Proteste e forconi, Italia a rischio balcanizzazione
Di Giuseppe Morello
Senza fare inutili allarmismi, ma la sensazione è che il paese stia scivolando nel caos, nella protesta selvaggia, con il malcelato intento di buttarla in vacca, nella protesta sguaiata, nella caciara che oscura le differenze tra argomenti ragionevoli e contestazione pretestuosa, in cui poi trovano sempre modo di infiltrarsi anche quelli che perseguono altri fini, i violenti, i centri sociali, chi non perde occasione per menare le mani. Lo sciopero degli autotrasportatori rischia di paralizzare il paese, di bloccare i trasporti e fermare merci e persone. Come ha fatto notare la Coldiretti, con l'86 % dei trasporti commerciali che in Italia avviene su strada, è a rischio la consegna di prodotti più deperibili come latte, frutta e verdura. Ha fatto bene il ministro dell'Interno, Cancellieri, a dire che "non saranno tollerati blocchi stradali", precisando che "fin dove si può tollerare useremo tolleranza e dialogo, però bisogna anche tenere presente i diritti dei cittadini".
E il punto è proprio questo: ovviamente manifestare resta un diritto di tutti, ma la crisi economica e le difficoltà di chiunque non giustificano contestazioni che ledono i diritti degli altri italiani, tanto più se la protesta si svolge in forme illegali, senza preavvisi e ben oltre i tre giorni previsti dalla legge, tanto da richiedere prima o poi la precettazione. Se a questo si somma la protesta, non sempre composta, delle categorie colpite dalle liberalizzazioni, si capisce che siamo a rischio balcanizzazione. Massimo rispetto per i problemi e le sofferenze di tutti, ma in questo momento è l'Italia nel suo complesso ad attraversare un momento difficilissimo. Di tutto abbiamo bisogno tranne che del caos e delle manifestazioni selvagge e di proteste in stile quote-latte. Le difficoltà si superano con sacrificio, dialogo e legalità. Al di fuori di questo perimetro le manifestazioni sono fuori legge, e per questo vanno stroncate. Anche per tutelare il diritto di chi protesta senza voler danneggiare la collettività.



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