I pm di Napoli: il premier va indagato. E la Began va a trovare Silvio a Palazzo Grazioli
| Tarantini, telefonate hard e rivelazioni. "Era ai domiciliari. Il premier gli trovò lavoro"… |
Una mossa a sorpresa potrebbe riaprire la partita sul caso Tarantini. Non c'è più solo l'estorsione nella vicenda che ha portato agli arresti Gianpaolo Tarantini e sua moglie Nicla, mentre rimane latitante il faccendiere Valter Lavitola. Adesso i magistrati di Napoli ipotizzano anche un reato da contestare a Silvio Berlusconi. La Procura mantiene il punto sulla competenza territoriale, boccia come inattendibile il memoriale del premier e chiede al Tribunale del Riesame di valutare la possibilità di qualificare i fatti al centro dell'indagine sul ricatto al presidente del Consiglio anche sotto un'altra luce: quella proiettata dall'articolo 377 bis del codice penale che punisce chi induce con minacce o dietro il pagamento di denaro l'indagato o l'imputato a tacere oppure a "rendere dichiarazioni mendaci" all'autorità giudiziaria. Iniziata come estorsione, la vicenda del fiume di denaro versato da Berlusconi a Gianpaolo Tarantini attraverso Valter Lavitola potrebbe dunque essere proseguita secondo gli inquirenti in forma diversa. Ricostruzione che fa rischiare al premier, ad oggi solo "persona offesa", l'iscrizione nel registro degli indagati con l'accusa di aver indotto Gianpi a tacere o mentire.
La lunga udienza celebrata ieri a Palazzo di Giustizia si è snodata dunque sul confronto fra le tesi della Procura, rappresentata dai pm Francesco Curcio, Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli, e le arringhe degli avvocati Alessandro Diddi e Ivan Filippelli, legali di Tarantini, e Gaetano Balice, difensore di Lavitola. I penalisti hanno chiesto l'annullamento dell'ordinanza cautelare che tiene Gianpi in carcere dal primo settembre, la moglie Nicla agli arresti domiciliari mentre Lavitola è latitante. Il nodo centrale è quello della competenza territoriale, che il gip Amelia Primavera ha individuato
nel Tribunale di Roma. Non è d'accordo la Procura, convinta che la questione sia ancora indeterminata e il fascicolo debba pertanto rimanere a Napoli. Il Riesame ha tempo fino a lunedì per decidere.
Nella sua discussione il pm Woodcock ha definito inattendibile al novanta per cento il memoriale depositato da Berlusconi. Il magistrato ha paragonato la versione del premier a quei casi di vittime del reato che negano l'evidenza: come il commerciante sotto estorsione al quale viene fatto saltare il negozio e davanti all'autorità giudiziaria attribuisce la causa a un incidente; colui che viene accoltellato e sostiene di essersi ferito mentre tagliava il pane; la madre derubata dal figlio tossicodipendente che sostiene di aver dato i soldi di spontanea volontà. Nel corso della lunga udienza celebrata ieri pomeriggio, la Procura ha invitato il collegio presieduto da Angela Paolelli a prendere in considerazione anche una ulteriore lettura dell'aiuto garantito da Berlusconi a Tarantini attraverso non solo le dazioni di denaro ma anche, a giudizio dei pm, altre utilità come la nomina di avvocati di grande valore nel processo barese. Quella che era cominciata come un'estorsione, ha argomentato il pm Curcio, potrebbe essere continuata in altro modo, sfociando nell'induzione dell'indagato a mentire o tacere. Una situazione che si sarebbe concretizzata il 3 settembre scorso, quando Tarantini ha risposto in carcere al gip Primavera nell'interrogatorio di garanzia successivo all'ordinanza cautelare di due giorni prima. Durante questo capitolo della discussione magistrati non hanno nominato il premier né l'ipotesi di reato risulta formalizzata. Ma per Berlusconi, adesso, il quadro dell'inchiesta napoletana si fa più fosco
"È una versione falsa - sostengono i pubblici ministeri - smentita dagli interrogatori dei testimoni, primi fra tutti i collaboratori più stretti di Berlusconi". Woodcock paragona il capo del governo che giura di non essere ricattato e di aver aiutato una famiglia in difficoltà "a coloro che vengono accoltellati e invece sostengono di essersi tagliati mentre affettavano il pane". Poi depositano gli atti dell'inchiesta di Bari sullo sfruttamento della prostituzione che dimostrano come il premier fosse informato dei pagamenti delle donne e vi avesse in parte contribuito. Ricordano l'elenco delle utilità ottenute da Tarantini: almeno 20 mila euro al mese nell'ultimo anno, 500 mila euro attraverso Lavitola (anche se quest'ultimo ne ha trattenuti 400 mila), la tutela legale e il lavoro. Poi sferrano il colpo: "È stato Berlusconi a indurre l'indagato a mentire, dunque gli può essere contestato l'articolo 377 bis del codice penale che appunto punisce con la reclusione da due a sei anni chiunque con violenza o minaccia o con offerta o promessa di denaro o di altra utilità induce a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci la persona chiamata davanti all'autorità giudiziaria". E su questo "deve indagare Napoli, oppure Lecce che ha già avviato accertamenti sulla gestione dell'indagine da parte dei colleghi baresi".
