Stragi naziste, parla l'avvocato della Germania: "Riconosciuto il diritto internazionale"
La sede della Corte Internazionale di Giustizia dell'Ajadi Lorenzo Lamperti
"E' stato riconosciuto un indiscutibile principio di diritto internazionale". Andrea Gattini, l'avvocato e professore padovano che ha difeso la Germania, parla della sentenza della Corte internazionale di giustizia dell'Aja sulle stragi naziste in un'intervista ad Affaritaliani.it.
La Corte ha sostenuto che l'Italia ha violato gli obblighi di diritto internazionale nei confronti della Germania ammettendo richieste di indennizzi per le vittime delle stragi naziste durante la seconda guerra mondiale. "Se fosse finita diversamente ci sarebbero state conseguenze rivoluzionarie. Sono gli individui chiamati a rispondere dei crimini e non gli Stati. E i giudici di un altro Paese non hanno competenza".
Gattini, secondo il quale la pronuncia della Cassazione italiana è stata per certi punti "ideologica", spiega che "la sentenza della Corte non è così netta e drastica come è stata interpretata in Italia. Si ammette che la Germania potrebbe avere qualche responsabilità". La soluzione? "Negoziati tra i due governi". Sulle polemiche: "Prevedibili, qualcuno però ci ha messo un po' di ipocrisia. Paura di proteste? Davvero assurdo, da una parte c'è la ferma condanna di quello che è accaduto ma dall'altra ci sono anche i principi del diritto internazionale. Finora l'unica lettera di offese mi è arrivata da un tedesco".
L'INTERVISTA
Come è nato il suo coinvolgimento nella vicenda legata alle stragi naziste in Italia?
"Sono stato contattato dal ministero degli Esteri tedesco. Ho studiato in Germania e conosco bene la lingua. Inoltre avevo scritto già parecchi lavori su queste tematiche. In Germania cercavano un avvocato italiano perché gli serviva qualcuno che conoscesse il diritto interno e le questioni storiche inerenti al caso".
Come giudica la sentenza?
"E' stato riconosciuto un principio di diritto internazionale assolutamente indiscutibile, ovvero il fatto che gli Stati sono immuni dalla giurisdizione civile degli altri Stati per quanto riguarda le attività attraverso le quali manifestano la propria potestà. Questo non significa che non possa esserci una questione di responsabilità. Però non sono competenti i giudici interni di un altro Stato su attività sovrane. E' un principio fondamentale delle relazioni internazionali".
Non è mai stato in discussione un finale diverso?
"Dire di no sarebbe come dire che il mio contributo è stato ininfluente. No, c'è da dire che la norma si sa che è quella, però si era molto discusso su una possibile eccezione, che è quella di cui mi sono occupato. In Italia si è sostenuto che le azioni che si dimostrano criminali sul territorio dello Stato straniero diventano giudicabili dal foro che esercita la giurisdizione. Un parere sostenuto non tanto dal governo italiano, che mi pare alla fine non sia poi così tanto in disaccordo con quello tedesco, ma dalla Cassazione. La Cassazione ha aperto alla possibilità di citare in giudizio un intero Stato in caso di violazione dei diritti universali dell'uomo. E il governo si è accodato, perché non può mettere in discussione quello che decide la Suprema Corte".
Crede che la pronuncia della Cassazione sia stata demagogica?
"Oddio, questo termine l'ha detto lei. Io forse non mi sarei azzardato a dirlo. Però in realtà un po' mi sembra di sì. Dubitavo che ci potesse essere questa eccezione. Non ci sono precedenti al riguardo, non c'è giurisprudenza. La Cassazione ha usato come argomentazione i principi fondamentali dei diritti dell'uomo sostenendo che qualsiasi "giustificazione" o qualunque impedimento di carattere procedurale dovesse venire meno. Ecco, questo mi sembra un orientamento ideologico, una presa di posizione un po' di principio".
Quali conseguenze ci sarebbero state sul piano del diritto se la Corte dell'Aja si fosse espressa in maniera diversa?
