Giro Padania, ancora scontri
Il giro della Padania è sempre più una corsa ad ostacoli. E, stavolta, gli ostacoli non sono quelli fisici, quelli che la natura ha regalato come straordinario scenario dell'epica del ciclismo. La questione è tutta politica e non ci sono mai tappe tranquille. Dopo i primi due tesissimi giorni, la terza tappa, partita da Lonate Pozzolo, all'aeroporto di Malpensa ed arrivata a Salsomaggiore Terme non è stata da meno, con tafferugli fra manifestanti e forze dell'ordine e la politica, in ogni centimetro di gara, a far da sfondo alla corsa. La gara è stata promossa da due società sportive indipendenti, ma vicine alla Lega Nord, tanto che uno dei promotori è Michelino Davico, sottosegretario leghista all'Interno. L'idea della corsa, si dice negli ambienti lumbard, è stata partorita dal capo in persona, Umberto Bossi. Tanto che, stamattina, alla partenza è arrivato anche il figlio Renzo.
«Chiunque può manifestare liberamente - ha detto - perchè siamo un paese libero ma non lo si fa colpendo i corridori che fanno il proprio lavoro. Qui si si fa sport e lo si usa per conoscere meglio il territoriò»' A Salsomaggiore, città che dall'estate scorsa ha un sindaco leghista e che Bossi ha recentemente visitato, alcune decine di manifestanti (fra loro il segretario regionale di Rifondazione Nando Mainardi) hanno aspettato la carovana sull'ultima salitella, poco prima del traguardo. Hanno provato a bloccare i ciclisti, sono volati un pò di spintoni, ed un carabiniere è volato a terra con un manifestante. È stato brevemente fermato, è stato identificato, poi subito rilasciato perchè la colluttazione è avvenuta in un momento concitatissimo e non ci sarebbe stata la volontà di aggredire il militare. Il manifestante è un funzionario della Cgil e l'organizzazione sindacale in serata ha condannato le modalità della contestazione e «esecrato» il comportamento del proprio dirigente che, ha fatto capire la Cgil, richia provvedimenti. Già al mattino, a Lonate Pozzolo, c'erano state contestazioni. Gli organizzatori hanno addirittura anticipato la partenza di venti minuti per cercare di dribblare i contestatori.
Hanno dovuto cambiare anche il percorso perchè il sindaco di Piacenza, il Pd Roberto Reggi, ha negato il nulla osta per l'attraversamento del suo Comune. Poi, nei pressi dell'arrivo, la tensione è salita. In mezzo ci sono i corridori che chiedono di essere lasciati correre in pace. Ma ai quali non sfuggono le ragioni di questo polverone che segue il plotone come una specie di nuvola di Fantozzi. Lo spirito di chi va in bici ha provato a spiegarlo una delle leggende del ciclismo italiano, Felice Gimondi. «Un ciclista - ha spiegato - va dove ci sono le gare, Cina, Russia o Padania che sia, non bisogna guardare alla politica. Chi protesta se la prenda con gli organizzatori, o con qualcun altro, aggredire un corridore è inammissibile». La Lega, intanto, ribadisce in ogni circostanza che la corsa è regolarmente inserita nel calendario internazionale, ma non perde occasione di sbandierare i propri vessilli. E accanto a chi protesta lungo le strade c'è chi lo fa nelle aule delle istituzioni, come l'Idv che in Emilia-Romagna fa notare come le tappe spesso partano e arrivino in città il cui sindaco è un esponente della Lega Nord e chiede conto di chi paghi le spese organizzative. Domani si parte da Noceto, poi si va in Veneto e si arriva in Trentino a San Valentino di Brentonico. Dietro ogni curva, prima di ogni strappo potrebbero esserci nuove contestazioni e nuovi scontri. Che intanto Sasha Modolo abbia vinto la terza tappa e conquistato la maglia, verde, di leader della classifica generale sotto gli occhi del ct della nazionale Paolo Bettini che prende appunti per il prossimo mondiale danese, pare non importare niente a nessuno.



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