Il santo si inchina al boss. Il sindaco lascia la processione

La processione di San Catello, santo patrono della citta' vesuviana di Castellammare di Stabia, era al centro di controlli dell'amministrazione comunale e divergenze tra il sindaco Luigi Bobbio e il vescovo Felice Cece. Il motivo: l'omaggio, da qualche anno, di uno stop del corteo davanti casa del boss Raffaele Raffone, soprannominato "Battifreddo", un affiliato al clan D'Alessandro che sta scontando una pesante pena detentiva (ai domiciliari, visto che il regime carcerario è incompatibile con le sue precarie condizioni di salute. Un affronto ai valori connessi alla legalita' che ha spinto Bobbio nelle scorse settimane a chiedere un 'monitoraggio' su eventuali legami con clan dei portatori della statua e degli organizzatori della festa. Oggi l'appuntamento, e l'immancabile strascico polemico.
Dopo la messa, celebrata nella Cattedrale, la processione e' partita; poco dopo le 11, e cioe' circa un'ora dall'inizio dei festeggiamenti, il sindaco si toglie la fascia tricolore, ritira il gonfalone e lascia il corteo con la sua giunta. La statua era arrivata all'altezza della chiesa di Santa Fara, poco distante dall'abitazione del capoclan, Raffone era al balcone e qualcuno avrebbe anche intravisto un saluto al boss partire dai portatori. Il sindaco Bobbio aveva chieso al vescovo Cece di far deviare il percorso tradizionale della processione, evitando cosi' il passaggio per la chiesa di Santa Fara e, inevitabilmente, davanti alla casa del boss. Il presule ha preferito invece mantenere la tradizione. Bobbio era accanto a lui, dietro la statua del santo, fino a quando non si e' arrivati al punto oggetto di pareri contrastanti. Rispetto al passato, pero', la chiesa di Santa Fara non era aperta e la statua di San Catello non e' stata fatta 'inchinare' dai portatori davanti il balcone di Raffaele Raffone.
Un gesto che non è passato inosservato e che al momento è stato letto come una presa di distanza dal vescovo, con il quale in passato c'erano state incomprensioni proprio sull'inopportunità di quella sosta. Proprio per sgombare il campo dalle polemiche con la chiesa, Bobbio ha subito dopo chiarito che "con monsignor Cece c'era pieno accordo sul fatto che il corteo non si fermasse lì, il vescovo aveva dato disposizioni chiarissime", ed ha poi incontrato il vescovo per ristabilire una tregua a sua detta mai infranta: "Il marcio sta nella decisione dei portatori, o almeno di alcuni di essi. Chiederò alla polizia di verificare se le identità dei portatori corrispondono a quelle fornite al Comune, ma mi meraviglierei se si scoprisse che ci sono state sostituzioni di persona; in ogni caso chiederò che sin dalla prossima processione si provveda a un avvicendamento dei portatori, allo scopo di evitare che episodi del genere si ripetano".
Salvatore Russo diffonde, a nome dei gruppi consiliari di Pd, Sel e Idv, una sferzante nota in cui si definisce il gesto di Bobbio "l'ennesima sceneggiata di un guitto "sindaco" pro tempore, che fuoriesce dalla processione del santo patrono in nome di un millantato gesto contro la camorra", mettendo in essere "un colpo di teatro per coprire il diffuso malessere di una città vittima di un enclave affaristico incapace di dar risposte alle emergenze del territorio", e invitandolo dimettersi.



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