I figli della crisi

Sabato, 5 settembre 2009 - 16:44:00

In diversi paesi dell'Ue è tornata a crescere la natalità, una tendenza che può sembrare sorprendente data l'attuale crisi economica.  L'aumento delle nascite è stato spesso considerato, infatti, come un fenomeno tipico dei periodi di crescita economica e di ottimismo generale, come nel famoso “baby-boom” degli anni cinquanta e sessanta. Ma di fronte alle nuove tendenze, alcuni analisti stanno iniziando a contestare questo punto di vista e a proporre altre interpretazioni. La rete europea di mezzi d"informazione affiliati ad EurActiv (www.euractiv.com) ha esaminato le ragioni del crescente numero di nascite nei diversi Paesi. Ecco una sintesi dei risultati

Francia e Belgio: protezione sociale e nuove famiglie.
In Francia, secondo Euractiv.fr, la crisi non ha scoraggiato le coppie che desiderano avere figli. Al contrario, sembra averli incoraggiati: nel 2008 il tasso di natalità è aumentato del 1,2% rispetto all'anno precedente e questa tendenza sembra stabile. Con 829000 nati l'anno scorso, la natalità in Francia è tornata ai livelli del 1981. Con più di due figli per donna in età fertile, la Francia ha oggi il secondo tasso di fertilità più alto d'Europa dopo l'Irlanda, un paese a forte tradizione cattolica e con tassi di natalità tradizionalmente alti.
I sociologi spiegano il baby-boom francese, da un lato, con l’alto livello di protezione garantito dal sistema sociale, e dall’altro con il fatto che, in tempi di crisi, i francesi tendono più di altri a rivolgersi a dei valori fondamentali, come la famiglia.  Le statistiche mostrano infatti che la Francia non ha subito un calo del tasso di natalità neanche durante la crisi petrolifera degli anni 1970. Anche le nascite fuori dal matrimonio sono in aumento in Francia: 52% di tutte le nascite nel 2008, 10% in più rispetto al 1998.  Molti figli provengono poi da unioni tra genitori di nazionalità diverse: 12,7% dei neonati, contro 8% nel 1998. Anche il vicino Belgio, con un livello di protezione sociale paragonabile alla Francia, sta sperimentato un andamento simile.  Il tasso di natalità è in crescita e la stampa parla già di baby-boom.  Il tasso di fertilità ha raggiunto un livello senza precedenti: 1,7 figli per donna (2% a Bruxelles).  Nel 1994 il tasso di fertilità era 1,56. Gli eccezionali tassi di natalità belga si spiegano con il cambiamento dei modelli familiari: la maggior parte delle coppie divorziano, si formano nuove famiglie e nascono più bambini, spiegano i sociologi.

Italia e Regno Unito: grazie immigrazione
Anche l’Italia sembra attraversare un periodo di baby boom e questo ha colto il paese di sorpresa. Il fenomeno sembra alimentato soprattutto dalla crescente immigrazione.  Paese tradizionalmente di emigrazione, durante l'ultimo decennio la popolazione è lentamente tornata a crescere, e questo fenomeno è interamente spiegato dall’immigrazione: 90000 sono nati nel 2008 da madri straniere, ossia il 15% di tutti i neonati di quell’anno.
Ma c’è dell’altro. Anche se i dati per il 2009 non sono ancora disponibili a livello nazionale, diverse regioni segnalano un aumento record delle gravidanze multiple. Secondo Annamaria Celesti, ginecologo e consigliere regionale della Toscana, la crisi economica ha spinto le donne ad avere più figli: “i bambini sono il motore della ripresa della società, perché sono un investimento per la famiglia e una risorsa economica importante per il futuro".
Tendenze simili si stanno registrando nel Regno Unito.  Nel 2001 le donne avevano in media 1,63, nel 2009 1,96.  Come in Italia, anche qui gli esperti indicano l'immigrazione come fattore più importante.  Aumenta il numero di donne in età fertile, e molte di loro provengono dal subcontinente indiano, dall'Africa e dall'Europa orientale. La maggior parte delle madri non originarie del Regno Unito vengono dal Pakistan e dalla Polonia.  Nel 2005 sono nati 3403 da donne polacche, una cifra che è salita a 16101 nel 2008.

Islanda: figli della crisi.
Più a nord, in Islanda, la stampa parla di “ondata di neonati figli della crisi”.  Le statistiche mostrano un aumento delle nascite del 3,5% dal 1 gennaio al 10 agosto di quest'anno rispetto allo stesso periodo del 2008. Gli esperti spiegano gli islandesi, gravemente colpiti dalla crisi, sono spinti dal “buon senso” ad approfittare delle prestazioni sociali offerte dal governo.  Per la nascita di un bambino, i genitori hanno diritto a nove mesi di congedo retribuito: tre per la madre, tre per il padre e altri tre mesi a scelta per uno dei due genitori.

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