Inchiesta G8/ Minzolini difende Bertolaso
Giovedì, 18 febbraio 2010 - 20:47:00
«Le intercettazioni non sono prove», eppure sono alla base di una «condanna mediatica» le cui vittime pagano già «la loro pena davanti alla società», prima del verdetto dei giudici, cosa che «può accadere anche a Bertolaso». In questi termini Augusto Minzolini, direttore del Tg1, è intervenuto, nel corso dell'edizione delle 20, con un editoriale sull'inchiesta sul G8 che ha coinvolto anche il capo della Protezione civile.
«Le intercettazioni - ha sottolineato Minzolini - sono strumenti di indagine, non sono prove, e lo sanno bene anche i magistrati. Al telefono si usa un linguaggio diverso rispetto a quello che si userebbe davanti a un pubblico ufficiale, ma non si può condannare una persona per un aggettivo se non c'è una prova».
Questo, tuttavia, «non accade in virtù di una sorta di condanna mediatica - ha aggiunto il direttore del Tg1 - che deriva dalla pubblicazione delle intercettazioni. E il condannato mediatico, se pure dimostra la sua innocenza davanti a un tribunale, la sua pena la sconta già davanti alla società. Cosa che può accadere anche a Bertolaso». Tutto ciò, secondo Minzolini, accade perchè «siamo in campagna elettorale e puntualmente le inchieste giudiziarie sostituiscono la campagna elettorale: è successo l'anno scorso con la vicenda delle escort, mentre quest'anno il primo giorno della par condicio siamo stati sommersi dalla pubblicazione di un mare di intercettazioni. Tutto finirà il giorno dopo il voto, ma intanto - ha concluso Minzolini - l'intero Paese subirà un altro colpo».
«Devo ricordare a Minzolini che il giornalista è il cane da guardia della democrazia, non il cane da guardia del potere. Quello sulle intercettazioni di stasera allunga la serie di esemplari editoriali faziosi»: così il segretario dell'Usigrai Carlo Verna commenta l'editoriale del direttore del Tg1 Augusto Minzolini che - a proposito dell'inchiesta sul G8 - parla di 'gogna mediaticà a ridosso delle elezioni. «Non perchè un'opinione possa essere considerata buona e un'altra cattiva - spiega Verna -: il punto sta nella coincidenza sistematica delle esternazioni del direttore del Tg1 con le posizioni del presidente del Consiglio. Valutazioni le sue che fruiscono dell'autostrada di un tg storicamente di massimo ascolto e storicamente di profilo istituzionale. Nessuno dei predecessori di Minzolini è mai entrato così come un elefante in una cristalleria, sapendo che i cittadini utenti sono molto meno certi su quando finisca il diritto di sapere e quando cominci il diritto alla riservatezza». «Abbiamo assistito ad una brutta pagina di propaganda di governo. Non so neanche se Bertolaso (per quanto riguarda ciò che è a mia diretta conoscenza di giornalista, sicuramente bravo nel caso rifiuti di Napoli, ma non per questo non sindacabile dalla magistratura) - conclude Verna - possa essere contento di un'operazione così costruita, servile, di una difesa cosìa gamba tesa. Altro che par condicio».
«Le intercettazioni - ha sottolineato Minzolini - sono strumenti di indagine, non sono prove, e lo sanno bene anche i magistrati. Al telefono si usa un linguaggio diverso rispetto a quello che si userebbe davanti a un pubblico ufficiale, ma non si può condannare una persona per un aggettivo se non c'è una prova».
Questo, tuttavia, «non accade in virtù di una sorta di condanna mediatica - ha aggiunto il direttore del Tg1 - che deriva dalla pubblicazione delle intercettazioni. E il condannato mediatico, se pure dimostra la sua innocenza davanti a un tribunale, la sua pena la sconta già davanti alla società. Cosa che può accadere anche a Bertolaso». Tutto ciò, secondo Minzolini, accade perchè «siamo in campagna elettorale e puntualmente le inchieste giudiziarie sostituiscono la campagna elettorale: è successo l'anno scorso con la vicenda delle escort, mentre quest'anno il primo giorno della par condicio siamo stati sommersi dalla pubblicazione di un mare di intercettazioni. Tutto finirà il giorno dopo il voto, ma intanto - ha concluso Minzolini - l'intero Paese subirà un altro colpo».
«Devo ricordare a Minzolini che il giornalista è il cane da guardia della democrazia, non il cane da guardia del potere. Quello sulle intercettazioni di stasera allunga la serie di esemplari editoriali faziosi»: così il segretario dell'Usigrai Carlo Verna commenta l'editoriale del direttore del Tg1 Augusto Minzolini che - a proposito dell'inchiesta sul G8 - parla di 'gogna mediaticà a ridosso delle elezioni. «Non perchè un'opinione possa essere considerata buona e un'altra cattiva - spiega Verna -: il punto sta nella coincidenza sistematica delle esternazioni del direttore del Tg1 con le posizioni del presidente del Consiglio. Valutazioni le sue che fruiscono dell'autostrada di un tg storicamente di massimo ascolto e storicamente di profilo istituzionale. Nessuno dei predecessori di Minzolini è mai entrato così come un elefante in una cristalleria, sapendo che i cittadini utenti sono molto meno certi su quando finisca il diritto di sapere e quando cominci il diritto alla riservatezza». «Abbiamo assistito ad una brutta pagina di propaganda di governo. Non so neanche se Bertolaso (per quanto riguarda ciò che è a mia diretta conoscenza di giornalista, sicuramente bravo nel caso rifiuti di Napoli, ma non per questo non sindacabile dalla magistratura) - conclude Verna - possa essere contento di un'operazione così costruita, servile, di una difesa cosìa gamba tesa. Altro che par condicio».



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