Immigrati/ Ok del CdM al permesso a punti
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In pratica: si entra con una "dote" di 16 punti. L'espulsione dal territorio nazionale scatta quando si raggiunge quota "zero", fermo restando che se non si incrementa la dote e non si arriva a 30, mostrando chiari segnali di integrazione (conoscendo la lingua, in primis, ma anche la cultura italiana, nonchè garantendo l'istruzione ai figli, o acquisendo loro stessi dei titoli di studio superiori) si rimane comunque a rischio. Insomma, l'immigrato si impegna con lo Stato italiano e guadagna crediti in base ai livelli che riesce a raggiungere. La sorta di "contratto" viene stipulato al momento dell'accesso in Italia (interessati gli stranieri tra i 16 e i 65 anni) e dura 2 anni. Per i minori è previsto l'impegno da parte dei genitori. Ovviamente, in caso di condanne, illeciti, ecc... l'iter è contrario e i punti si perdono e, toccata quota zero, scatta l'espulsione. Le verifiche biennali spetteranno allo sportello unico per l'immigrazione delle prefetture.
L'ok da parte del governo è arrivato dopo una serie di modifiche richieste da diversi ministri, che ha comportato un ammorbidimento del testo iniziale. Inizialmente, tra l'altro, il meccanismo prevedeva l'ingresso con zero punti e implicava che l'immigrato dovesse conquistarne sul posto una quantità suficiente per passare la verifica.
Altre modifiche sono state sollecitate dai ministri Giorgia Meloni e Mara Carfagna. In particolare, nel regolamento è prevista l'obligatorietà dell'accordo di integrazione nella fascia di età che va dai 16 ai 65 anni. Da questo impegno però, come richiesto dal ministro della Gioventù, saranno esentati quei giovani che hanno completato il ciclo della scuola dell'obbligo, che già di per sé rappresenta un chiaro segnale di integrazione. Quanto alla Carfagna, ha ottenuto l'esenzione del permesso a punti per i disabili e per chi è vittima della tratta di esseri umani. Unico punto ancora da definire, le sedi nelle quali tenere i test di conoscenza della lingua italiana.



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