Gomorra in Veneto, arrestato imprenditore
Camorra, il blitz della Dda Arrestato un imprenditore L'uomo è Gian Giuseppe Carpenedo, 47 anni, residente nel centro storico del capoluogo berico Gian Giuseppe Carpenedo

La tempesta perfetta arriva anche in Veneto. Anche al Nord l'ondata di arresti sulla camorra si fa sentire. Tra le persone finite in manette c'è anche Gian Giuseppe Carpenedo, 47enne imprenditore vicentino. L'uomo, titolare della Tenepo Group, società specializzata nell'avvio di centri commerciali, svolgeva un'attività di recupero fondi per la società che apparteneva a Nicola di Caterino, funzionario del Comune di Casal di Principe e titolare della Vian srl, società che avrebbe dovuto comprare il terreno agricolo dove doveva nascere il centro commerciale "Principe".
Per l'imprenditore le accuse sono di truffa, contraffazione di atti bancari, riciclaggio. Carpeneo è finito nel tourbillon di imprenditori e politici arrestati dalla Dda di Napoli, che ha anche chiesto alla Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio di concedere l'arresto di Cosentino (Pdl) e il presidente della provincia di Napoli Luigi Cesaro.
Nel mirino dei pm ci sono cinque milioni e mezzo di euro per l’apertura di un conto avvenuto in una filiale Unicredit romana, grazie a una falsa fideiussione Mps. Al sistema messo in atto per l’apertura di credito con false credenziali, avvenuta con la collaborazione di due funzionari della banca, avrebbe collaborato lo stesso Carpenedo. Secondo gli investigatori il 47enne vicentino sarebbe stato a stretto contatto con Nicola di Caterino, tanto da risultarne "uno stretto collaboratore, impegnato nell’attività di reperimento dei finanziamenti dell’iniziativa economica, nonché della futura commercializzazione dei punti vendita del centro commerciale".
Di Caterino, funzionario comunale di Casale, e strettamente connesso a Cosentino, risulta titolare della società costruita appositamente per realizzare il centro commerciale attraverso il quale il clan dei Casalesi e altre famiglie camorriste avrebbe investito attività e denaro illecito. Cosentino viene indicato come referente politico dell’attività criminosa , di Caterino il braccio operativo della società, e Carpenedo un imprenditore che avrebbe avuto tutto l’interesse (e vantaggi economici) dall’apertura del nuovo parco commerciale.
Stando alle risultanze dei magistrati "ogni indagato, era nella piena consapevolezza che l’attività imprenditoriale in questione coinvolgesse gli interessi economici del clan dei casalesi"



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