I magistrati negano che l'iscrizione di Berlusconi sia già avvenuta. Ma - a meno di una smentita clamorosa di questa impostazione accusatoria da parte dei giudici del Riesame - sembra non ci siano dubbi sul fatto che ciò possa avvenire appena la decisione del Tribunale sarà depositata, vale a dire entro lunedì, quando scadranno i termini per decidere sull'eventuale scarcerazione di Tarantini. Anche perché i pubblici ministeri napoletani sono convinti che il reato di estorsione non sia alternativo a quello di induzione e dunque le inchieste di Roma e Napoli potrebbero procedere in maniera parallela.
Una soluzione pacifica caldeggiata anche dalla giunta dell'Anm di Napoli che ieri ha ritenuto di dover intervenire a tutela dei pubblici ministeri "visto che numerosi commentatori, omettendo ogni valutazione nel merito, hanno prospettato lo scenario di una "superprocura" ostinatamente concentrata a perseguire reati commessi da una certa parte politica in spregio alle regole processuali. E di fronte alla costruzione di un simile teorema che muove da posizioni preconcette e si fonda su affermazioni di fatti non corrispondenti al vero, con l'obiettivo di delegittimare la magistratura napoletana gettando discredito sul suo operato, non si può tacere. Anche perché, dopo la dichiarazione di incompetenza, nessun atto investigativo è stato compiuto e di fronte alla conferma di giudizio da parte del gip, si è provveduto a trasmettere immediatamente gli atti".
LA BEGAN VA A TROVARE SILVIO A PALAZZO GRAZIOLI- Non ha scelto l'ingresso sul retro né la penombra della sera. Sabina Began ieri a mezzogiorno è andata a trovare Berlusconi a Palazzo Grazioli. Entrando a piedi da via del Plebiscito, tubino bluette, tacco 10. Ne è uscita alle 13.30 e stavolta il taxi l'ha prelevata nel cortile interno. Poco prima era arrivato Angelino Alfano, poco dopo Bruno Vespa. «Il Paese affonda, le borse vanno a picco, le famiglie non arrivano a fine mese, ma l'agenda del premier consente un incontro di un'ora e mezzo con la Began», si indignava Ettore Rosato, ufficio di presidenza del gruppo Pd alla Camera. La segreteria di Palazzo Grazioli precisa che «la signora si è presentata per consegnare un libro destinato al Presidente, in occasione del prossimo compleanno, ma non è stata ricevuta perché era impegnato in importanti riunioni». Lei conferma che «sì, gli ho donato un libro sulla pittura dell'800 preso da un antiquario in via Quattro Fontane, non di persona, era occupato» (in mano non l'aveva e la borsa era piccola, però). Prima invece raccontava che «l'ho trovato più bello, in forma, non so come fa, ha energia divina. Lo amo a 360 gradi, mai più incontrerò uno così. Gelosa? Lo sono, se gli ho presentato altre ragazze è solo per fare scena a qualche festa. Induzione alla prostituzione? Falso, le intercettazioni andrebbero lette tutte. Otto conquiste per sera? È un Superman, ma non esageriamo. Nessuno è più gentile di lui con le donne. Berlusconi è un uomo semplice. Ha una tuta sola, blu, mette sempre quella. E spegne le luci, se le lasciano accese. Una volta un ospite ha buttato un asciugamani per terra, lo ha raccolto lui»


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