Ratzniger ha scelto un tradizionalista. Venezia, il nuovo Patriarca è Moraglia.

Qualcuno si era insospettito quando il vescovo di La Spezia Francesco Moraglia aveva disdetto la conferenza stampa del 24 gennaio. Ora si è capito come mai. Si era detto che non voleva rispondere alle domande dei giornalisti dopo la consueta messa e incontro sull'azione pastorale. Invece il vescovo si trovava a Roma. Era stato invitato dal prefetto per la Congregazione dei vescovi, il canadese Marc Ouellet, per la sua nuova nomina a Patriarca di Venezia.
Moraglia prenderà il posto di Angelo Scola, trasferitosi a Milano, a partire dal prossimo 25 marzo. L'annuncio dato martedì a mezzogiorno in contemporanea dalla diocesi di La Spezia, da quella di Venezia e dalla sala stampa del Vaticano. Finisce così la lunga attesa, ben sette mesi, per sapere il nome del successore di Scola.
Il nuovo Patriarca ha 59 anni ed è un franco ratzingeriano, tradizionalista, intellettuale e presidente della Fondazione comunicazione e cultura della Cei, che però non ha esitato a spedire i seminaristi a spalare fango in occasione dell'alluvione in Liguria. La diocesi di Venezia è prestigiosa, ha dato tre pontefici come Pio X, santo, Giovanni XXIII, beato, e Giovanni Paolo I, sulla via della beatificazione. Ma è anche terra di operai e fabbriche che chiudono, famiglie sul lastrico che hanno fame di speranza. Papa Ratzinger ha voluto proprio Moraglia dopo una consultazione con il gotha dei vescovi italiani che ha visto il parere concorde di Ruini, Biffi, Caffarra, Sepe, Bagnasco e Nosiglia.
Don Pistolato, direttore della Caritas della diocesi di Venezia, lo accoglie così: "Era ora - dice monsignor Dino Pistolato al Corriere del Veneto -. Anche se quattro mesi sono nella logica ordinaria, questi furono i tempi con Angelo Scola e anche con Marco Cè, siamo perfettamente in asse. Ora siamo felici che arrivi, chiunque egli sia. E' Moraglia? Bene, vuol dire che li ha fatti fuori tutti. Proprio pochi giorni fa, senza sapere nulla, con i diaconi permanenti si leggeva e discuteva un testo di Moraglia sul rapporto tra diaconato e vescovo. Se questa è la qualità dei suoi interventi, davvero, ben venga la sua nomina".



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