Immigrati, sciopero del 1 marzo: "Se i migranti non ci fossero sarebbe una paralisi"
Di Benedetta Sangirardi
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Affaritaliani.it ha chiesto qualcosa di più su questa manifestazione a Stefania Ragusa, Presidente del coordinamento Nazionale 1 marzo 2010 e giornalista
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Uno sciopero di tutti gli immigrati, la prima volta in Italia
"Non dobbiamo essere toppo rigidi nel concetto di sciopero. Il nostro obiettivo non è non far lavorare gli immigrati il 1 marzo, ma è lanciare un messaggio alla società italiana, un messaggio culturale, politico. che riguarda il valore della migrazione, l'importanza dei diritti, tutti, nella società e nella democrazia siano difesi. E il terzo punto è far capire che in questa opera di difesa dei diritti, gli italiani, gli stranieri, le seconde generazioni, le coppie miste... siamo tutti insieme e costituiamo un soggetto sociale nuovo, forte, non lacerato da contrapposizioni, ma consapevoli di essere nello stesso sapere
Allora niente astensione dal lavoro?
"Certo, è uno degli aspetti dell'iniziativa. Noi ci auguriamo che i sindacati ci siano, partecipino, che lo inducano. Ma ci sono lavoratori che non possono scioperare in questo senso, come operai precari, colf, badanti non contrattualizzate, che parteciperanno in altro modo. Con lo sciopero degli acquisti, sciopero della fame. Sono tutte forme di protesta non violente. Perchè deve essere chiaro che la nostra manifestazione nasce con carattere non violento e vuole essere non violento.
La manifestazione è stata lanciata in Franca dalla giornalista Nadia Lamarkbi. Ti domando quello che lei si è domandata. Che cosa accadrebbe se l'Italia si svegliasse senza immigrati?
"La paralisi. Proviamo a pensarlo. Un giorno in cui spariscono le badanti e le baby sitter, un giorno in cui spariscono gli operai dalle fabbriche, dai campi. O pensiamo ai servizi di sicurezza. A Milano chi fa i servizi di sicurezza? I senegalesi. Se andassero via vorrebbe dire libertà di rubare un po' ovunque. Sarebbe quindi una cosa che sconvolgerebbe la nostra società. Non ci sarebbe più nessuno che vende la frutta. Ma non perché gli immigrati siano più importanti di noi, ma perché ormai viviamo in una società in cui bisogna integrarsi per forza".
Che idea ti sei fatta dei fatti di Rosarno?
"Sono indignata per tutto quello che è successo. I ragazzi immigrati che hanno regito hanno sbagliato, hanno perso la testa. Non si reagisce mai con la violenza.
C'entrano il lavoro nero e lo sfruttamento?
Certo che c'entrano. Persone che comunemente vengono prese a pallettoni, ingiuriate, offese, costrette a vivere come bestie. Non ci si può meravigliare se ad un certo punto perdono la testa. E lo sfruttamento dei lavoratori a Rosarno era già sotto gli occhi di tutti, non è una qualcosa che scopriamo adesso. Ma in diversi contesti della Calabria ci sono state politiche di integrazione e la situazione è calma, in cui si riesce a convivere. E questo dimostra che anche nella difficile Calabria è possibile creare l'integrazione
Il ministro Gelmini ha fissato il tetto del 30% sugli stranieri nelle classi. Che cosa ne pensi?
"Mi lasciano sempre perplessa gli interventi geometrici statistici su..."
Ma, secondo il ministro, è un modo per evitare le classi ghetto
"Ripeto. Non amo le misure rigide. Ma se vanno insieme ad altre indirizzate a valorizzare la presenza di bambini di tanti colori e a sviluppare l'arricchimento che questo può dare, allora sarà utile. Ma se rimane un provvedimento isolato come troppo spesso accade in Italia, non porterà da nessuna parte. Lo vedremo".



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