Ferrara/ Un pestaggio in caserma dei carabinieri a processo. Il video
Finisce in un'aula di tribunale, per la prima volta, il caso delle presunte 'botte in caserma, documentate da un video che era stato fatto girare prima su Internet e poi su Tv nazionali, per le quali è indagato per lesioni un carabiniere, quello ritratto nel video.
LA STORIA- Tutto cominciò oltre due mesi fa, con l'arresto di quattro ragazzi della provincia di Rovigo il 24 febbraio scorso, accusati e processati di resistenza e lesioni ai carabinieri fuori e dentro la caserma. Questi episodi, finiti subito in una 'direttissimà di cui l'udienza di oggi è stata una 'codà, avevano innescato il caso parallelo delle 'botte in casermà. Protagonisti oggi, a porte chiuse, sono stati il pm Barbara Cavallo e gli investigatori del Reparto operativo dei carabinieri che hanno raccolto il materiale probatorio, presentato oggi in aula dalla Procura per la prima volta. Il video è stato visto in aula, a porte chiuse e in giudizio abbreviato.
Gli imputati, i ragazzi e i loro legali, non hanno dato assenso all'udienza pubblica, nonostante Procura e parti civili (sette carabinieri) avessero scelto la pubblicità del dibattimento. Il legale dei carabinieri, Alberto Bova, parlando delle nuove acquisizioni chieste dalla Procura, le ha definite elementi a favore della ricostruzione fatta dai carabinieri, aggiungendo che "ognuno dunque si assumerà la responsabilità di ciò ha riferito", alludendo alle accuse mosse dai ragazzi verso i carabinieri. Una delle madri dei ragazzi, dopo aver ascoltato il legale fuori dall'aula ha subito puntualizzato che "quella è solo una versione dei fatti".
IL VIDEO- Sul video visto in aula, l'avvocato Bova ha detto che un nuovo filmato ingrandito e rallentato dal perito per le sequenze che hanno incriminato il carabiniere, evidenzia che non vi sarebbero stati colpi al ragazzo. Barbara Simoni, un legale dei ragazzi, che aveva fatto scoppiare il caso, ha sottolineato invece che «non sappiamo se il materiale acquisito sia a nostro favore o no», e sul video ha invitato alla cautela poichè, ha sostenuto, ognuno vi vede ciò che vuole, con tesi contrapposte difensive o accusatorie. La parola al giudice Silvia Marini, il prossimo 8 giugno.



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