"Ilva, le emissioni di diossina sono crollate". L'Idv: "Vendola non dica bugie"

Mercoledì, 28 dicembre 2011 - 13:57:31

La media di emissione annuale di diossina nello stabilimento Ilva di Taranto, pari nel 2011 a 0,0389 ngTEQ/Nm3, inferiori al limite di 0,4 dei criteri previsti dalla legge regionale 8/2009 è "di pieno controllo" e indica che "si è voltato pagina". Lo hanno sottolineato oggi a Bari i presidenti della giunta regionale pugliese, Nichi Vendola e dell'Arpa Puglia, Giorgio Assennato, incontrando i giornalisti per spiegare che "i risultati raggiunti dimostrano come il coraggio della Puglia di imporre a uno dei gruppi più importanti d'Europa investimenti in tecnologie ambientali - ha detto Vendola - può divenire modello per attenuare le criticità ambientali del Paese e la legge pugliese può essere una sorta di apripista per una proposta di legge popolare".

La storia della diossina a Taranto, riassunta da Assennato, parte dal 1994 quando l'emissione annua di diossine, in presenza di due impianti di agglomerazione, AGL1 e AGL2, era stimata in crica 800 grammi; nel 1999, installati gli elettrofiltri MEEP, le emissioni passarono a 450 grammi e dal 2006, anno in cui l'Arpa ha iniziato il campionamento, a oggi si sono via via ridotte da 200 agli attuali 3,5 grammi. "Credo non ci sia un altro contesto al mondo in cui - ha aggiunto il presidente Vendola - nel pieno della crisi che ci ha colpito mentre stavamo prendendo il volo, abbiamo scritto una legge di contrasto, indesiderata e non voluta che ha imposto il tema del si deve cambiare e non del si deve chiudere una fabbrica in cui Taranto ha 15mila occupati diretti e 6-7mila nell'indotto".

"Non ci siamo coperti gli occhi per non vedere un problema - ha detto ancora - ma costruito un percorso epocale con 100 punti da rispettare e una legge che in due anni ha ridotto le emissioni. I benefici però riguardano il presente e il futuro - ha avvertito Vendola - le bonifiche per i veleni sedimentati per mare e per terra in Puglia fanno parte di un'altra partita che abbiamo aperto e continueremo su Brindisi, Taranto, Manfredonia, ma per la quale occorrono risorse sufficienti. Non c'è inquinamento a cui non abbiamo dichiarato guerra e i risultati ci dicono anche che comincia a diffondersi l'idea della convenienza economica della tutela e della protezione ambientale. I risultati di eccellenza raggiunti - ha specificato il presidente Arpa - sono dovuti alla sinergia con la Regione che ci ha messo in condizioni di poter operare; la nostra attività di monitoraggio è a sorpresa e dunque non consente che l'Ilva interferisca. E anche dal punto di vista dei tumori - ha aggiunto - possiamo dire che dal 2007 il trend è migliorato per mortalità e incidenza e aspettiamo l'accreditamento da parte del Registro nazionale tumori per Taranto".

 "È un dato storico che ci consente di fare di Taranto - ha concluso l'assessore regionale all'ambiente, Lorenzo Nicastro - un caso di sviluppo ecosostenibile anche dal punto di vista ambientale".

LA REPLICA DI PATRIZIO MAZZA - E' stato fatto solo un passo avanti”. Nota del Consigliere regionale de l’Italia dei valori, Patrizio Mazza in merito alle dichiarazioni del Presidente Vendola circa le emissioni di diossina Ilva.

Che la legge regionale antidiossina sia stato un passo avanti per la regione Puglia per incidere nel controllo delle emissioni inquinanti, delle sole diossine, non vi è dubbio; ma da qui a dire che l’industria pesante è diventata ormai ecocompatibile e conseguentemente accettabile per un progetto di sviluppo futuro sostenibile a favore delle nuove generazioni ce ne passa! Accade che a Taranto vengono diagnosticati tumori devastanti ed inusuali proprio per l’età in cui si manifestano, come quello da me conosciuto di una ragazza di poco più di 30 anni, che abita ai Tamburi, ammalatasi di una grave forma di mieloma, che scientificamente si riscontra quasi esclusivamente nella terza età. Accade che, sebbene anche il fratello abbia manifestato tale malattia morendo a soli 48 anni, posso permettermi di affermare che non si può certo parlare di famigliarità della malattia visto e considerato che i relativi genitori sono vivi e vegeti. Accade, quindi, che il nocciolo della questione risiede nel fatto che i suddetti ragazzi sono nati sotto le ciminiere della grande industria, come per buona parte degli abitanti dei Tamburi, e che la genetica se costantemente insidiata dagli inquinanti di cui l’ambiente è intriso manifesta il cosiddetto danno genotossico.

Non mi si dica che la diossina è drasticamente calata, quando per bocca di tecnici dell’ARPA apprendiamo che il rilevamento sulle ciminiere si verifica quando gli impianti sono in minor produzione. Ecco perché chiedo di fare i rilievi quando gli impianti, come si può notare in reiterate notti, soprattutto nei week end e prefestivi, lavorano a pieno regime, come del resto suggerito nella mia proposta di legge sanitaria“Prevenzione della incidenza di tumori da inquinanti industriali”, presentata l’anno scorso e fino ad oggi mai discussa in regione; e preciso che i risultati di cui si discute sono riferiti alle sole diossine, mentre vorrei proprio sapere gli ulteriori inquinanti dove finiscono oltre che nell’aria.

Reputo che se si crede alle affermazioni di ridotto inquinamento si deve avere il coraggio di dire che si può riprendere la produzione di mitili nel primo seno del Mar Piccolo, altrimenti è un controsenso dire che c’è una forte riduzione delle emissioni e dall’altro dire che i mitili non si possono coltivare per eccesso di diossina; come lo spieghiamo altrimenti alla gente che il risultato stride con l’attualità delle cose? Se la grande industria creasse uno sviluppo reale con economia in progressione e con prospettive di lavoro variegato per i giovani, forse il ‘rischio di ammalarsi’ avrebbe un senso, non etico, non logico, a mio parere non giustificabile, eppure risponderebbe, come mi dicono taluni personaggi eruditi, a delle leggi economiche, ma così non è! Infatti, assistiamo ad un progressivo impoverimento e perdita di possibilità di lavoro e sviluppo per molti altri settori e comparti produttivi.

Sarebbe meglio se il Presidente della Puglia iniziasse a prestare più attenzione alla economia reale di questa provincia ionica, rappresentata: da un agroalimentare ormai in crisi, anche per merito della grande industria, dalla zootecnia ormai inesistente per via dell’abbattimento di tutti i capi di ovini e caprini contaminati da diossina, e per finire dalla mitilicoltura, un tempo nostro fiore all’occhiello, attualmente in fermo tecnico sanitario. Stiamo difendendo gli ulivi monumentali con legge regionale ma non incentiviamo il futuro dell’ulivo nell’area ionica. Se ponessimo più attenzione ai controsensi e facessimo meno ricorso al potere surrettizio della politica sicuramente renderemmo un servizio migliore alle generazioni future”.



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