Abusava di bimbe e delle loro madri. Arrestato il guru della setta Maya

Mercoledì, 17 marzo 2010 - 16:30:00

Lo chiamavano "lo zio". Danilo Speranza, condizionava la vita di donne fragili, violentava le loro figlie bambine, estorceva denaro a giovani che si affidavano a lui, che dietro l’ufficialità di corsi yoga, filosofia orientale, disintossicazione dalla droga, coltivava l’orrore di una vita morbosa fatta di violenza psicologica e menzogne. Per lui, 62 anni, romano, guru della setta Maya, mille adepti, si sono aperte le porte del carcere e si sono chiuse quelle della associazione new age da lui fondata negli anni ’80.

L'INCHIESTA- C’è voluto oltre un anno e mezzo perchè dal pool di magistrati della procura di Tivoli partisse l’ordinanza di custodia cautelare: chiesta dal Procuratore capo Luigi De Ficchy assieme ai due pm Maria Teresa Pena e Stefania Stefania, e firmata dal gip Cecilia Angrisano, affidata agli agenti della polizia municipale di Roma dell’VIII Gruppo diretto dal comandante Antonio Di Maggio. Alla fine l’elenco dei reati contestati è lunga: dalla violenza sessuale anche su minori, alla truffa aggravata e false dichiarazioni all’autorità giudiziaria ma anche la riduzione in schiavitù. Reati che hanno convinto il Campidoglio ad annunciare la costituzione di parte civile del comune di Roma.


GLI ABUSI- Erano cresciute con lui sempre presente nelle loro vite. Una di loro aveva un anno quando avvenne il loro primo incontro nella comunità che si era creata intorno all’Associazione Maya, un migliaio di persone che credevano ciecamente nel loro leader.

Dalle indagini emerge che, approfittando di una situazione di difficoltà psicologica delle donne, Speranza riesce a costruire un rapporto morboso con  due ragazze, fatto di abusi e rapporti veri e propri, fin dal periodo dei primi cicli mestruali, dagli 11 anni per una delle due, e dai 12 anni in poi per l’altra. "Tutte e due le minori - si legge nell’ordinanza del Gip - sono cresciute all’interno della comunità “Re Maya”. Entrambe prive di padre, sono cresciute nell’idea che Danilo Speranza fosse un maestro di vita e un’autorità indiscussa".

Le madri si fidavano ciecamente di lui, lo consideravano "il Settimo Saggio", e lo ritenevano una sorta di educatore. Ma le due bimbe vivono nel terrore e cementano un’amicizia che le porterà a liberarsi dall’incubo.

I RACCONTI DELLE VITTIME- Entrambe raccontano di quando Speranza le costringeva a salire sulla sua macchina per portarle a Mazzano, in provincia di Roma. Già durante il percorso iniziavano gli abusi, racconta una delle due ragazze. "Mi toccava il seno, io rimanevo paralizzata, non capendo cosa stava accadendo. Lui mi diceva di stare tranquilla perchè lui era il mio padrone e non mi avrebbe fatto del male anzi mi avrebbe fatto stare bene".

E invece spesso finiscono in una camera da letto: "Io tentavo di sottrarmi, ma ero bloccata dal suo peso non riuscivo a profferire parola", dice la ragazza agli investigatori. Poi, racconta ancora, «ho pianto chiusa nella mia stanza».

L’amichetta, figlia di un’immigrata, veniva invece ricattata: "Se non vieni da me stanotte - la minacciava Speranza - tua madre, che è impazzita, ti riporta in Africa".

"La seconda volta che sono entrata nella sua stanza, una sera di fine agosto del 2006, avevo 11 anni - racconta - Ero spaventata e irrigidita e lui si è arrabbiato perché diceva che dovevo stare tranquilla, dicendomi che lo stava facendo per me".

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