Haiti, le testimonianze dei sopravvissuti
"All'inizio, ho pensato che si trattasse di un terremoto normale". Così Pedre Carel, conduttore di un programma in un'emittente radio di Port-au-Prince, ha raccontato la sua esperienza del sisma. "Ero in macchina - ha detto a 'Liberation' - diretto al lavoro. Ho sentito che la mia macchina sobbalzava un pò. E questo è durato tra i 6 ed i 10 secondi. Ho guardato davanti a me e ho constatato che molte persone cadevano per terra. All'inizio, pensavo si trattasse di un terremoto normale. Ho proseguito a piedi per raggiungere la radio ed è a quel punto che ho realizzato la portata della catastrofe.

Haiti, la strage dei bambini
LE IMMAGINI DELLA TRAGEDIA
Le case crollavano, i feriti chiedevano aiuto". "Poi, la gente è dovuta uscire di casa. Non c'è più elettricità, si dorme in strada. La gente ha iniziato ad aiutarsi a vicenda. Io sto negli uffici della mia radio, ho passato la notte a rispondere ai mezzi di informazione internazionali per testimoniare quanto accaduto. Tra poche ore, sorgerà il sole, la gente comincerà a cercare i feriti. Per il momento non abbiamo idea della portata dei danni perchè ci sono grossi problemi di comunicazione. Non so neanche se i miei famigliari si trovino in un luogo sicuro".
È stata come un’ondata. Subito dopo la scossa abbiamo iniziato a vedere persone bruciate, seminude, che correvano disperate. Alcuni ora cantano: sentiamo dei canti religiosi che vengono dalla strada». E' il racconto di un antropologo brasiliano, che al momento del terremoto si trovava davanti ad una libreria francese, «subito crollata».

