Foggia/ Utilizzavano minorenni per spacciare droga: quattro arresti
Utilizzavano minorenni per spacciare la droga: quattro persone sono state arrestate da agenti del Commissariato di Polizia di Manfredonia, in provincia di Foggia, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale del capoluogo dauno Antonio Diella, su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica Luciana Silvestris. Le accuse, a vario titolo, sono di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e estorsione continuata in concorso. Si tratta di Salvatore Palumbo, 30 anni, di Manfredonia, di Giuseppe De Cristofaro, 28, di Manfredonia, Paolo Strafezza, 36, di Cerignola e Matteo Ricucci, 29, di Manfredonia (ma nato a San Giovanni Rotondo).
L'OPERAZIONE- L'operazione è stata denominata 'Once Again'. La posizione di alcuni minorenni, coinvolti per gli stessi reati, è stata stralciata ed inviata per competenza alla Procura della Repubblica del Tribunale per i Minorenni di Bari. Le indagini sono durate alcuni mesi e si sono avvalsi di intercettazioni, appostamenti e pedinamenti. Tutto è nato quando alcuni minorenni di Manfredonia a ottobre dell'anno scorso sono stati trovati in possesso di un discreto quantitativo di hashish che, come indicato da una fonte confidenziale, gli era stato ceduto dal pregiudicato Giuseppe De Cristofaro detto Giuseppe Ciufà, a capo di una articolata attività di spaccio, realizzata utilizzando minorenni.
Gli investigatori sono venuti a conoscenza del fatto che De Cristofaro, insieme a un minorenne, ne avrebbe minacciato un altro ed i suoi genitori per ottenere il corrispettivo della droga sequestrata dalla Polizia, circostanza accertata nel corso delle indagini. Per il gip gli elementi raccolti «costituiscono effettivamente un aggregato probatorio rilevante e grave, con riferimento sia alla cessione al minorenne, sia alla minacciosa pretesa estorsiva innanzi descritta». Sono state disposte le intercettazioni di conversazioni su diverse utenze telefoniche, dalle quali è emerso effettivamente una attività di spaccio fiorente che utilizzava i minorenni per spacciare e consegnare la droga ai vari acquirenti. Le 'notiziè sono state confermate dalle indagini classiche sfociate in diversi sequestri di droga, arresti in flagranza e contestazioni per uso personale di stupefacente a carico di parecchi tossicodipendenti del luogo, alcuni dei quali appartenenti a ceti sociali benestanti.
A Palumbo venne sequestrata cocaina in un noto circolo ricreativo, mentre in un'altra occasione fu sorpreso a cedere droga insieme a Ricucci ad alcuni tossicodipendenti. A novembre vennero arrestati Palumbo e Antonio De Cristofaro, fratello di Giuseppe che, per sfuggire alla cattura speronarono due auto della Polizia, procurando danni ingenti sia ai veicoli che lesioni ai poliziotti, prima di essere bloccati e trovati in possesso di cocaina e hashis per più di 500 grammi.
Il culmine si raggiunse con l'arresto dello stesso Giuseppe De Cristofaro per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti che, dopo la decapitazione dei vertici del gruppo formato da suo fratello Antonio e da Salvatore Palumbo, si stava riorganizzando. Aveva preso direttamente le redini e stava progettando un rifornimento di cocaina ed hascisc per poter soddisfare le richieste del mercato sipontino della droga di un fine settimana. In quell'occasione venne pedinato a bordo dell'auto della sua fidanzata fino a Cerignola, a casa di Paolo Strafezza. Dopo essersi approvvigionato, ritornò a Manfredonia in un pianterreno nel centro storico, occupato abusivamente per tagliare la droga ed organizzare lo spaccio al dettaglio. Più tardi venne bloccato in strada, nei pressi di un luogo di spaccio molto noto ed accompagnato nell'abitazione dove era stato visto entrare ed uscire ripetutamente nell'arco della serata. De Cristofaro negò di abitarvi ma dalle intercettazioni è emerso che era il luogo di numerose cessioni. Durante la perquisizione furono trovati hascisc e cocaina, sostanze da taglio, tutto l'occorrente per il confezionamento (bilancino di precisione, buste per vari tagli ecc): si sentiva ancora il forte odore di bruciato dovuta alla termosaldatura delle confezioni di droga.
La fiorente attività illegale traspare chiara anche dalle informazioni dei testimoni assunte da numerosi tossicodipendenti che, per approvvigionarsi della dose personale, li contattavano alle utenze telefoniche monitorate e che hanno confermato i contatti e l'acquisto della droga. Dichiarazioni non solo coerenti e credibili, per gli inquirenti, ma anche riscontrate dagli esiti delle intercettazioni e da quanto direttamente osservato e rinvenuto. Il gip ha ritenuto che sia concreto ed attuale il pericolo di reiterazione del reato per tutti gli indagati, nonchè quello del pericolo di inquinamento delle fonti di prova, poichè la loro aggressività rende concreto il rischio che i testimoni vengano intimiditi al fine di indurli a ritrattare le dichiarazioni accusatorie già rese.



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