"Ci sarebbero state conseguenze rivoluzionarie. Nella giurisprudenza attuale sono gli individui a rispondere dei crimini e non gli Stati. E' un principio affermato da Norimberga in poi. Condannare uno Stato in quanto tale, anche dal punto vista civile, è una cosa che non esiste. Il passo sarebbe stato gigantesco: affermare che oltre la responsabilità penale dell'individuo organo c'è anche la responsabilità dell'intero Stato alle sue spalle".
In Italia la sentenza ha provocato qualche polemica. In particolare l'ex ministro Frattini ha espresso il rischio di una "scarsa attenzione verso le vittime dei cimini di guerra".
"L'affermazione di Frattini mi sembra contenga un fondo di ipocrisia. Quando era ministro degli Esteri aveva rilasciato interviste su quotidiani tedeschi nelle quali diceva di essere perplesso per la decisione della Cassazione e che non era quella la strada perseguibile. Per conto mio una cosa la posso dire: la Corte dell'Aja è stata molto sensibile al tema, non è stata una sentenza così netta come è stata vista e interpretata in Italia. Il principio di diritto internazionale è stato salvaguardato in modo inequivocabile, ma dall'altra parte è stato detto che non è escluso che la Germania come Stato possa avere una responsabilità per le vittime. Solo che riconoscerlo non è di competenza della Corte internazionale".
La possibile soluzione è un accordo tra Italia e Germania?
"Certamente sì. La Corte si auspica che questo problema sia oggetto di negoziati tra i due governi. Al di là delle diplomazie, un altro paragrafo della sentenza molto interessante è quello sui militari italiani internati (Imi). Il vero motivo per il quale sono nate le cause contro la Germania in Italia non erano tanto gli eccidi o i crimini avvenuti sul territorio italiano, quanto la sorte dei militari prigionieri in Germania. Dopo decenni la Germania, senza averne l'obbligo, aveva deciso di risarcire i prigionieri di guerra costretti al lavoro forzato, ma ha escluso quelli italiani dicendo che l'Italia aveva rinunciato a qualsiasi forma di riparazione nel trattato di pace. E qui la Corte dice di vedere con "sorpresa e rammarico" il fatto che la Germania non abbia voluto includere l'Italia in questo piano di risarcimenti. Tra quelle decina di migliaia di militari internati, quelli che veramente sono stati sottoposti a trattamenti disumani erano quelli che non avevano voluto riconoscere la Repubblica di Salò ed erano rimasti fedeli alla monarchia. Anche per questo il discorso è molto delicato. Oggi si parla di militari internati come un tutt'uno, ma quelli maltrattati erano quelli che non volevano riconoscere Mussolini, quelli che i tedeschi chiamavano i "porci di Badoglio". Ma oggi come si fa a dire: tu sì e tu no? Sono gli Stati che devono trovare una soluzione fra loro, non è giusto che ogni singolo individuo possa adire i propri giudici spesso in totale assenza di prove. Tra l'altro nel 1961 la Germania ha pagato 100 milioni di marchi all'Italia per risarcire le vittime delle persecuzioni naziste. Non quelle delle stragi in Italia, questo è vero. Però quei soldi non si è mai capito che fine abbiano fatto, forse bisognerebbe chiederlo al governo italiano di allora".
E' vero che suo padre è stato prigioniero di guerra?
"Sì, è vero. Ognuno ha avuto le sue esperienze ma questo non c'entra con la causa".
Un avvocato italiano che "difende" la Germania sulle stragi naziste. Non crede che qualcuno della gente comune possa avercela in qualche modo con lei?
"Mi auguro veramente di no e questa domanda mi sorprende molto. Forse all'inizio mia madre è rimasta un po' scioccata ma quando le ho spiegato la situazione ha capito tutto. So che in Italia la sentenza è stata criticata ma questo c'era da aspettarselo... ma è stata criticata anche in Germania. Anzi, finora le uniche proteste che ho ricevuto sono state da parte da un cittadino tedesco che da Monaco di Baviera mi ha mandato una lettera di offese. Al di là del dolore e della delusione dei parenti delle vittime, non credo che si possa pensare che chi ha difeso la Germania sia connivente o filo di qualche cosa. La condanna delle stragi naziste è ovviamente fermo e irremovibile, ma bisogna considerare anche le leggi del diritto internazionale".



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