L’immobilità dell'Aquila a due anni dal sisma. Il reportage di Affari

Mercoledì, 6 aprile 2011 - 09:00:00

Di Ivan Vadori

Dalle 3.32 del 6 aprile 2009 L’Aquila è caduta in un profondo sonno,
quasi a emulare il gigante del Gran Sasso raffigurato tra le rocce della montagna più alta degli Appennini. Tra i media nazionali e nei talk show (FORUM di Canale 5) la visione della ricostruzione è falsamente rappresentata. Affaritaliani.it ha varcato la “Zona Rossa” della città e ha visitato il centro storico del capoluogo dell’Abruzzo a due anni dal sisma. Regna un silenzio assordante tra i vicoli della città, l’unico rumore percepito proviene dalla jeep degli Alpini che controllano gli eventuali visitatori e sciacallaggi. Penetra nelle narici un odore secco e graffiante di macerie. In una città fantasma la sensazione è la medesima di un funerale appena in corso, solo che questa volta non è il caro estinto a essere deceduto, ma un’intera comunità. Poche insegne e striscioni rivendicano la voglia di ricominciare: “RIPRENDIAMOCI LA CITTÀ” –“JEMO ‘NNANZI” – “NOI ALLE 3.32 NON RIDEVAMO”.



LE IMMAGINI



STRADE DESERTE- Sono deserte le vie principali de L’Aquila: Corso Vittorio Emanuele e le sue laterali Corso Umberto e Via S. Bernardino -che secondo la pianificazione urbanistica del cardo e decumano formano una croce-  prima del terremoto erano un pullulare di gente. Ora c’è solo qualche “turista” a fotografarne i segni del sisma.

Dove sono gli operai? Dove sono i tecnici? Scoviamo una decina di addetti ai lavori che spostano le macerie e procedono lentamente alla salvaguardia degli edifici. Legno e ferro ricoprono ogni stabile, ogni chiesa, monumento, ogni angolo della città. L’Aquila è interamente fasciata da puntellamenti, in un vero stato di sospensione. In alcune case non è concesso entrare neanche ai proprietari per il pericolo dei crolli. Se un’abitazione verrà demolita ne sono coinvolti tutti gli stabili intorno poiché un crollo potrebbe generarne altri. Ed ora dal momento in cui L’Aquila è stata messa in sicurezza quando comincerà la sua rinascita? Si è deciso che ogni quartiere dovrà costituire un consorzio per poi chiedere una stima di fondi per la ricostruzione. E quando arriveranno? I tecnici in loco parlano di almeno 20 anni per la messa in opera di una “nuova” L’Aquila.



LE IMMAGINI

NIENTE CASE PER I PROSSIMI ANNI- Gli aquilani si sono organizzati poiché hanno compreso che difficilmente potranno rincasare nei prossimi anni. C’è chi ha deciso di scappare definitivamente, chi invece accolto da famigliari si sta rifacendo una nuova vita in periferia. Circa 1.000 sono i residenti aquilani ancora ospiti degli alberghi della costa. I più fortunati occupano le “piastre” costruite dopo il sisma dislocate in 18 aree periferiche. Altri ancora sono in affitto e vengono rimborsati mensilmente dai fondi concessi per la ricostruzione.

La gestione economica è visibile al sito http://www.commissarioperlaricostruzione.it dove mensilmente i dati vengono aggiornati. Intanto fuori dal centro un piano regolatore sghembo lascia costruire chiunque abbia un pezzo di terra, locali fuori norma, bungalow di legno diventano pub. E ora il 6 aprile 2011 si “celebreranno” i due anni del sisma, ma l’unico benvenuto sarà il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, gli aquilani non desiderano la presenza di nessuna altra istituzione. Si sentono traditi, offesi. Continuano ad attendere. Chissà per quanto.
Chi vuole veramente capire come procede la ricostruzione di L’Aquila, deve vederla. Non ci sono molte parole per descriverla, le immagini parlano da sole. 

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