La sentenza integrale della Cassazione
| LO SPECIALE Cassazione, Annamaria Franzoni uccise lucidamente suo figlio. La corte la condanna
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Annamaria Franzoni uccise con "razionale lucidità" il figlioletto Samuele, di 3 anni e 2 mesi, la mattina del 30 gennaio del 2002, nella casa di Cogne. E' questo quanto decretato dalle motivazioni dei giudici della Cassazione che con la sentenza 31456, hanno confermato la condanna a sedici anni di reclusione nei confronti della donna.
L'esclusiva di Affaritaliani: Le motivazioni della sentenza della Suprema Corte di Cassazione
SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE
SEZIONE I PENALE
Senteza 21 maggio - 29 luglio 2008, n. 31456
(Presidente S. Chieffi, Relatore E. G. Gironi)
Svolgimento del processo
La mattina del 30.1.2002, alle ore 8.27'.30", Annamaria Franzoni telefonava dal proprio cellulare alla dott.ssa Ada Satragni, suo medico curante e vicina di casa, comunicandole che il figlio Samuele, di 3 anni e 2 mesi, perdeva sangue dalla bocca e che "gli era scoppiato il cervello"; successivamente, alle ore 8.28.17", la donna telefonava dal telefono fisso al 118, riferendo all'operatrice che il figlio vomitava sangue, ed alle ore 8.29'.26" chiamava la ditta presso cui lavorava il marito Stefano Lorenzi, comunicando ad un'impiegata che il piccolo era morto. Subito dopo (o tra una telefonata e l'altra) la Franzoni chiamava dalla finestra la vicina Daniela Ferrod in Guichardaz, dicendole che Samuele "stava perdendo sangue dalla testa".
Nell'ordine sopraggiungevano nell'abitazione della famiglia Lorenzi la Ferrod (la quale constatava la presenza di Samuele supino sul letto matrimoniale con la faccia e la testa insanguinate, che si lamentava ed emetteva dei suoni, aprendo e chiudendo gli occhi), la Satragni, accompagnata dal suocero Marco Savin, la quale trovava il bimbo "collassato in una pozza di sangue", coperto fino all'inguine od alla cintola, con ferite al capo, da una delle quali fuoriusciva materia cerebrale, ancora gemente e con polso carotideo) e, da ultimo, il dott. Iannizzi, arrivato con l'elicottero dell'elisoccorso, secondo cui il piccolo era in stato comatoso terminale, con respiro "automatico" e non più reattivo agli stimoli.
Il bambino veniva dichiarato ufficialmente morto alle ore 9.55' preso il Pronto Soccorso dell'Ospedale di Aosta, essendo risultate vane le manovre rianimatorie prontamente attuate dal dott. Iannizzi.
Le prime indagini venivano svolte dai Carabinieri di Cogne e di Aosta nonché da una squadra del R.I.S. di Parma; si procedeva a rilievi delle tracce individuate sul posto ed al sequestro di un paio di zoccoli e di un pigiama da donna, rinvenuto sul letto matrimoniale (i pantaloni seminascosti sotto un risvolto del piumone e la casacca tra le lenzuola, quasi al fondo del letto).
Il C.T. del P.M. prof. Viglino, incaricato dell'autopsia, individuava la causa della morte in un grave trauma cranio-encefalico, con sfacelo della regione fronto-temporo-parietale e rottura di importanti vasi arteriosi meningei, con imponente emorragia ed anemia meta-emorragica, shock ipovolemico ed importante edema cerebrale maligno.
Il consulente attribuiva a fenomeni di c.d."reviviscenza" di tipo agonico i segni vitali descritti dai primi soccorritori e stabiliva in 5-17 minuti il tempo di sopravvivenza all'aggressione, ritenendo, tuttavia, non determinabile l'ora del decesso per mancanza di dati tanatologici attendibili.



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