G8/ Appalti e tangenti nell'inchiesta su Bertolaso. Attesi nuovi arresti
NUOVE UDIENZE- A Firenze, a partire da martedì, cominceranno le udienze al tribunale del riesame sia sulle richieste presentate dai difensori degli arrestati, i quali hanno chiesto la revoca della misura cautelare della custodia in carcere o, in alternativa, una misura meno afflittiva; sia dai difensori di alcuni indagati, i quali hanno subito sequestri durante le perquisizioni eseguite dai carabinieri del Ros all'alba del 10 febbraio. Tra questi vi è il Capo del Dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso, indagato eccellente dell'inchiesta, nei riguardi del quale è stato ipotizzato il reato di concorso in corruzione. Bertolaso, "inondato - ha detto - di messaggi di solidarietà ", è di nuovo intervenuto sulla vicenda, affermando che è "sotto gli occhi di tutti il tentativo di distruggere" la sua credibilità, "attribuendomi - ha detto - una serie di comportamenti che non mi appartengono e che non ho mai avuto".
Alcuni difensori, tuttavia, hanno già fatto sapere che rinunceranno al riesame, dal momento che il filone principale dell'inchiesta è stato trasferito a Perugia in seguito all'iscrizione del dimissionario procuratore aggiunto della Repubblica di Roma Achille Toro nel registro degli indagati, prima solo per rivelazione di segreto di ufficio, poi anche per concorso in corruzione e favoreggiamento personale. Sarebbe stato proprio Toro, secondo i pm fiorentini - ma l'interessato ha fermamente respinto l'addebito - la «talpa» che, alcuni giorni prima degli arresti, avrebbe fatto filtrare, fino a raggiungere gli indagati, la notizia di possibili misure cautelari in arrivo, tanto da indurre la Procura fiorentina a sollecitare al gip di emettere con urgenza il provvedimento di custodia cautelare. È stato lo stesso procuratore di Roma, Giovanni Ferrara, a sottolineare che Toro era a conoscenza del punto a cui era arrivata l'indagine fiorentina.
"Non è che un capo dell'ufficio può tenere per sè le informazioni - dice Ferrara - È ovvio che tutti gli elementi investigativi vanno riferiti" e condivisi sia con i "responsabili dei pool" sia con "i pm che indagano". Sia l'accusa, sia la difesa - peraltro - sono consapevoli che le decisioni del riesame di Firenze potrebbero non avere efficacia alla luce dell'ordinanza di custodia cautelare (data per scontata) che si appresta ad emettere il gip di Perugia. Tuttavia, alcuni difensori hanno preferito mantenere la richiesta di riesame - rinunciando all'ultimo momento - per una più ampia discovery dei documenti nelle mani dell'accusa. Sempre a Firenze, inoltre, potrebbe prendere maggior forma l'inchiesta sugli appalti di alcune opere cittadine, prima tra tutte la scuola marescialli dei carabinieri, la cui competenza resta radicata nel capoluogo toscano.
È tuttora pendente, infatti, un richiesta della Procura di misura cautelare per un numero imprecisato di indagati, e non è escluso che la decisione del gip possa arrivare in settimana. A Perugia la data ultima entro la quale dovrà essere emessa l'ordinanza di custodia cautelare per l'inchiesta Grandi Eventi - confermati del provvedimento della magistratura fiorentina - è il 28 febbraio, pena la scarcerazione degli arrestati. Dopo la notifica, e già con gli interrogatori di garanzia, la difesa scoprirà definitivamente le sue carte: nel merito, con le argomentazioni a discolpa; e in diritto, soprattutto sul tema della connessione. Alcuni difensori, infatti, vorrebbero nettamente separare la posizione dei loro assistiti da quella dell'ex procuratore aggiunto Toro. Niente connessione, niente inchiesta a Perugia: e così, per molti, l'indagine prenderebbe la più gradita strada della procura di Roma. Per raggiungere la quale alcuni difensori hanno già fatto sapere di non disdegnare neppure un passaggio in Cassazione. Sullo sfondo Guido Bertolaso, che attende di incontrare i pm per poter raccontare la sua verità.
ROMA CONTRO FIRENZE- Il procuratore di Roma, Giovanni Ferrara critica i colleghi della Procura di Firenze per l'inchiesta sugli appalti della Protezione civile. Al Corriere della Sera, Ferrara rivela di non aver mai saputo nulla di ufficiale di reati commessi a Roma e appresi durante le intercettazioni in Toscana. "Le notizia apparse sui giornali - dice - sono del tutto parziali e possono essere fuorvianti: sono amareggiato per questa vicenda, soprattutto per i riflessi che ha sull'onorabilita' dell'ufficio che dirigo".



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