Gli italiani sono sempre più vecchi. Uno su cinque è over 65

Gli italiani sono sempre piu' longevi: dei 60 milioni 626mila abitanti censiti al primo gennaio 2011, ormai oltre uno su cinque (il 20,3%) ha piu' di 65 anni, mentre i giovani fino a 14 anni sono il 14% e la popolazione in eta' attiva, 15-64 anni, e' pari a meno dei due terzi del totale.
E' quanto si legge nella Relazione sullo Stato Sanitario del Paese 2009-2010 del ministero della Salute, presentata oggi dal ministro Renato Balduzzi. Le prevalenze degli ultrasessantacinquenni sono incrementate nel tempo, passando dal 6,2% nel 1901 al 20,3% nel 2011. Consistente e' l'aumento degli ultraottantenni, passati dallo 0,7% nel 1901 al 5,6% nel 2009, e si stima che saliranno al 9% nel 2030.
L'analisi dei tassi standardizzati nel periodo 2001-2008 evidenzia un notevole declino della mortalita': -13% per gli uomini e -11% per le donne. La speranza di vita alla nascita nel 2008 e' pari a 78,8 anni per gli uomini e a 84,1 per le donne, mentre a 65 anni si stima una sopravvivenza, rispettivamente, di 17,9 e 21,6 anni.
Le malattie piu' diffuse negli ultrasessantacinquenni sono l'artrosi e l'artrite, seguite dall'ipertensione arteriosa e, per il solo genere femminile, dall'osteoporosi. Il peso percentuale cresce al crescere dell'eta' ed e' sensibilmente superiore ai corrispondenti valori per la popolazione generale. Tuttavia, mediamente circa il 70% degli ultrasessantacinquenni dichiara di essere in buona salute, dati che mostrano un trend positivo rispetto ai dati del 2005, quando solo poco piu' del 50% faceva affermazioni analoghe.
Relativamente ai fattori fisici e sensoriali studiati (masticazione, udito e vista), non si sono rilevate differenze importanti di genere, piuttosto un peggioramento con l'eta', dove nel gruppo degli ultrasettantacinquenni in media 1 persona su 4 mostra una o piu' limitazioni. Con l'avanzare dell'eta' crescono anche altri due importanti problemi per la salute e la qualita' di vita: la depressione e la frequenza delle cadute, entrambe considerate, insieme all'incontinenza e ai disturbi cognitivi, come condizioni "disastrose"; tali condizioni sono piu' frequenti nelle donne.
Un esercito di anziani, dunque, tutt'altro pero' che "inutili": secondo i parametri di efficienza fisica e psicologica Oms un over 65 su due e' ancora una "risorsa". Tale percentuale si dimezza (1 su 4) per gli ultrasettantacinquenni. Se l'aspettativa di vita aumenta, si legge nel rapporto, troppi sono ancora gli anni vissuti con limitazioni severe o moderate nelle attivita' quotidiane. I differenziali che si osservano tra gli uomini e le donne tendono infatti a ridursi fortemente quando si prende in considerazione un indicatore che misura la qualita' degli anni vissuti.
In particolare, in Italia nel 2007, sebbene le donne abbiano una vita media di 5,5 anni piu' elevata degli uomini (84,2 anni rispetto ai 78,7), hanno in media 6,4 anni in piu' da vivere con disabilita' (22,3 anni rispetto ai 15,9). I dati elaborati da Eurostat mostrano chiare differenze tra gli Stati membri nella speranza di vita senza disabilita'. Il valore medio europeo e' per gli uomini di 61,5 anni, tuttavia esso varia da un minimo di 52 anni in Lettonia e Slovacchia a un massimo di 71 anni in Islanda.
