I bulli? Disadattati alla scuola di oggi

Lunedì, 10 novembre 2008 - 10:41:00

Gent.mo Direttore,
mi consenta scrivere un commento che riguarda la piaga annosa e putrescente
 della scuola alla quale ancora nessuno è riuscito a porre un valido rimedio. Il neo Ministro della Pubblica Istruzione, come sappiamo, è in affanno per via degli scioperi e delle occupazioni degli Istituti Superiori e delle Università italiane, fomentati ad arte e per ragioni chiaramente politiche da giovani, oltremodo facinorosi, che tentano di scimmiottare il '68, un periodo buio e fumoso, che non pochi danni ha provocato alla nostra Scuola e alla società intera; guasti vistosi e indelebili, ancora presenti, sotto gli occhi di tutti, e che nessuno è riuscito sino ad ora a cancellare. Occorrerebbe, invero, un '68 all'incontrario per sradicare quelle mentalità acquisite e  dure a morire.

I nostri giovani, purtroppo, non conoscono affatto la guerra fredda perchè nessuno a scuola gliel'ha mai insegnata (una grave omissione) e  il '68, che è parte preponderante di quei momenti (la nostra storia più recente), con i cattivi maestri del tempo (padri anche del terrorismo e delle Br), che pontificavano a tutto spiano per un mondo migliore, che però, a fronte degli enormi sfasci cui assistiamo ogni giorno, non è mai stato costruito, tutt'altro;solo quelli della mia età conoscono bene quel periodo e possono parlarne a ragion veduta. Personalmente ero docente nelle Scuole Industriali di Torino, palestre di lotta, proprio a partire dal '68 e avrei molte esperienze dirette da raccontare.

I nostri attuali studenti non sanno nulla di quel che è successo, neppure mio figlio che ha 37 anni, non ricorda nulla e ogni tanto chiede a me qualcosa. Altro che lottare per un futuro incerto! Sono slogan demodè e stagionati, scopiazzati (brutte copie), che ricordano quella nefasta stagione. Ma chi li aizza questi ragazzi? Davvero quelli che stanno alle loro spalle e li strumentalizzano intendono ricreare il clima di quella maledetta stagione di 40 anni fa? Credo che l'attuale società debba reagire decisamente dal suo interno a quel disegno criminoso, respingere sdegnosamente e con estremo vigore un ritorno agli anni di piombo e alle P38 (come si diceva allora), perchè se solo  qualcuno ricominciasse davvero e malauguratamente a usare le armi sarebbe l'inizio della fine (una nuova guerra civile).

L'incubo c'è stato già, che non si ripeta mai più per favore (ormai il muro è crollato da anni), la scuola è peggiorata sempre più d'allora, ed è arrivata ad un punto di non ritorno grazie proprio a quei cattivi maestri politici delle sinistre estreme e meno estreme del 1968 (mascherate da agnelli). E poi chi sono questi agitatori, che ritengono che gli Istituti Superiori e l'Università  vadano bene così e rifiutano ogni riforma? Sono solo folli, che si avvalgono di bulli "politicizzati" per distruggere senza costruire. Sì bulli, una parola che sembra quasi uno slogan privo di significato, ma che richiama un modo di porsi anomalo dei nostri giovani, trasgressivo o qualcosa di più, in una società come la nostra che non è cresciuta, assente e priva di stimoli, che ogni giorno di più genera elementi ribelli e prepotenti, prevaricatori e portatori di dissidi, violenza gratuita.

Ma chi sono costoro? (i bulli). Non è che la maggioranza dei nostri giovani appartengono a questa categoria, ma spesso, però, la subiscono e diventano pure omertosi per paura; dunque occorrono azioni preventive e culturalmente valide e mirate, che circoscrivano il grave problema per tutelare e difendere meglio i soggetti sani e schivi; i ragazzi che vogliono continuare a frequentare le lezioni devono essere lasciati liberi di entrare nelle loro Suole e nelle Università, altrimenti si esercita violenza gratuita, intollerabile e legalmente perseguibile a carico di coloro che "bulleggiano" (con la scusa della protesta) a spese degli altri; la scuola, sappiamo, non è in grado di opporsi da sola a questi fenomeni (lo abbiamo visto anche nel passato di cui detto) ed è dunque necessario anche l'intervento delle Istituzioni a vario livello, ma la radice di ogni male risiede anche e soprattutto nelle
famiglie perchè il soggetto violento è in genere lo specchio e il riflesso di nuclei degradati e/o assenti, e dunque i riflettori devono essre puntati anche su queste cellule chiamate a collaborare con la Scuola  e i professori.


Capisco, per mia personale esperienza di docente degli anni di piombo vissuta al Nord, che il problema non è affatto di facile soluzione, ma le nostre Istituzioni scolastiche in atto non sono per nulla attrezzate ad affrontare questa emergenza, che va diventando via via più drammatica perchè la figura del "bullo" si materializza anche al di là della politicizzazione del problema e della protesta studentesca in atto. La massificazione scolastica ha fatto sì che tanti nostri giovani non sentano per nulla l'amore per lo  studio e a scuola assumono di rimando e per protesta atteggiamenti di rifiuto e di disturbo, che poi diventano violenza e prevaricazione sui compagni, sulle strutture scolastiche e sui docenti.


Tali ragazzi avrebbero piuttosto bisogno di scuole prevalentemente pratiche, dato che non hanno voglia di studiare, ove possano quanto meno imparare qualche mestiere, come in qualche modo avveniva con le vecchie Scuole di avviamento, malauguratamente soppresse dalla Scuola unica dell'obbligo. In questo settore, purtroppo, gli errori si pagano nel tempo e a distanza di anni, com'è puntualmente avvenuto. I rimedi poi sono difficilissimi da trovare e questa nostra Scuola, continuando così le cose, andrà sempre peggiorando avviandosi inesorabilmente verso un triste declino.
 
Giuseppe Stella (un lettore)
 

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