite case farmaceutiche, che negli ultimi anni sono state in affanno per l'enorme numero di dosi di vaccino non vendute? E penso a quanto è diventato labile il confine tra informazione corretta e pubblicità. E a come la nostra organizzazione sociale abbia rotto qualsiasi rapporto di fiducia, non solo fiducia nella nostra capacità di affrontare un'influenza, ma fiducia in chi dovrebbe avere a cuore solo la nostra salute, facendoci sempre sospettare che dietro a tutto ci sia solo la legge del profitto. O no?
Il profilo: chie è Renato Palma - Nato nel 1952, laureato in medicina a Firenze nel 1976, psicoterapeuta, dopo aver pubblicato nel 1983 "Malattia come sogno" sul rapporto medico paziente, ha continuato la sua riflessione sulle dinamiche del potere all'interno delle relazioni educative e terapeutiche, fino ad investire anche le problematiche del soggetto nelle società dell'opulenza post-moderna. Di questo nuovo interesse è frutto il saggio Economia e felicità, una proposta di accordo, pubblicato in Economia come impegno civile (curatori Luigino Bruni e Vittorio Pelligra, Città Nuova Ed., 2002). Nel novembre del 2009 ha pubblicato "I sì che aiutano a crescere" (ETS editore).



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