G8, Strasburgo assolve l'Italia: "Non ha colpe per morte Giuliani"
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La Corte europea dei diritti umani ha assolto pienamente l'Italia nel caso Giuliani. Per la "Grande Chambre" non c'e' stata alcuna violazione dei diritti dell'uomo nel comportamento dello Stato italiano in occasione del G8 che si svolse a Genova nel 2001. A rivolgersi alla Corte erano stati i genitori del giovane ucciso nel luglio di quell'anno.
I GENITORI: USO ECCESSIVO DELLA FORZA- A loro parere furono le forze dell'ordine a mettere in atto un "uso eccessivo della forza" e a causare la morte di Carlo. Nessuno dei carabinieri, affermano, soccorse il giovane, colpito dal fuoco di Mario Placanica, e, anzi, la camionetta dell'Arma passo' sopra il suo corpo. Nel ricorso alla Corte i Giuliani lamentano anche che non fu fatta l'autopsia sul cadavere del figlio e che non vi e' mai stata un'inchiesta approfondita sull'accaduto. La Corte diede parzialmente ragione ai Giuliani in primo grado, individuando solo alcune lacune nell'indagine sulla morte di Carlo, e assolse Placanica, rivendicando per lui la legittima difesa. La famiglia Giuliani, a quel punto, ricorse alla Grande Chambre.
GENOVA: GIULIANI, ANDREMO AVANTI IN BATTAGLIA VERITA' - "Non e' la prima brutta notizia che abbiamo. In ogni caso non ci arrendiamo, continuiamo la nostra battaglia per la verita'". Cosi' Giuliano Giuliani, il padre di Carlo, il giovane ucciso in piazza Alimonda il 21 luglio del 2001, ha commentato con l'Agi la sentenza della Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo che ha assolto l'Italia dalle accuse di avere responsabilita' nella morte del giovane. "Dal punto di vista legale - ha spiegato Giuliani - c'e' un'ultima possibilita' che sara' una causa civile contro chi ha sparato. Non c'e' altra possibilita'. Mi auguro che nessuno ci venga a dire che vogliamo rifarci su un povero carabiniere. Lo scopo della causa civile - ha spiegato Giuliano Giuliani - e' avere un dibattimento processuale. L'unica cosa che non hanno ritenuto degna di un processo e' stata l'omicidio di Carlo. E' vergognoso. Negli altri processi alcuni pezzi di verita' sono usciti. Pensiamo alla Diaz e persino nella sentenza del processo ai manifestanti e' stato detto che molti avevano reagito a cariche violente ingiustificate dei carabinieri, mettendo in luce l'assurdita' del comportamento delle forze dell'ordine in quei giorni. Questa sentenza e' un motivo in piu' per essere a Genova in quei giorni, a maggior ragione perche' quest'anno ricorrono i dieci anni dal G8 del 2001 e queste date - ha concluso Giuliani - hanno un significato".DIECI ANNI DI STORIA GIUDIZIARIA. DA GENOVA A STRASBURGO- Dieci anni fa, il 20 luglio del 2001, alle 17,27 in piazza Alimonda a Genova durante i disordini di piazza paralleli allo svolgimento del vertice G8, il manifestante Carlo Giuliani, 23 anni, venne colpito da un proiettile sparato dall'arma di ordinanza del carabiniere ausiliario Mario Placanica, allora ventunenne. Placanica, che stava svolgendo il servizio di leva, si trovava all'interno di una camionetta presa d'assalto da vari manifestanti. Un vetro era stato sfondato. Carlo Giuliani si apprestava a scagliare un estintore verso il mezzo dei carabinieri quando Placanica esplose due colpi. Uno di questi colpi Giuliani al volto uccidendolo.Mario Palcanica fu incriminato per omicidio volontario. Il procedimento a suo carico per la morte di Carlo Giuliani era stato archiviato dal gup Elena Daloiso il 5 maggio 2003. Nella sua ordinanza Daloiso, oltre ad accogliere la richiesta di archiviazione per legittima difesa avanzata dal pm Silvio Franz il 2 dicembre 2002, aveva sostenuto come l'uso dell'arma fosse stato "legittimo" e "assolutamente indispensabile e graduato in modo da risultare il meno offensivo possibile". Scaduti i termini per il ricorso in Cassazione, gli avvocati Pisapia e Vinci avevano deciso di fare appello alla Corte Europea dei diritti dell'uomo, con sede a Strasburgo Il ricorso e' stato presentato il 18 giugno 2002 alla Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo, messo a punto dall'avvocato Giuliano Pisapia. La Corte lo ha dichiarato ricevibile il 12 marzo 2007.
La famiglia Giuliani, nel ricorso a Strasburgo, ha invocato, in particolare, l'articolo 2 della Convenzione dei diritti dell'uomo (diritto alla vita), sostenendo che la morte di Carlo "e' dovuta ad un uso eccessivo della forza" e considerando che "l'organizzazione delle operazioni per ristabilire l'ordine pubblico non siano state adeguate". In piu', i ricorrenti hanno rilevato che "l'assenza di soccorsi immediati ha comportato la violazione degli articoli 2 e 3", ossia il divieto di trattamenti inumani. La famiglia Giuliani lamenta inoltre di non aver avuto "una vera inchiesta" perche' non sono stati ascoltati alcuni testimoni e alti responsabili della polizia. I ricorrenti sostengono, tra l'altro, come fa sapere la stessa Corte di Strasburgo, che uno degli esperti nominati dal pubblico ministero e che ha sviluppato la tesi di un proiettile "deviato da una pietra lanciata in aria" avrebbe pubblicato poco tempo prima un articolo favorevole alla tesi della legittima difesa. Infine, "benche' l'inchiesta abbia interessato due carabinieri, diversi atti investigativi sono stati affidati ai carabinieri". Per questo, la famiglia invoca gli articoli 2, 6 (diritto a un equo processo) e 13 (diritto a un reale ricorso) della Convenzione.
Nell'agosto del 2009 la Corte Europea dei diritti dell'uomo, cui i familiari di Carlo Giuliani erano ricorsi, ha stabilito che Mario Placanica agi' per legittima difesa. Nella sentenza si legge che "il militare non e' ricorso a un uso eccessivo della forza. La sua e' stata solo una risposta a quello che ha percepito come un reale e imminente pericolo per la sua vita e quella dei colleghi". La stessa Corte, dopo aver escluso la violazione dell'art. 2 della Convenzione europea, relativo agli obblighi positivi a proteggere la vita, ha tuttavia rilevato alcune carenze nel rispetto degli obblighi procedurali previsti dallo stesso articolo, condannando lo Stato italiano a pagare 40.000 euro ai familiari di Carlo Giuliani, 15.000 euro a ciascuno dei genitori e 10.000 euro alla sorella, in quanto "le autorita' italiane non hanno condotto un'inchiesta adeguata sulle circostanze della morte del giovane manifestante" e che non fu avviata un'inchiesta per identificare "le eventuali mancanze nella pianificazione e gestione delle operazioni di ordine pubblico".



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