Gli uomini italiani si caratterizzano nel quadro europeo per avere un'elevata longevita' (terzi solo dopo gli islandesi e gli svedesi), ma un valore inferiore rispetto a quello medio europeo nella percentuale degli anni vissuti liberi da disabilita' (79,6%). La speranza di vita senza disabilita' e' di 62,8 anni, valore di circa un anno superiore alla media europea. Le donne italiane si caratterizzano per avere una sopravvivenza complessiva tra le piu' alte in Europa: il valore di 84,2 anni e' piu' basso solo di quello osservato per le spagnole (84,3 anni) e per le francesi (84,9 anni); tuttavia, in forte analogia con quanto osservato negli uomini italiani, la percentuale degli anni vissuti senza limitazioni (73,5%) e' inferiore a quella europea.
Nelle donne la speranza di vita libera da disabilita' e' di 61,9 anni, mentre quella Ue-27 e' di 62,3 anni. L'aspettativa di vita per un cittadino di 65 anni dell'Europa a 27 Paesi e' di 17 anni se uomo e di 20,5 anni se donna. Tuttavia, il vantaggio femminile di 3,5 anni si annulla quando si misurano gli anni senza disabilita': un uomo e una donna di 65 anni possono contare di vivere, rispettivamente, 8,7 e 8,9 anni in assenza di limitazioni severe o moderate nelle attivita' della vita quotidiana. In Italia le donne e gli uomini hanno la speranza di vita a 65 anni di 21,8 anni e di 18 anni e una speranza di vita senza disabilita' rispettivamente di 7,2 e 7,9 anni.
MORTALITA' PIU' ALTA IN CAMPANIA E SICILIA, BENE MARCHE - Nel periodo che va dal 2001 al 2008, ultimo anno disponibile, il tasso grezzo di mortalita' non ha subito grandi variazioni, attestandosi su valori pari a circa 10 per 1.000 negli uomini e 9,7 per 1.000 nelle donne, sebbene il numero assoluto dei decessi sia aumentato, passando da 556.892 casi del 2001 a 581.470 del 2008. Tuttavia, si osserva ancora una forte disparita' regionale: la Regione con il piu' alto tasso di mortalita' e' la Campania, seguita dalla Sicilia, mentre quella con il piu' basso e' la Regione Marche. E' quanto si legge nella relazione del ministero della Salute sullo stato di salute del Paese. Il quadro migliore si conferma essere quello delle Marche, che presentano il tasso piu' basso per entrambi i sessi; per le donne solo le Province Autonome di Trento nel 2001 e di Bolzano nel 2008 raggiungono valori della mortalita' inferiori alle Marche.
Tra le Regioni che hanno avuto miglioramenti importanti per entrambi i sessi vi e' la Regione Sardegna. Andando ad analizzare, invece, le Regioni con i livelli peggiori di mortalita', si conferma l'ultimo posto della Campania nonostante importanti miglioramenti per entrambi i sessi nei valori del tasso standardizzato. La Sicilia mantiene la penultima posizione per la mortalita' femminile a fronte di un importante miglioramento del tasso; preoccupa, invece, il peggioramento nella graduatoria dei tassi maschili, nella quale la Regione passa da livelli inferiori a quelli nazionali a livelli abbondantemente superiori: da 127,68 per 10.000 abitanti del 2001 (valore nazionale: 129,41) a 116,01 del 2008 (valore nazionale: 112,38). L'analisi della geografia della mortalita' infantile del 2008 mostra grandi differenze regionali: evidente e' il persistere dello svantaggio del Mezzogiorno, con un tasso di mortalita' infantile pari a 4 per 1.000 nati vivi, rispetto al Centro e soprattutto al Nord del Paese, che presentano valori pari, rispettivamente, a 3,6 e 3 per 1.000.