I bambini feriti
LE IMMAGINI
"Ero in strada, guidavo alla ricerca di mia figlia" racconta un dj. "Vedevo la gente scappare e gli edifici crollare. Adesso le line telefoniche sono interrotte, funziona solo Skype. La gente cerca di autarsi, ma le comunicazioni sono difficili. I bambini cercano i loro genitori. Ma è tutto molto difficile. E' difficile che i feriti vengano raggiunti dai medici». Poi un attimo di silenzio. «Ecco c'è un'altra scossa, trema tutto".
La lettera di Fiammetta Cappellini rappresentante di Avsi ad Haiti e sull'isola dal 1999 che racconta cosa è successo durante il terremoto, appena giunta - avventurosamente - in redazione
Ciao a tutti,
Cerco di essere breve perché cerchiamo di fare economia di batterie. Il terremoto è avvenuto alle 17, mentre ci accingevamo a chiudere gli uffici di PV. Gli uffici terreno erano già invece tutti chiusi.
La prima scossa è stata fortissima ed è durata sicuramente più di un minuto. Appena possibile abbiamo lasciato i locali. Constatato che non c’erano danni rilevanti, siamo andati tutti a casa. Le strade però si sono rivelate una trappola. Io e la seconda macchina con Jean Philippe e un collega haitiano siamo rimasti bloccati per ore. Alla fine abbiamo deciso di far ritorno all’ufficio.
Ci siamo riforniti di acqua potabile e ci siamo diretti alla ex casa Zorzi, unica meta raggiungibile. Qui però ci ha sorpresi la seconda scossa, al che abbiamo deciso di dormire fuori. Non potendo raggiungere casa mia, abbiamo chiesto ospitalità presso una struttura dell’ambasciata brasiliana che dispone di un grande cortile e che sapevamo avere internet. Da lì vi abbiamo scritto il primo messaggio.
Quando la situazione nelle strade si è un po' normalizzata, verso le 22.00, ci siamo avventurati verso casa mia. Abbiamo praticamente attraversato la città. Il panorama è devastante. I piu importanti edifici sono scomparsi. Danni ingenti si registrano ovunque. Solo da quello che abbiamo visto noi, i morti non possono che contarsi a migliaia. Interi edifici di diversi piani sono completamente rasi al suolo.
Gravissimi danni ha subito un noto supermercato che a quell’ora non poteva essere che pieno di gente. È praticamente ridotto a niente. Verso mezzanotte ho potuto ritrovare mio marito, quindi abbiamo fatto un giro a casa di Jean Philippe, che è gravemente danneggiata e chiaramente non più abitabile. Quindi per ora sta da me.
Casa Edoardo-Alberta non sembra apparentemente aver subito gravi danni. Il nostro ufficio PV è integro. Rientrando a casa ho trovato l'accesso a internet e posso confermare che a LC la situazione non è grave e che i colleghi stanno bene.
Attraversando la chota abbiamo visto scene di devastazione terribili. Abbiamo notizia di almeno due colleghi che hanno trovato la casa rasa al suolo. (d’altronde anche quella di fianco alla mia non esiste più).
Per le strade vagano persone in preda a crisi di panico e di isteria, feriti in cerca di aiuto. Gli ospedali sono difficilmente raggiungibili, le strade della capitale impraticabili. Il nostro viaggio verso casa è durato oltre due ore per fare meno di 10 chilometri. E per fortuna avevamo la jeep. Abbiamo cercato di portare aiuto come potevamo per trasportare i feriti, almeno i bambini non accopagnati, ma ci siamo presto resi conto di quanto poco servisse rispetto alla dimensione di questa tragedia. Si sentono dalle macerie le grida di aiuto di chi è; rimasto sotto le macerie e i parenti impotenti che si disperano. Mancano luci per illuminare la scena e continuare a scavare, ora che è notte. Non possiamo che attendere domani mattina, ma questa notte è veramente nera per tutti noi.
Il commissariato di Delmas 33, con annessa prigione e centro di detenzione di minori, un edificio di tre piani, non esiste più. Sul posto la minustah ha montato luci a grande potenza per poter continuare l’opera di soccorso. L’hotel Montana, dove oggi ho pranzato con la capa-missione Flasco è semidistrutto e conta 200 dispersi. Non ho sue notizie, ma a quell’ora avrebbe dovuto essere altrove. Spero per lei.
Tutti i mezzi della missione ONU sono mobilitati per portare aiuto, ma le Nazioni Unite stesse hanno subito gravi danni, con il loro quartier generale semi distrutto e diversi impiegati civili dati per dispersi. In tutta la città la gente resta in strada: chi non ha più una casa, ma anche chi teme nuove scosse.
Della maggior parte dei colleghi haitiani non abbiamo notizie, come anche di moltissimi amici e colleghi. Abbiamo incontrato in strada il capo-missione di ACF (action contre la faim). Ci ha raccontato che il loro edificio è interamente distrutto e che per ore hanno cercato i colleghi vittime del crollo. Un loro collega haitiano manca e all’appello. Lo stesso capo-missione era leggermente ferito e cercava a piedi di raggiungere la propria abitazione e avere notizie della famiglia.
Ciò che abbiamo visto con Jean Philippe nell’attraversare la città è spaventoso. Non so davvero da che parte potremo ricominciare domani mattina. E mancano solo due ore all’alba, per fortuna. È terribile affrontare la notte in quste condizioni. Penso ai quattro bambini che abbiamo soccorso oggi pomeriggio, quattro fratellini che si sono trovati sotto una casa distrutta senza i genitori non ancora rientrati dal lavoro. Uno di loro aveva gravissime ferite alla testa e piangeva disperato. La sorellina piangeva chiedendo: «come fa la mamma a ritrovarci che la casa non c’è più?». Li abbiamo lasciati nelle mani di un motociclista perché con la nostra auto non si andava più né avanti né indietro. Dove saranno ora?
Pregate per questo paese sfortuntissimo
Fiammetta



Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.





















