A Torino il gaypride 2010. Per difendere i diritti fondamentali

Sabato, 19 giugno 2010 - 10:30:00

Di Gemma Petroselli

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Popolo lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender), donne, immigrati, lavoratori, studenti. Tutti insieme perché "i diritti sono il nostro pride". Sabato prossimo, 19 giugno, a Torino sfileranno quanti sono discriminati per diversi motivi: orientamento sessuale, differenze di genere o di provenienza, ragioni lavorative. L'edizione del Pride 2010 vede per la prima volta associazioni di varia sensibilità organizzare insieme l'ormai annuale evento torinese: non solo i movimenti omosessuali, ma anche le associazioni femministe, i collettivi di immigrati, i gruppi studenteschi e la Cgil. (www.torinopride.it)

A fare da capofila è il Coordinamento TorinoPride LGBT, che riunisce le principali 15 realtà attive in Piemonte. Un fronte di collaborazione allargato e compatto, nonostante le diverse sfumature politiche e culturali, che fa di Torino un caso più unico che raro in Italia, ma anche un modello all'avanguardia in Europa in tema di difesa dei diritti delle persone omosessuali.

Il Coordinamento si occupa innanzitutto di celebrare le "feste comandate". "Momento forte negli ultimi anni è stato il Pride nazionale a Torino nel 2006", spiega Andrea Fino, membro del direttivo. Sono seguite le edizioni regionali nel 2007 e nel 2009, mentre nel 2008 si è tenuto a Biella il primo Pride italiano in una cittadina di provincia. Oltre al Pride, ci sono la Giornata Mondiale contro l'Omofobia, il 17 maggio, e il TDOR, Transgender Day of Remembrance, a novembre. "Lavoriamo però tutto l'anno per creare cultura, organizzando serate ed eventi minori - prosegue Fino -. Manteniamo rapporti di collaborazione con le istituzioni, Comune, Provincia e Regione, e favoriamo gli scambi culturali tra le realtà lgbt locali e quelle internazionali. Inoltre, costante è l'attività di formazione nelle scuole e nella pubblica amministrazione, con incontri rivolti agli insegnanti e ai dipendenti, ma anche agli studenti".

TORINO CULLA DEL MOVIMENTO - Torino è stata la culla del movimento omosessuale in Italia dagli anni '70 e anche negli ultimi 15 anni ha visto una crescente proliferazione di realtà associative e politiche. Sotto la Mole Antonelliana si è svolto il primo Gay Pride italiano nel giugno 1979 e il Comune di Torino è stato il primo ad aprire nel 2001 il "Servizio lgbt per il superamento delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere", all'interno del Settore pari opportunità e politiche di genere. Un'iniziativa che gli ha guadagnato la partecipazione, accanto a città come Londra e Barcellona, a un progetto europeo di ricerca sul ruolo delle istituzioni locali nella difesa dei diritti omosessuali. Ogni anno, da ormai 25 edizioni, ad aprile si tiene il Torino GLBT Film Festival "Da Sodoma a Hollywood", mentre la prossima primavera la città ospiterà il congresso dell'Ilga, International Gay and Lesbian Association, di cui fa parte anche il Coordinamento TorinoPride LGBT.

"La sensibilità torinese verso il mondo omosessuale, dalle istituzioni ai cittadini, è elevata e concreta - conclude Fino -. Lo dimostra il successo del Pride lo scorso anno: oltre alla partecipazione di decine di migliaia di persone, abbiamo avuto l'autorizzazione a srotolare dal balcone del Comune lo striscione "rainbow", bandiera del popolo lgbt, un gesto dal forte valore simbolico da parte di un'istituzione, che abbiamo molto apprezzato".

ITALIA FANALINO DI CODA - Se Torino è un innovativo laboratorio di cultura delle diversità, l'Italia rimane uno dei fanalini di coda del continente per quanto riguarda i diritti omosessuali. Secondo l'Ilga Europe, il nostro Paese è in fondo alla classifica degli Stati gay-friendly, accanto a Georgia, Grecia, Malta, Montenegro, Serbia. In base alle legislazioni nazionali, lo studio assegna un punteggio da uno a dieci a seconda del livello di tutela delle discriminazioni per orientamento sessuale, del riconoscimento delle unioni same-sex, della garanzia dei diritti delle coppie omogenitoriali, del giudizio dell'omofobia come espressione di odio e criminalità.

ALLA SVEZIA IL PODIO DEI DIRITTI - La Svezia si guadagna il podio, seguita in seconda posizione a pari merito da Belgio, Olanda, Norvegia e Spagna. Terzi classificati Islanda e Regno Unito. Più omofobe dell'Italia (1 punto su 10), la Città del Vaticano e la Polonia (0 punti), la Bielorussia e la Turchia (- 1 punto) e, infine, la Russia e l'Ucraina (- 2 punti).

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