AUMENTANO MALATTIE PROFESSIONALI, +15% IN UN ANNO - Aumentano le malattie professionali in Italia: dai dati rilevabili nell'ultimo rapporto annuale INAIL, risultano pervenute all'Istituto 34.646 denunce di malattie professionali relativamente all'anno 2009, con un aumento rispetto all'anno precedente pari al 15,7%. In particolare, nel settore dell'agricoltura il numero di denunce risulta addirittura raddoppiato rispetto al 2008, essendo passate da 1.834 a 3.914. E' quanto segnala la relazione del ministero della Salute sullo stato sanitario del Paese, presentata oggi al ministero. La maggior parte delle denunce risulta concentrata nel settore dell'Industria e Servizi, che con 30.362 denunce ha fatto registrare nel 2009, rispetto agli ultimi cinque anni, un incremento di circa il 30%, con un aumento in termini assoluti di circa 8.000 denunce in piu' rispetto alle denunce pervenute nel 2005. Nel quinquennio il numero delle denunce nell'Agricoltura si e' triplicato, passando dalle 1.318 denunce nel 2005 alle 3.914 nel 2009. Per il settore dei dipendenti dello Stato, nello stesso anno e' stato registrato un incremento di denunce del 6% rispetto al 2008. XXIX Sintesi della Relazione Sebbene l'ipoacusia continui a permanere ai primi posti, anche se con trend costantemente in diminuzione, le malattie piu' diffuse in tutti i settori produttivi con circa 18.000 casi risultano essere le malattie osteoarticolari e muscolotendinee, in particolare le affezioni dei dischi intervertebrali per sovraccarico biomeccanico e per artrosi e le tendiniti; queste ultime, negli anni compresi dal 2003 al 2007, hanno mostrato una crescita del 131%. Le malattie respiratorie hanno mostrato una lieve flessione numerica, essendo passate a 2.353 nel 2009 a fronte delle 2.450 pervenute nel precedente anno. Per le patologie tumorali, escluse le neoplasie da asbesto, le denunce hanno riguardato 1.132 casi relativamente all'anno 2009, mentre per le malattie causate dall'asbesto costituite da neoplasie, asbestosi e placche pleuriche si sono registrate nello stesso anno 2.043 denunce, con una lieve riduzione nel quinquennio rispetto ai 2.133 casi nel 2005. Appare tuttora prioritario facilitare l'emersione delle "malattie professionali perdute" attraverso un miglioramento del livello delle conoscenze del personale medico sulle problematiche connesse all'identificazione e gestione delle malattie professionali e, in particolare, degli ex-esposti a cancerogeni professionali. La ricerca sanitaria nel settore delle "malattie lavorative emergenti" appare essere ugualmente importante sia per il ritorno di conoscenze in termini di prevenzione, sia per assicurare una giusta tutela previdenziale, a oggi non sempre sufficientemente garantita.
PIGRIZIA KILLER, NEL MONDO 3 MLN MORTI PER SEDENTARIETA' - La pigrizia uccide quanto e piu' del fumo o della cattiva alimentazione: l'inattivita' fisica e' al quarto posto tra le principali cause di morte dovute a malattie croniche, quali disturbi cardiaci, ictus, diabete e cancro, contribuendo a oltre 3 milioni di morti evitabili l'anno a livello mondiale. E' quanto si legge nella relazione del ministero della Salute sullo stato di salute del paese. In Italia nel 2010 il 22% della popolazione (oltre i 3 anni) ha dichiarato di praticare uno o piu' sport con continuita', mentre il 10,2% lo pratica in modo saltuario. Le persone che, pur non praticando un'attivita' sportiva, riferiscono di svolgere una qualche attivita' fisica, come fare passeggiate per almeno 2 chilometri, nuotare o andare in bicicletta, sono, invece, il 28,2%. La percentuale dei sedentari, cioe' coloro che non svolgono alcun tipo di attivita' fisica nel tempo libero ne' praticano uno sport, e' del 38,3% (percentuale che sale al 42,8%. I dati di "PASSI" 2009 (Progressi delle Aziende sanitarie per la salute in Italia), sistema continuo di sorveglianza della popolazione italiana adulta sui principali fattori di rischio comportamentali, confermano che le percentuali di persone completamente sedentarie aumentano con l'eta', tra le donne e le persone che hanno il minore grado d'istruzione. Emerge, inoltre, una maggiore componente di sedentari tra coloro che riferiscono di avere difficolta' economiche. Tra coloro che praticano scarsa attivita' fisica si osservano differenze statisticamente significative nel confronto inter- regionale, con un gradiente Sud-Nord. Il valore piu' basso si registra nella Provincia Autonoma di Bolzano (13%), quello piu' alto in Basilicata (47%) La raccolta dati "OKkio alla Salute" 2010, effettuata sui bambini delle classi terze della scuola primaria, confermando sostanzialmente i dati della precedente raccolta del 2008, ha messo in luce che, su un totale di oltre 40.000 alunni, il 22% pratica sport per non piu' di un'ora a settimana e il 18% non ha fatto attivita' fisica il giorno precedente l'indagine. La meta' circa dei bambini ha la televisione in camera, il 38% guarda la televisione o gioca con i videogiochi per 3 o piu' ore al giorno e solo un bambino su 4 si reca a scuola a piedi o in bicicletta. Solo il 43% delle madri di figli fisicamente poco attivi ritiene che il proprio figlio svolga un'attivita' motoria insufficiente e il 34% delle classi svolge meno di due ore di attivita' motoria a settimana.
