Forconi contro
Di Pasquale Della Torca
Ieri la partita Cagliari-Fiorentina è stata posticipata per una protesta degli operai sardi di Alcoa, tranne l'encomiabile spazio offerto da Premium calcio oggi si parla di pallone e nulla riguardo quegli operai. Intanto dalla Sicilia il movimento spartachista detto dei Forconi si fa sentire, alza la voce e le barricate mettendo paura al governo delle liberalizzazioni all'acqua di millefiori; il Ministro degli Interni minaccia. Voci discordanti dai politici di professioni, quelli che sono stati sostituiti con il governo tecnico perché non buoni. E parlano ancora!
Questa è la cronaca, la realtà invece è altra cosa: cosa seria, molto seria. Sta proprio in queste situazioni che emerge in tutta la sua bruciante pragmaticità la differenza tra un governo, vero, cioè politico e uno tecnico, cioè avulso dalle problematiche relativa alla vita quotidiana, alla pancia dei governati. La polis allora s'incazza.
E' pittoresco come alcuni politici - Di Pietro - o associazioni - Codacons -, o il Pd stizziti evochino la durezza della lex, "nessuna tolleranza", la "revoca dei blocchi" perché i forconi danno fastidio intralciando il traffico o ritardando la deposizione di insalatina fresca sulle mense di italiani benestanti o ricchi affamati.
La differenza tra chi sta bene e chi stenta, che questo governo non percepisce, e, anzi acuisce, rischia di generare un caos che non potrà essere inopinatamente sedato solo con la forza della legge. Un governo deve tenere in debito conto dei divari sociali che già da qualche anno sono grandi e che rischiano ora di precipitare perché diverse situazioni stanno creando un imbuto nel quale persone, non numeri, verranno strozzate.
Le dinamiche sociali forse sono più complesse e delicate di aridi decreti che stabiliscono tasse o altro che dir si voglia. I governi per diritto costituzionale devono perseguire il bene della collettività che governano, operare in modo da ridurre svantaggi e povertà. A questo governo non so cosa si possa chiedere visto che è pervicacemente attaccato alla sua linea salvifica dell'economia di questo paese a tutti i costi, però si può dare un consiglio: dare un segnale forte alle classi disagiate, ai poveri, ai cassintegrati, a quelli che non hanno un lavoro e capire, ascoltare e togliere, togliere dalla strada la gente - che adesso giustamente protesta - perché finora, in questo paese, i ricchi non hanno ancora dato il loro reale contributo a risollevare le sorti della nazione altro che Art. 18: la flessibilità in uscita, ora, è fuori moda!



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