Le volgarità di Bertolaso

Sabato, 13 febbraio 2010 - 10:59:00


Di Gianni Pardo
 
Certe tesi sarebbero facili da sostenere se non disturbassero chi deve ammetterne la validità. Chi affermasse: “Nessun marito può essere sicuro che sua moglie non l’abbia mai tradito, nemmeno una volta”, direbbe qualcosa di evidente. Nessuno ha sorvegliato costantemente la consorte; nessuno l’ha avuta sempre sott’occhio; nessuno può essere sicuro, soprattutto se ha il sonno pesante, che la moglie non gli abbia fatto le corna nella stessa camera da letto. Ma è inutile insistere: l’affermazione sarebbe evidente, se tutti non temessero di doverla trasformare in: “Forse sono cornuto”.

Detto di passaggio: se qualcuno fosse appassionatamente sincero, nel dire che no, per sua moglie non è possibile, starebbe solo dicendo che è troppo poco appetibile perché qualcuno “ci provi”. Insulterebbe così sua moglie e sarebbe presuntuoso: quel “qualcuno” potrebbe avere gusti diversi dei suoi.
Lo schema vale in molte direzioni. A volte ci contorciamo per non chiamare col suo nome una cosa evidente. Anzi per non parlarne neppure. Chi si permetterebbe di dire che la Regina d’Inghilterra defeca tutti i giorni? Eppure non solo il fatto è vero, ma è anche consigliabile, se quell’anziana ed amabile signora malgrado la sua alta carica resta umana.

Tutto questo viene in mente quando vengono pubblicate intercettazioni telefoniche. In questi casi si scopre un linguaggio innegabilmente turpe e tutti si indignano come se esso fosse raro e inammissibile. O come se gli intercettati si fossero espressi in quel modo alla radio o dal pulpito di una cattedrale. In realtà i due dialogavano fra loro, in confidenza, come fanno, quando parlano con i loro amici, quegli stessi che ora si stracciano le vesti. Se li intercettassimo scopriremmo che sono altrettanto cinici, empi e coprolalici.

La verità è che tutti hanno flatulenze, tutti hanno un alito orribile dopo aver mangiato aglio e tutti gli uomini, se sono sani, amano immensamente il sesso. Non necessariamente con la moglie. Noi italiani abbiamo un sentimento di disagio quando in qualche film americano un uomo corteggiato da una donna risponde: “I’m a married man”. Che vuol dire, che è sposato? Il matrimonio è forse un problema erettile?

Ecco perché tutto questo parlare che si fa di sesso, nella politica italiana, è francamente tedioso. Che interessano le escort, i tradimenti, e perfino la droga, se assumere droga non è reato? Nel caso di Marrazzo, la cosa grave è che abbia mentito in pubblico e si sia reso ricattabile; nel caso di Delbono, la cosa grave è che avrebbe usato denaro dello Stato; nel caso della Protezione Civile, ciò che ha a che vedere col sesso, col cinismo verbale, con le parolacce e il resto non ha nessuna importanza: l’unica cosa che importa sono i reati e quelli devono essere perseguiti senza pietà. Ma le parole!
Se dei pompieri, durante un terremoto, scavano per salvare delle vittime e uno di loro dice: “Stramaledetta pioggia! Quelli là sotto, almeno, non si bagnano”, bisogna impiccarlo a quelle parole? Essenziale è che scavi, poi che preghi la Madonna, mentre lo fa, o stramaledica Giove Pluvio, è indifferente. Eppure, che direbbero i giornali se, all’Aquila, quel birbante di Berlusconi avesse fatto quella battuta? Claudio Scaiola, per qualcosa del genere, dovette dimettersi.
 
E come si permettono, in tanti, di essere severi e draconiani a proposito di parolacce se poi il sottoscritto, per quanto ne sa, è l’unico che non ne dice?
Le intercettazioni telefoniche sono eccessive. Bisognerebbe limitarle ai casi in cui sono necessarie, senza mai pubblicarle. Perfino nel giudizio dovrebbero essere mondate da ciò che è sconveniente. Infatti gli intercettati si esprimono in privato, non diversamente da uno che, solo in casa sua, emetta un peto sonoro. Se poi qualcuno si apposta con un registratore e lo mette su YouTube non sta dimostrando quanto quell’uomo sia uno sporcaccione ma quanto lui stesso sia un maleducato.
Ma questa è una predica al vento. Chiediamo scusa alla Regina Elisabetta II. Sappiamo benissimo che non è mai andata al gabinetto.

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