ALLARME FUMO PASSIVO, CAUSA 15% CASI ASMA TRA I BIMBI - Piu' della meta' dei bambini italiani vive in famiglie in cui almeno uno dei genitori e' fumatore, e lo paga a caro prezzo: si stima che il 15% dei casi di asma tra i bambini e i ragazzi sia attribuibile proprio al fumo dei genitori. E' quanto si legge nella relazione sullo Stato Sanitario del Paese presentata oggi dal ministero della Salute. In generale, spiega il rapporto, l'inquinamento dell'aria degli ambienti confinati (indoor), non industriali, in particolare quelli adibiti a dimora, svago, lavoro e trasporto, rappresenta un importante problema di sanita' pubblica, con grandi implicazioni sociali ed economiche. Le principali patologie associate a inquinamento indoor sono: malattie allergiche, asma e disturbi respiratori nell'infanzia, BPCO, infezioni respiratorie (es. legionellosi), tumore del polmone, malattia cardiovascolare, disturbi irritativi e alterazione del comfort (es. sindrome dell'edificio malato). Le miscele complesse di inquinanti indoor, anche a basse concentrazioni, possono provocare nel tempo effetti nocivi sulla salute delle persone suscettibili: bambini, donne in gravidanza, persone anziane, persone sofferenti di asma, malattie respiratorie e cardiovascolari. Nei bambini l'esposizione ad alcuni inquinanti indoor si associa a un maggiore rischio di irritazioni, sintomi respiratori acuti, iper-reattivita' bronchiale, infezioni respiratorie e sensibilizzazione allergica. L'esposizione a fumo di tabacco ambientale, formaldeide e altri composti organici volatili, singolarmente o in miscele, e' stata associata a un'aumentata prevalenza di sintomi respiratori, suggestivi di asma o diagnosi di asma, in ambito sia domiciliare sia lavorativo. Gli acari della polvere, i derivati di animali domestici e alcuni microrganismi, come funghi e spore, rappresentano le principali fonti di allergeni indoor. L'inalazione di tali allergeni puo' indurre, in soggetti sensibilizzati, una rapida risposta infiammatoria, mentre ripetute esposizioni nel tempo possono causare l'insorgenza di asma bronchiale. Anche la presenza di macchie di umidita' o di muffa nella camera dove il bambino dorme aumenta il rischio di sintomi asmatici. Un piccolo aumento di rischio di malattie respiratorie e' stato riscontrato in bambini la cui abitazione e' riscaldata con combustibili ad alto potenziale inquinante (legna, carbone, gas in bombole). E' emersa, infine, una differenza di frequenza della malattia respiratoria tra i bambini che vivono in strade ad alto traffico di mezzi pesanti e quelli che vivono invece in strade lontane dal traffico. Coloro che vivono in prossimita' di scarichi diesel hanno una maggiore frequenza di sintomi respiratori e di asma.



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