Camorra, dopo gli arresti bisogna far crescere una cultura antimafia
"Ha vinto lo Stato". La frase che vorremmo pronunciare noi ogni volta che viene arrestato un boss questa volta l'ha pronunciata proprio il boss finito in manette. Purtroppo lo Stato non sempre vince, ma quando accade è bello sentire una frase che oggi è vera ma non sempre lo è.
Oggi è vera per Michele Zagaria, il capo dei Casalesi arrestato a Casapesenna nel casertano, nel suo paese, come spesso accade ai boss, cioè di essere latitanti a casa propria. Il colpo è di quelli duri, come lo sono stati gli arresti per mafia degli ultimi anni. Ma questo ha un sapore diverso, primo perchè cade in un momento in cui l'Italia migliore sta cercando faticosamente di avere la meglio su quella peggiore, e poi perchè si tratta di una cosca, quella dei Casalesi, che appare più inafferrabile di Cosa Nostra.
Certo, la situazione nel casertano resta drammatica, e presto o tardi - sgominate le cosche (ma anche già mentre è in corso la guerra alle mafie) - bisognerà pensare a progetti di rinascita civile di quelle terre (e a dire la verità nessuno sa esattamente come fare). Per questo non basta catturare un boss, ma è necessario far crescere una cultura antimafia, altrimenti accade che i cittadini normali vivano la cattura del boss non come una buona notizia ma come una iattura.
Infatti tra la gente che si accalcava attorno alla casa in cui è stato catturato il boss l'atmosfera era tutt'altro che allegra: “Oggi qui è una giornata di lutto - ha detto un ragazzo - Zagaria per noi c’era sempre, c’era se ci servivano soldi, lavoro. Ora siamo soli. Temiamo che dopo la sua cattura qui si scateni una nuova guerra di camorra".
É sempre una buona notizia quando lo Stato vince una battaglia militare con organizzazioni che vanno colpite innanzitutto con gli arresti e le confische, ma la guerra sarà vinta solo quando un arresto diventerà una buona notizia in tutti i sensi e per tutti.



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