In Veneto scoppia la "guerra del manganello". La polizia ad Affari: lo Stato ci difenda

Lunedì, 30 gennaio 2012 - 10:59:00

 

Vigili Polizia municipale

"C'è una grande confusione normativa e alla fine chi ci va di mezzo più sono gli operatori che ogni giorno scendono in strada, e che devono tutelare se stessi e gli altri. La circolare emanata dal Ministero nel marzo 2011 è demenziale, perché ci proibisce di usare i bastoni sensibili e perfino gli spray, che si possono pure acquistare nei negozi. Eppure noi non possiamo averli. Ci mandano in strada con i fiorellini, a rischiare ogni giorno la vita, come successo di recente al vigile ucciso a Milano".

Così Mario Assirelli, segretario generale vicario del Sulpm (Sindacato unitario lavoratori polizia municipale), commenta con Affaritaliani.it la guerra dei manganelli scoppiata in Veneto.

Chi decide che strumenti la polizia può usare?
"Secondo la circolare ministeriale, lo Stato decide che cosa va considerato o meno 'arma'. Poi interviene il Comune, che può decidere se  disporre o meno tale armamento per i vigili. La Regione decide il resto. Per esempio l'Emilia Romagna ha inserito il bastone estensibile e lo spray: gli operatori lì possono usare determinati strumenti. Perché lo Stato non dice nulla? Vuol dire che allora è legittimo? C'è una grande confusione, insomma".

Voi avete annunciato due presidi il 9 e il 23 febbraio a Roma.
"Siamo stanchi. Con l'ultima norma uscita dal governo Monti non ci riconoscono nemmeno più l'equo indennizzo, e quindi l'infortunio sul lavoro. Perché noi non siamo riconosciuti come forze di polizia, ma rimaniamo dipendenti pubblici. E tutto nonostante le decine di infortuni che subiamo tutti i giorni in Italia a causa delle collusioni con l'utenza. Per controllare questo fenomeno ci vogliono norme per difendere i lavoraratori che, come noi, cercano di regolare la coesione sociale.  Soprattutto se ci tolgono gli strumenti e non ci riconoscono gli infortuni".

Chiederete anche la riforma della polizia locale.
"Abbiamo raccolto 600mila firme. Chiediamo uno status giuridico specifico: un contratto da poliziotti locali e non da impiegati in divisa. E poi il riconoscimento della previdenza come per gli altri organi di polizia,  divise e uniformi uguali in tutta Italia, chiarezza definitiva sulle nostre mansioni. Molti giudici, per esempio, ci considerano in servizio 24 ore su 24. E' ora di finirla: oggi come oggi la sicurezza pubblica sul territorio è fondamentale, è di vitale imporanza. Serve chiarezza sul nostro ruolo. Se ci vogliono in divisa, va bene. Altrimenti ci tolgano tutto e facciamo gli amministrativi anche noi".

Maria Carla Rota

Cavilli e incongruenze della legge, spesso, creano l'impasse. E stavolta sono i vigili veneti a essere coinvolti. Non sanno se possono utilizzare oppure no il manganello o "mazzetta di segnalazione". Perché la circolare del ministero dell'Interno e le delibere regionali sono in contrasto: i prefetti lo vietano, la Regionelo autorizza.

SCOPPIA LA GUERRA - A sollevare la questione, come riporta i Corriere del Veneto, è stato il comandande di Vicenza Cristiano Rosini, che un mese fa ha scritto al prefetto una lettera per chiedere se la "mazzetta di viabilità" rientri "nel novero delle armi e pertanto obblighi lo scrivente a disporne il ritiro, avendola assegnata a tutto il personale". La risposta rinvia alla circolare Maroni.

 

LA CIRCOLARE DEL MINISTERO E' CONTRARIA - La "circolare Maroni" del 29 marzo scorso esprime "parere contrario in ordine all'utilizzo da parte della polizia municipale di manganello o sfollagente trattandosi di armi il cui porto è espressamente vietato dalla legge salvo particolari deroghe a favore di determinate categorie fra le quali non figura la polizia municipale. Analoghe considerazioni debbono svolgersi in relazione alla cosiddetta mazzetta di segnalazione o bastone distanziatore, che va ritenuta arma propria. Identiche considerazioni valgono per i prodotti antiaggressione in grado di erogare sostanze irritanti, che rientrano nel generale concetto di arma propria". Insomma, a decidere che cosa sia arma oppure no, è il Ministero. Poi il Comune ha discrezionalità nel disporre o meno tale armamento per i vigili. "Alle Regioni - invece - è demandata la disciplina delle caratteristiche dei mezzi e degli strumenti operativi in dotazione al corpo, fatto salvo l'armamento", appunto.

 

 

In ordine all'articolo "In Veneto scoppia la guerra del manganello", fornisco copia della "circolare" oggetto del contenzioso dalla quale si evince che questa richiama ben tre pronunce della Consulta sull'argomento, rimarcando che la polizia municipale è un servizio di polizia amministrativa e non un servizio di polizia di sicurezza e di polizia giudiziaria. Con ordinanza n.167/2010 della Consulta è stato definito il ruolo meramente ausilliario di questo servizio e che le regioni non possono prevedere la somministrazione di armi ai vigili, poichè atto riservato allo Stato da specifica norma costituzionale.

Daniele Zanini

LA REGIONE E' FAVOREVOLE - Le delibere regionali del 6 agosto 2004 e dell'11 aprile 2006 in Veneto disciplinano invece l'uso di mazzetta e spray parlando di "materiale in dotazione al personale".

DECISIONI CONTRASTANTI - Nella confusione di direttive i Comandi della polizia locale del Veneto, ad eccezione di Vicenza e Venezia (che hanno inviato ai rispettivi Comandi della polizia locale una comunicazione che rimanda all'osservanza della "circolare Maroni"), hanno manganello e spray, anche se spesso non li usano. E continueranno ad averli, dicono, finché non interverranno i prefetti.

IL SINDACATO LOCALE PROTESTA - Ma è caos. Protesta Franco Fadini, segretario regionale del Sulpm, il sindacato unitario lavoratori polizia locale e municipale. Come spiega al Corriere del Veneto, "o ci fanno fare solo viabilità e traffico oppure, se si pretende di continuare a impiegarci anche come polizia giudiziaria, che arresta i criminali, sequestra droga e si occupa pure di ordine pubblico, devono consentirci di difenderci". Ulteriore paradosso, tutti gli agenti hanno in dotazione la pistola. "Ci sentiamo abbandonati, pure noi moriamo in servizio come i poliziotti e i carabinieri ma nessuno ci tutela. Lo Stato deve consentirci di utilizzare strumenti di lavoro indispensabili, anche alla nostra incolumità".



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