Gli afgani non vogliono la democrazia
Se potessi leggere i giornali del 2020 non avrei difficoltà a dirvi come è finita la guerra in Afghanistan. Purtroppo stamani non mi sono stati consegnati e dunque tiro a indovinare. Gli americani sono un popolo giovane e nel profondo del loro animo prosperano ancora i semi gettati dai Padri Pellegrini. Sono religiosi anche quando neanche lo sanno e per questo cristianesimo inconscio amerebbero fare agli altri quello che vorrebbero fosse fatto a loro. Ma sono anche illuministi: credono nel progresso e nella perfettibilità della società. Hanno tendenza a pensare che tutti siano razionali, che tutti siano entusiasti della libertà e della democrazia, se solo hanno la possibilità di assaggiarle, e che tutti saranno grati se liberati da un tiranno. Insomma, dal momento che non capiscono niente di una buona parte del mondo, commettono errori grandiosi.
È vero che la storia a volte ha contribuito ad illuderli. L'intera America, liberatasi dal colonialismo, si è volta alla democrazia; e anche quando ha subito qualche dittatura, non ha smesso di desiderare il ritorno a quella forma di governo. Le nazioni europee non hanno cambiato il fondo della loro anima neppure dopo uno o due decenni di fascismo e i Paesi dell'Est europeo non hanno dimenticato questo ideale neppure dopo quarant'anni, quando una buona parte della popolazione la libertà non l'aveva mai assaggiata. La stessa Russia, che ha conosciuto solo secoli di zarismo e settant'anni di comunismo, non appena ha potuto, ha abbracciato con entusiasmo la democrazia, è divenuta un Paese come gli altri. Né diversamente si sono comportati i Paesi baltici, l'Ucraina ed altri ancora.
Ma l'errore degli americani, pur avendo la scusante di questi esempi, è stato quello di credere che questo comportamento fosse il frutto della natura umana. E ci si potesse dunque contare dovunque. In realtà esso è il frutto della civiltà greca, romana e cristiana.
I greci avevano un grande rispetto per il Grande Re ma non si capacitavano del fatto che i persiani lo onorassero come un dio e gli obbedissero come fosse il loro padrone. Loro i padroni non li concepivano affatto e nella mitologia persino il padre degli dei era attaccato: è vero che i Titani la pagarono cara, ma è anche vero che lo stesso Zeus aveva ucciso Saturno. Gli eserciti che si sono affrontati alle Termopili e a Maratona erano divisi da un solco che esiste ancora oggi. Noi occidentali ci intendiamo meglio con i giapponesi, i cinesi e gli indiani che con i nostri vicini del Medio Oriente. I persiani di Dario che volevano appropriarsi la Grecia sono gli stessi che oggi parlano di distruggere Israele. Andati via gli americani, probabilmente gli irakeni torneranno agli scontri tribali e religiosi e forse dimenticheranno persino la lezione laica di quel criminale di Saddam Hussein: non è nemmeno impossibile che si diano a qualche teocrazia di tipo iraniano. Né meglio vanno le cose in tanti altri Paesi della regione. A parte gli Stati patrimoniali, come l'Arabia Saudita e gli emirati del Golfo, la tendenza al passato oscurantista e religioso comincia ad affermarsi perfino in Turchia. Tutte queste nazioni non anelano alla democrazia e forse non la gradiscono neanche se gliela regalano.
Il caso peggiore è quello dell'Afghanistan. I turchi, gli irakeni e perfino i palestinesi sono molto più colti degli abitanti di quel remoto Paese. Il fatto che gli occidentali rischino le loro vite e le loro finanze per aiutarli non li commuove affatto. Loro la vita la rischiano per ammazzare gli invasori, per impedire alla loro donne di andare a scuola, ai concittadini di andare in giro senza barba e a tutti di andare al cinema. È quello che faranno quando gli occidentali andranno via, dopo anni di inutili scontri. A che sarà servito, invadere quel Paese, spendere tante energie e tante vite? Probabilmente a niente. Gli americani volevano regalargli la modernità e la libertà, mentre quelli vogliono la dittatura del clero e la sharia. Veramente non bisogna avere pietà di popoli del genere.
Naturalmente qualcuno dirà che bisognava pur punire coloro che avevano dato ricetto e protezione ai terroristi colpevoli dell'Undici Settembre. Nessuno dice di no. Ma punire non significa invadere e neppure premurarsi di organizzare elezioni, aprire scuole e ospedali. Punire significa uccidere e distruggere, non nutrire e costruire. Gli Stati Uniti avrebbero potuto distruggere dall'alto qualunque installazione desse aiuto ai terroristi (anche in piena città), senza impolverarsi le scarpe. Purtroppo, erano convinti che gli afghani erano nuovaiorchesi vestiti in modo diverso.
Avevano ed hanno ancora parecchio da imparare, sulla natura umana.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it, www.DailyBlog.it



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