Striscia la Notizia/ Il Gabibbo è salvo, per i giudici non è un plagio di Big Red

Giovedì, 13 dicembre 2007 - 09:40:00

BIG RED, MASCOTTE AMERICANA- E Big Red? È un pupazzone nato, appunto, nel 1979, diverso dal Gabibbo: agita al massimo le braccia durante le partite della squadra di basket della Kentucky University, è muto e corre sui bordi del campo. Soprattutto, non ha la stessa conformazione fisica del Gabibbo (non può vestirsi, a differenza del vendicatore rosso), e ha il labbro inferiore più grande di quello superiore (il Gabibbo ha invece la bocca perfettamente a campana). Ma la differenza tra i due pupazzi è nelle emozioni che suscitano nella gente, e che li rende diversi: da un lato, infatti, una mascotte; dall’altra, un personaggio che è showman, giornalista, cittadino indignato. E che ha alle spalle l’impegno degli autori del tg satirico più conosciuto d’Italia, autore di scoop giornalistici che susciterebbero l’invidia di tutta la categoria.

Le differenze Gabibbo-Big Red
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UN RISARCIMENTO SALATO- La posta in gioco era molto alta: se Mediaset avesse perso la causa, avrebbe dovuto pagare 250 milioni di dollari alla Western Kentucky University e all’Adfra, la società licenziataria di Big Red in Italia. La cifra richiesta dagli avvocati WK-Adfra era frutto del calcolo di quanto il Gabibbo ha guadagnato grazie a Striscia, un libro, un album, e altre fonti (oggetti di merchandising, e così via). Ma perché questa causa, e proprio dal 2002? Perché per 12 anni nessuno dall'America si è fatto vivo? Mistero, nessuno lo sa di preciso anche se la domanda è legittima e sorge spontanea.

RUMORS- Qualcuno nei corridoi di Cologno Monzese vuole a tutti i costi vedere un nesso tra questa causa e il fatto che il titolare dell'Adfra sia l'ex padrone della ditta che produceva Bullock, l'antifurto con le "palle", sbugiardato da Striscia la notizia con uno dei suoi tremendi servizi. Acquistando il logo di Big Red e i suoi giubotti catarifrangenti si sarebbe così offerta l'oppurtunità di fare causa a Mediaset (e Ricci). Ricci a sua volta ha chiesto il risarcimento del danno presso il tribunale di Bologna, sezione specializzata in diritto industriale. Adesso la decisione del giudice lughese ha salvato la vita del pupazzone rosso, vendicatore di torti e storture tipicamente italiane.

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